WEST NILE E USUTU: IL CATANZARESE IN ALLERTA ROSSA, ECCO COME DIFENDERSI
Il Ministero della Salute classifica la provincia come area ad alto rischio per la circolazione dei virus trasmessi dalle zanzare. Le nuove linee guida regionali impongono obblighi rigidi per operatori e proprietari di animali: dai segnali neurologici nei cavalli alla sorveglianza dei volatili
di REDAZIONE
– CATANZARO – 3 GIUGNO 2026 – Non è più una minaccia remota, ma una realtà codificata dai protocolli sanitari nazionali. La Provincia di Catanzaro è ufficialmente scivolata nella classificazione di Area ad Alto Rischio per la circolazione dei virus West Nile e Usutu.
La conferma arriva direttamente dal Piano di Sorveglianza 2026 della Regione Calabria, un documento tecnico che fotografa una vulnerabilità territoriale ormai conclamata. Il Dipartimento Tutela della Salute, in sinergia con l’Asp di Catanzaro, ha già provveduto a notificare l’allerta a tutti i sindaci della provincia, investendoli della responsabilità di trasformarsi in megafoni istituzionali per una popolazione che, con l’arrivo della stagione calda, si ritrova esposta a vettori virali piccoli quanto insidiosi.
La strategia One Health contro il virus del Nilo
Il cuore della risposta istituzionale batte secondo il paradigma della One Health, un approccio integrato che smette di guardare alla salute umana come a un compartimento stagno, unendola indissolubilmente a quella animale e ambientale.
Il virus West Nile, la cui trasmissione è affidata principalmente alle punture delle zanzare comuni del genere Culex, trova infatti i suoi serbatoi naturali negli uccelli e negli equidi. Il piano regionale punta a blindare il territorio attraverso una rete di sorveglianza attiva che monitori costantemente lo stato dei volatili e degli allevamenti, cercando di intercettare il virus prima che il salto di specie possa innescare focolai umani di rilevanza epidemiologica.
Il dovere di cronaca e di notifica per gli operatori
Le maglie della legge si fanno strette per chiunque gestisca animali sul territorio provinciale. Il documento cita espressamente il D.lgs 136/2022, una normativa che estende la qualifica di operatore a chiunque abbia la responsabilità, anche temporanea o amatoriale, di un animale. In questo scenario, la discrezionalità viene annullata dal dovere civile: esiste l’obbligo di segnalazione immediata al Servizio Veterinario dell’Asp per ogni sospetto clinico.
Il fattore tempo è l’unica arma efficace, dato che la notifica deve avvenire tassativamente entro dodici ore dalla comparsa dei primi sintomi, una finestra temporale strettissima pensata per attivare i protocolli di biocontenimento ed evitare la dispersione del patogeno nell’ambiente circostante.
Segnali d’allarme tra stalle e pollai
La sorveglianza richiede un occhio clinico vigile, specialmente nei confronti delle specie più sensibili. Per quanto riguarda gli equidi, che comprendono cavalli, asini e muli, i proprietari devono prestare attenzione a manifestazioni neurologiche specifiche come l’atassia, la debolezza muscolare degli arti, i tremori o le paralisi facciali che rendono difficile il mantenimento della stazione eretta.
Sul fronte degli avicoli, sia che si tratti di grandi allevamenti industriali che di piccoli pollai domestici, il campanello d’allarme è rappresentato da una mortalità anomala o improvvisa. In presenza di decessi inspiegabili tra i volatili, la procedura prevede l’intervento ispettivo delle autorità sanitarie per accertare l’eventuale presenza del virus.
La gestione amministrativa e il presidio locale
Ai sindaci, nella loro veste di autorità sanitarie locali, è affidato il compito di presidiare la comunicazione pubblica. L’ordine di servizio prevede l’utilizzo di ogni strumento disponibile, dagli albi pretori digitali ai canali social istituzionali, per istruire la cittadinanza sulle misure di autoprotezione.
La mobilitazione amministrativa non è solo un atto formale, ma una componente essenziale della prevenzione territoriale che mira a ridurre la densità dei vettori e a garantire che ogni caso sospetto venga gestito secondo gli standard di sicurezza previsti dal piano nazionale, limitando così l’impatto dei virus sulla sanità pubblica della provincia.

















