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VIOLENZE FILMATE E CONDIVISE: SGOMINATA BABY GANG A GIOIA TAURO: «ACCOLTELLALO COSÌ IL VIDEO DIVENTA VIRALE» (VIDEO)


Cinque giovani indagati tra arresti domiciliari e obblighi di firma. Contestati sequestro di persona, atti persecutori e uso di armi. Le vittime: persone fragili ridotte al silenzio dalla paura

di REDAZIONE

 –  GIOIA TAURO (RC) –  29 APRILE 2026 –   Una violenza esibita, ripresa e trasformata in contenuto da condividere. È questo il tratto più inquietante che emerge dall’operazione “Marijoa”, scattata all’alba a Gioia Tauro. I carabinieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di cinque giovani tra i 20 e i 22 anni, su disposizione del gip del Tribunale di Palmi, su richiesta della Procura guidata dal procuratore Emanuele Crescenti.

Tre indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per altri due è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’impianto accusatorio, ricostruito dai militari della Stazione di Melicucco, comprende reati gravi: associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, oltre alla detenzione e fabbricazione di armi e all’uccisione di animali.

“Se lo accoltelli diventa virale”: la logica del branco

A dare un peso specifico all’indagine sono soprattutto i contenuti digitali acquisiti: video e immagini che, secondo gli inquirenti, documentano pestaggi, umiliazioni e vessazioni, spesso accompagnati da risate e incitamenti.

In uno dei filmati sequestrati compare una frase ritenuta emblematica dagli investigatori: “Se gli dai una coltellata questo video diventa virale”. Parole che, nella ricostruzione accusatoria, descrivono una dinamica precisa: la violenza non solo come atto, ma come strumento di affermazione interna al gruppo, amplificato dalla condivisione.

Vittime fragili e clima di paura

Secondo quanto emerso, il gruppo avrebbe agito con modalità sistematiche, prendendo di mira persone vulnerabili. Le vittime sarebbero state sottoposte a una sequenza di aggressioni, minacce e soprusi, generando un clima diffuso di intimidazione.

Per lungo tempo, secondo gli investigatori, avrebbe prevalso il silenzio, alimentato dal timore di ritorsioni e dalla vergogna. Alcune persone coinvolte avrebbero modificato radicalmente le proprie abitudini, arrivando a condizioni di isolamento. Le indagini hanno ricostruito i fatti attraverso testimonianze, riscontri investigativi e materiale digitale.

Il finto blitz dei “Nas” e il sequestro in casa

Tra gli episodi più gravi contestati figura una irruzione in un’abitazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni indagati si sarebbero presentati come militari del Nas, simulando un controllo.

Una volta entrati, avrebbero immobilizzato la vittima, ammanettandola al letto, per poi picchiarla e minacciarla con un’arma da fuoco, puntata alla tempia. Un episodio che, nella ricostruzione degli inquirenti, evidenzia una modalità d’azione organizzata e intimidatoria.

Armi, ordigni e atti intimidatori

Le indagini delineano una escalation di violenza: utilizzo di materiale incendiario, petardi, aggressioni improvvise e azioni intimidatorie anche in spazi pubblici. Sarebbero stati documentati episodi in cui le vittime venivano ferite o coinvolte in situazioni pericolose.

Gli investigatori hanno inoltre accertato la realizzazione e l’esplosione di ordigni artigianali in aree isolate. Dalle chat emergerebbe anche l’esibizione di armi, tra cui pistole e fucili, accompagnata da espressioni riconducibili a logiche di controllo del territorio. Non mancano episodi di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico.

La violenza sugli animali

Nel materiale sequestrato compare anche un episodio di crudeltà contro un animale, che secondo gli inquirenti rappresenta un ulteriore elemento della totale assenza di empatia attribuita al gruppo. Anche questo episodio è stato inserito nel quadro accusatorio.

Il blitz all’alba e la fase dell’inchiesta

L’operazione è stata condotta all’alba dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, a conclusione dell’attività investigativa avviata dalla Stazione di Melicucco. Le misure cautelari sono state notificate ai cinque giovani coinvolti.

L’inchiesta è ora nella fase preliminare e sarà il prosieguo del procedimento a verificare la tenuta delle accuse, nel rispetto del principio di non colpevolezza. Il quadro ricostruito dagli investigatori descrive una realtà caratterizzata da violenza reiterata, organizzazione di gruppo e uso sistematico dell’intimidazione, supportata anche dalla diffusione di contenuti digitali.

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