“PERSONE FUORI DAL COMUNE”, NEL LIBRO DI MICHELE BERTOLA IL RACCONTO DI DONNE E UOMINI CHE HANNO SFIDATO INERZIE E CONFORMISMI
La rivoluzione silenziosa degli “irregolari” della Pubblica amministrazione: cambiarle è difficile, ma non impossibile
di Daniela RABIA
– PRESERRE (CZ) – 27 MAGGIO 2026 – “Persone fuori dal comune. Storie di donne e uomini che hanno provato a cambiare la Pubblica Amministrazione. E qualche volta ci sono riusciti” (Rubbettino editore) di Michele Bertola è un interessante volume scritto da chi conosce bene i meccanismi del pubblico impiego.
Bertola, dirigente ministeriale, in procinto di andare in pensione, scrive una sorta di resoconto della sua esperienza amministrativa tratteggiando una casistica nutrita di persone che hanno operato tentativi di cambiamenti. Come ben si evince dal sottotitolo si fa riferimento a operazioni particolari che s’iscrivono in un contesto ampio in cui in genere i cambiamenti sono lenti, e non sempre decifrabili nel breve periodo. Si leggono con piacere le storie di Cecilia, Lorenzo, Silvia, Franco, Giulia, Andrea, Matteo, Letizia, Sebastiano, Matilde, Riccardo, Rossana, Pietro e si coglie quanto sia importante essere se stessi nei luoghi di lavoro, pur rispettando le regole, nel perseguimento del bene comune.
Non ci vuole poi tanto a essere fuori dal comune in ambiti omologati e poco inclini all’esplicazione della propria personalità. L’autore si appassiona ai soggetti “diversi”, a coloro che hanno qualcosa da dire e da dare differente e che magari vengono visti un pochino con sospetto sulle prime.Il testo scorre velocemente negli occhi del lettore e tra le sue mani e ha un valore simbolico molto forte.
Se lo dice chi c’è stato più di quarant’anni in posizione apicale negli enti pubblici evidentemente il cambiamento è possibile, doveroso è tentare di operarlo. La prefazione di Fabrizio Barca ha un incipit fondamentale “Cambiare la P.A è difficile ma non impossibile”. Basterebbe quest’unico rigo a dare fiducia a chiunque abbia a che fare col pubblico impiego. C’è anche da dire che il testo fotografa una realtà dell’ultimo mezzo secolo, oggi tanto è cambiato a livello generazionale.
I concorsi in essere da un triennio a questa parte, pur non sottacendo che il libro è del 2022, hanno fatto entrare negli enti pubblici personale giovane di età anagrafica determinando essi stessi un mutamento delle circostanze.
Nuova linfa vitale, nuovi meccanismi selettivi, nuove prassi. Tutto va nel senso di rovesciare alcune logiche del passato e porta ad aprire scenari e orizzonti nuovi. Stiamo vivendo queste modifiche e ancora non sappiamo dove ci porteranno
. Una cosa è certa: la P.A. oggi è e deve essere più vicina al cittadino, più dinamica, meno imbrigliata in meccanismi rigidi che alla lunga stritolano gli individui dentro e fuori. Deve dare risposte immediate, essere capace di adattarsi alle esigenze in maniera camaleontica, pena il suo scollamento totale da chi c’impatta.
E forse questo libro fa da ponte tra un sistema pregresso e in via di superamento e uno nuovo, in itinere che in parte si vive in parte si annuncia. Ad essere equilibrati forse è bene tenere il meglio di quel che è passato e assicurarsi il buono di ciò che è arrivato. In medio stat virtus e tra conservazione e innovazione è opportuno che s’instauri uno stringersi di mani per prendere il lato positivo di ogni aspetto.

















