OPERAZIONE “RES TAURO”: DECAPITATO IL CLAN PIROMALLI. VENTISEI ARRESTI, TORNA IN CARCERE ANCHE IL BOSS PINO “FACCIAZZA”. STOPPATA NUOVA STAGIONE CRIMINALE
Sequestri per oltre 7 milioni di euro. L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria ha svelato come la cosca avesse ripreso il controllo del territorio, manipolando anche le aste giudiziarie per rientrare in possesso dei beni confiscati
di REDAZIONE
– GIOIA TAURO (RC) – 23 SETTEMBRE 2025 – L’alba di oggi ha segnato un duro colpo contro la ‘ndrangheta. Con l’operazione “Res Tauro”, i carabinieri del ROS, supportati dal Comando provinciale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per ventisei persone affiliate alla potente cosca Piromalli. Tra gli arrestati, spicca il nome del boss ottantenne Pino Piromalli, noto con il soprannome di “Facciazza”. Scarcerato nel 2021 dopo aver scontato 22 anni al regime del 41 bis, secondo gli inquirenti, aveva immediatamente ripreso le redini della cosca, affiancato dai fratelli Gioacchino e Antonio. Le accuse mosse dalla Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, sono pesantissime: associazione di tipo mafioso, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione illegale di armi e munizioni, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale e trasferimento fraudolento di valori.
Il sistema delle aste truccate e il controllo del territorio
L’indagine ha permesso di svelare la complessa rete di attività criminali. Il boss Pino Piromalli, tornato libero, ha riaffermato il suo potere sul territorio con una costante pressione estorsiva contro imprenditori e commercianti. Ma la novità investigativa più significativa riguarda l’alterazione delle aste giudiziarie.
La cosca Piromalli era riuscita a inquinare le procedure di vendita per acquisire beni di proprio interesse e, in particolare, per rientrare in possesso di quelli precedentemente confiscati. Questi beni venivano poi fittiziamente intestati a prestanome compiacenti per eludere ulteriori misure di prevenzione. Chiunque avesse voluto aggiudicarsi un’asta era costretto a versare denaro alla cosca, che reinvestiva gli ingenti profitti in attività imprenditoriali lecite, principalmente nel settore agricolo, attraverso un sofisticato sistema di riciclaggio e autoriciclaggio.
Sequestri milionari e un duro colpo al patrimonio mafioso
L’operazione ha avuto anche un forte impatto economico. La Dda ha disposto un sequestro preventivo d’urgenza per un valore di 3 milioni di euro, che ha riguardato 6 immobili, 16 appezzamenti di terreno, 3 imprese individuali e 2 imprese agricole. A questo si aggiunge un secondo sequestro da oltre 4 milioni di euro emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, che ha colpito beni mobili, immobili e rapporti bancari di Pino Piromalli e del suo braccio destro Antonio Zito. Secondo i pubblici ministeri, l’intera cosca operava come una vera e propria entità economica, con una gestione unitaria dei profitti illeciti, poi condivisi e distribuiti tra i membri. L’arresto dei vertici e il sequestro del patrimonio criminale rappresentano un segnale forte e chiaro della determinazione dello Stato nel contrastare il potere della ‘ndrangheta.

















