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LETTERE A TITO: RIAPRIRE IL PASSAGGIO A LIVELLO DI BADOLATO MARINA


A seguire la mia testimonianza

di Domenico LANCIANO (www.costajonicaweb.it)

BADOLATO (CZ) –  28 SETTEMBRE 2023 –  Caro Tito, come avrai potuto notare in questi ormai undici anni di corrispondenze (quasi mediamente settimanali), cerco il più possibile di essere vicino alla mia gente di Badolato e dintorni, pur essendo da decenni in esilio in Molise.

Infatti alcuni, sapendo che mi sono sempre impegnato per il benessere della mia comunità di provenienza, di tanto in tanto mi chiedono di fare qualche articolo per questo o per quel problema sociale.

Ed io mi presto ben volentieri, anche se sono lontano e non posso seguire ovviamente e adeguatamente le vicende del mio paese natìo … in tal modo cerco di rispondere a tali richieste.

Così è stato pure per il problema del passaggio a livello che, chiuso da anni, esclude di fatto buona parte della popolazione dalla possibilità di andare al mare (o nelle campagne vicine), a piedi come una volta.

Le persone più penalizzate sono le mamme con i passeggini dei bambini, le persone in carrozzella per qualche evidente disabilità, gli anziani in genere e altri che si rifiutano (per vari motivi, tra cui la pericolosità) di utilizzare il contorto e insidioso sottopasso realizzato dalle Ferrovie (500 metri più a nord).

Ho cercato di parlare con qualcuno, di fare le mie ricerche sullo stato dei fatti, di interpellare il sindaco Giuseppe Nicola Parretta il quale mi ha detto che si sta interessando affinché si possa risolvere tale problema.

Bisogna credergli?…

Tanti badolatesi sono pessimisti e sono convinti che non verrà mai più riattivato il passaggio a livello chiuso e murato con quello che viene definito “il muro della vergogna”… un affare alquanto indecente per una cittadina turistica.

Per ciò che ho potuto, mi sono attivato e, più di una settimana fa, martedì 19 settembre, hai molto gentilmente e prontamente pubblicato il mio comunicato-stampa inviato pure a tanta altra stampa calabrese << https://www.costajonicaweb.it/badolato-cz-universita-delle-generazioni-riaprite-il-passaggio-a-livello/ >>.

In sette giornali web avete pubblicato. Grazie infinite a tutti. Adesso, però, voglio dare una mia piccola testimonianza risalente a circa quaranta anni fa … chissà che qualcuno (leggendo tra le righe) non riesca a capire meglio come sono andate le cose e perché Badolato è stata (per tanti cittadini) espropriata del proprio mare così come prima e dopo di altre cose, per cui il nostro paese è peggiorato specialmente rispetto a taluni Comuni vicini(come ho voluto significare al sindaco Giuseppe Nicola Parretta nel messaggio whatsapp delle ore 07.27 di stamani, mercoledì 27 settembre 2023).

Purtroppo, appare evidente che la “Roccaforte rossa” non si occupa più (come una volta) delle persone indifese.

1 – CIRCA 40 ANNI FA

Ricordo che si parlava della chiusura del passaggio a livello e della costruzione del sottopasso circa quaranta anni fa in una riunione che ha avuto luogo nella Delegazione Municipale di Badolato Marina.

Ero presente per caso e sono pure intervenuto con un mio parere.

Però non ricordo l’anno esatto.

Comunque, in quel momento ero sicuramente bibliotecario comunale incaricato; ma non saprei dire se ero al primo incarico con il sindaco Andrea Menniti e l’Amministrazione civica Aratro (1981-82) oppure al secondo tentativo con i sindaci comunisti Ernesto Menniti o Vincenzo Piperissa (1986-88).

Propendo però per l’autunno 1981 (salvo rettifica).

Ma il tempo preciso è relativamente importante rispetto a ciò che sto per dire …

 Nella sala riunioni della Delegazione Municipale eravamo non più di 15 persone: tre funzionari delle Ferrovie dello Stato (di cui almeno un ingegnere), alcuni amministratori comunali e persone a loro vicine.

 Forse era una prima seduta prettamente tecnica ed interlocutoria, poiché ricordo che non si era fatta pubblicità su tale incontro che pur interessava tutta la comunità, come i decenni seguenti hanno poi pesantemente dimostrato.

Infatti, come ho accennato prima, io stesso mi trovavo lì per caso, poiché i locali dell’allora “preparanda” Biblioteca erano adiacenti.

Si parlava della necessità di abolire il passaggio a livello sito fin dal 1875 sulla Via del Mare, vicinissimo alla Villa dei Baroni Paparo, estremo sud dell’abitato di Badolato Marina, lato Reggio Calabria.

I funzionari delle Ferrovie chiedevano agli Amministratori dove volessero posizionare tale sottopasso.

I pareri erano discordi: chi lo voleva all’altezza del fiume Gallipari, chi accanto alla stazione, chi addirittura lungo il torrente Vodà, togliendo buona parte del Parco della Villa Paparo (coltivato prevalentemente ad agrumi).

Questa ultima ipotesi fu, ovviamente, scartata all’istante (vista l’ancora potente famiglia baronale, che tanta influenza aveva pur sempre sulle vicende politico-economiche di Badolato e dintorni).

Qualcuno ha evidenziato il fatto che erano necessari più sottopassi, in quanto l’abitato si stava allungando lungo la strada nazionale jonica 106, sia verso Catanzaro che verso Reggio.

Ho ritenuto opportuno intervenire pure io, evidenziando una difficoltà che ancora non era stata trattata da alcuno in quella riunione. Asserivo che quasi tutti i sottopassi soffrono di allagamenti consistenti durante le forti piogge, con pericolo per i pedoni e a volte pure per le automobili che vi transitano.

 Ogni inverno le cronache anche televisive lo dimostravano, riportando notizie persino di morti e comunque di inagibilità per alcuni giorni dall’allagamento della base sotterranea.

Chiedevo di esaminare la possibilità di realizzare un passaggio sopraelevato (se e ove tecnicamente possibile).

Perciò suggerivo di realizzare un “sovrapasso” automobilistico ma anche pedonale, magari non immediatamente ripido ma tale da permettere, appunto, la libera circolazione dei pedoni e senza alcuna difficoltà od ostacolo di barriere architettoniche (intendevo in particolare sedie a rotelle, passeggini, anziani).

Quella delle “barriere architettoniche” nelle costruzioni di qualsiasi genere era, a quel tempo, un argomento molto citato (anzi “gridato”) e quasi di moda, soprattutto per il fatto che insisteva molto il Partito Radicale (specialmente il suo principale fondatore Marco Pannella, nonché Emma Bonino e tanti altri protagonisti di quella stagione di rivendicazione dei “diritti civili”).

Nessuno dei presenti prese in considerazione né le mie argomentazioni né quelle degli altri intervenuti.

Anzi notavo, specialmente nei funzionari delle Ferrovie, una qualche impazienza, persino irritazione, pure per il fatto di averne parlato in presenza di estranei all’Amministrazione Comunale.

 Davano l’impressione che le decisioni erano praticamente già prese e se ne parlava giusto per “atto dovuto” o una parvenza “democratica”.  Evidentemente e come accade spesso, il parere dei cittadini non conta affatto, come l’esperienza dimostra, in particolare quando sono in gioco cose importanti (politiche, economiche e forse anche clientelari). 

Personalmente non ho più seguìto la vicenda, pure a causa del mio allontanamento e conseguente esilio in Molise dal primo novembre 1988. E ci sono rimasto molto male poi, una volta tornato a Badolato Marina, vedere quanto contorto e pericoloso fosse quel sottopasso, realizzato ad un centinaio di metri dalla stazione e quindi sotto ben tre fila di binari … quindi con un costo decisamente maggiore rispetto ad un sottopasso ad un solo binario ferroviario.

Sembrava palese pure ad altri che quel sottopasso fosse un “obbrobrio”.

E ancora più obbrobrioso mi sembra adesso il vecchio passaggio a livello “murato” con quei massicci blocchi di cemento, quasi per timore che possano essere sfondati da carri-armati e non da eventuali persone intenzionate ad oltrepassare quell’ostacolo … ad altezza d’uomo, impedendo pure di intravedere il mare.

Così pure il bellissimo “Viale del mare” è stato mozzato in modo così drastico e pesante. Ho notato che alla base di tale muro c’è tanta spazzatura e sporcizia, forse accumulata dal vento e non rimossa da alcuno.

2 – SALUTISSIMI

Caro Tito, che dire?…

Mi auguro soltanto che i cittadini di Badolato abbiano la possibilità di protestare a lungo e con la necessaria tenacia.

Personalmente, da lontano posso dare soltanto dimostrazioni di affetto e di solidarietà.

Una cosa è certa: con la scusa del progresso e delle modernità (anche come viabilità) si negano sempre più diritti e si espropriano la vivibilità e la qualità della vita di intere comunità. 

Come Badolato. Evidentemente, nemmeno le varie Amministrazioni comunali di tutti i colori che si sono succedute da quella prima riunione nella Delegazione Municipale fino ad oggi hanno percepito o hanno voluto ignorare il malcontento.

Siamo pochi abitanti e solitamente gli Amministratori sanno vita, morte e miracoli di ognuno.

Anche senza evidenti proteste, possibile che non si siano accorti che c’è gente che non riesce ad andare più in spiaggia, farsi una semplice passeggiata sul lungomare, a andare ad un lido o ad assistere una partita di calcio o altro sport?….

Mi sembra assurda tale situazione!…

 Badolato alla prova dei fatti è ancora un paese cosiddetto “democratico” con Amministrazioni amiche dei cittadini?….

Vorrei che tutti si ponessero queste ed altre domande e ne traessero le dovute conseguenze.

Per intanto, ti saluto, ringraziandoti del sempre significativo spazio che ogni volta mi concedi.

Ti ricordo che, fra una settimana, il mercoledì 4 ottobre significa per noi ben undici anni di “Lettere a Tito” (44 quattro corrispondenze in media all’anno sulle 52 settimane) … però, come ti ho evidenziato in una precedente occasione, potrebbero essere 52 su 52 lettera all’anno, se consideriamo il fatto che ci sono quelle scritte e non inviate per svariati motivi.

Alla prossima “n. 488”. Tanta cordialità pure ai nostri sempre gentili lettori, specialmente a quelli più affezionati, in particolare a chi ci fa sapere che ci segue puntata per puntata … un vero record che andrebbe premiato.

Senza i nostri lettori saremmo niente, pure per questo meritano la nostra riconoscenza più accorata.

Ciao,

ITER-City, mercoledì 27 settembre 2023 ore 12.39 – Da 56 anni (dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”. Oggi ricorre il mio quarantunesimo anniversario di matrimonio (1982).

Foto presa dal web

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