IL CORAGGIO DI TORNARE A CASA: MONTEPAONE, UN PUZZLE DI STORIE E RADICI
Il progetto “Tutti i Paesi tranne il mio” celebra il ritorno, la scoperta e la rigenerazione del territorio attraverso le esperienze di chi ha scelto di restare, tornare o stabilirsi per la prima volta
di Giovanna VECCHIO*
– MONTEPAONE (CZ)) – 26 AGOSTO 2025 – Il progetto “Tutti i Paesi tranne il mio“, concepito e promosso da Massimiliano Cappuccino, responsabile del Gruppo Studi-Ricerche-Archiviazioni “L’Occhio del Pavone“, rappresenta un’ambiziosa modalità di scopertae valorizzazione delle diverse realtà territoriali che caratterizzano il comprensorio di Montepaone e non solo. Un appuntamento annuale che è più di un semplice evento; è un viaggio tra storie e saperi che attivano il confronto dialettico e stimolano la riflessioni su esperienze ed emergenze passate e future.
L’iniziativa, patrocinata dall’Amministrazione Comunale, ha l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere creando una rete di interconnessioni culturali e sociali. Non si tratta di semplice intrattenimento ma di una complessa operazione che richiede la partecipazione attiva dei cittadini.
Essere presenti significa comprendere il valore di un impegno collettivo che supera la mera somma di eventi e pone l’accento sull’importanza della cultura come motore di comunità, non mero ornamento ma forza vitale che alimenta il sentire sociale e il senso civico. Il progetto aspira ad attivare il coinvolgimento partecipato, promuovendo percorsi di conoscenza che si traducono in tracce, sguardi, frammenti, assemblando un vero e proprio puzzle di storie che si intrecciano e danno vita a nuovi approfondimenti. Le iniziative/azioni, le intraprese individuali e collettive, su cui sono stati puntati i riflettori lunedì 18 agosto, dalle ore 21:30, nella Sala Convegni di Palazzo Pyrrò a Montepaone, non sono solo riflesso di una comunità che si interroga e agisce ma anche il segnale di un’inversione di tendenza, alimentata da coraggio, azzardo, fortuna, da intendersi, quest’ultima, come opportunità creatasi agendo nel presente.
Questi cammini di consapevolezza raccontano la volontà di rimanere o di (ri)tornare nei luoghi d’origine per essere attori della propria vita scegliendo con responsabilità le strategie per affrontare le criticità. Un esempio tangibile di questa nuova visione è rappresentato dal TROPP, un’iniziativa imprenditoriale originale che si è proposta di colmare un vuoto. Gregorio Galati, voce del gruppo, racconta che completati gli studi a Milano, dove si era trasferito, sente il bisogno di tornare lanciando un’idea per farne progetto di vita: il “TROPP – Il posto che –non– c’era“.
Un’attività autonoma nel Centro Storico che consentisse a lui e ai suoi amici di realizzarsi restando ancorati alle proprie radici e alla comunità. Il recupero dell’antico Frantoio Viscomi, un rudere, trasformato in pizzeria e birrificio di qualità, testimonia l’impegno nel preservare la storia locale pur innestando innovazione. Ogni mattone di questo progetto, impregnato di significato e simbolismo, rappresenta un ideale di resistenza e rigenerazione.
La scelta di mantenere i segni originari durante il processo di riqualificazione non è stata solo una questione estetica, ma un tributo alla memoria storica e culturale di Montepaone ed è nata dal desiderio di cambiare la percezione che a Montepaone non c’è niente, non si può fare niente. Nonostante lo scetticismo dei tanti convinti che il progetto sarebbe fallito, e i dubbi alimentati sulla bontà dell’investimento, Gregorio e i suoi amici si stringono all’idea di partenza e allo spazio che la anima.
L’iniziativa, concepita quasi dieci anni fa con l’obiettivo di dimostrare che il Centro Storico di Montepaone poteva essere sede di un’attività che attraesse visitatori esterni non solo gente del posto, ha obbligato il gruppo ad affrontare ardue sfide. Innanzitutto, la fascinazione era troppo forte tanto che, pur vagliando altre possibili aree di ubicazione dell’attività, si tornava sempre la: “davanti a quella porta verde ci vedevamo la scritta di un qualcosa che doveva diventare un’attività di ristorazione”. La stessa scelta del nome poi, su svariati altri, rispecchia la ferma volontà di mantenerne l’identità e di ricorrere a un nome immediato facile da ricordare e pronunciabile anche da chi non è del posto.
Nonostante le continue incertezze che accompagnano la gestione di un’attività imprenditoriale autonoma, l’intrapresa è riuscita. “Abbiamo superato il secondo anno – dice Gregorio Galati – quindi dovremmo essere quasi salvi, anche se non lo siamo mai, perché purtroppo ci vuole tanto a salire ma basta poco per poi cadere. Siamo molto orgogliosi di quello che stiamo facendo grazie anche molto alla comunità, all’amministrazione. Siamo più di 15 persone, quasi tutti di Montepaone Superiore, tutti ragazzi giovani…”
Il TROPP sta raccogliendo i frutti di questa visione audace. I risultati concreti raggiunti attestano il suo valore di eccellenza nel settore della ristorazione in termini di qualità e fidelizzazione del cliente. Gregorio Galati sottolinea che tornare al proprio luogo può essere difficile a causa di stili di vita e mentalità formati altrove, eppure crede che sia possibile se c’è determinazione e visione; invita altri a creare offerte di qualità nella zona: pasticcerie, gelaterie, cocktail bar, ma anche un’altra pizzeria, evidenziando che la competizione dovrebbe favorire la collaborazione piuttosto che il conflitto: “perché concorrere non vuol dire farsi la guerra, concorrere vuol dire correre insieme per un obiettivo comune che deve essere quello di far rivivere il nostro paese, non solo ad agosto, quando si gioca facile con il turismo di ritorno, ma e soprattutto l’inverno”.
Ha dei progetti in testa sui quali vorrebbe coinvolgere soggetti creativi e laboriosi, sogna che TROPP non sia un’oasi ma diventi un polo enogastronomico di qualità,incoraggia i giovani a non aver paura, a correre rischi, a scommettere sulle proprie idee, ad essere perseveranti e testardi. Parallelamente, emergono altre storie di ritorno e ricostruzione identitaria: Daniela Kiefer, giunta da lontano per una semplice vacanza, ha trovato a Montepaone un nuovo orizzonte, decidendo di stabilirsi in quella che chiama “Una finestra sull’infinito“. La bellezza del paesaggio, che sembra sfuggire agli occhi abituati, nonostante sia così vicina e preziosa, con i suoi colori e profumi, ha catturato il suo cuore, portandola a fare una scelta audace: diventare parte di una comunità che considera affascinante. La sua esperienza è un esempio di come il richiamo del territorio possa trascendere le barriere geografiche e attrarre persone da confini differenti.

Marie HélèneRattàGibert, dal canto suo, testimonia un legame profondo e radicato: Montepaone non è solo un luogo, ma parte integrante della sua storia; è Famiglia/Paese/Radici, memoria delle tradizioni, dei gesti quotidiani, l’emigrazione necessaria di suo nonno in Francia a lavorare nelle miniere per un futuro migliore… Ricordi che la spingono a (ri)tornare, acquistare una casa che fa ristrutturare e che rappresenta un riferimento d’affetti sicuro. Il racconto di Marie Hélène evidenzia come le scelte di vita siano spesso influenzate dai legami familiari e dalla memoria collettiva, trasmettendo un messaggio di continuità e speranza tanto da farla diventare “pioniera” di un percorso che vede nuovi residenti stranieri scegliere Montepaone come luogo per mettere radici.
Per Massimiliano Cappuccino, artefice dell’iniziativa, fermarsi per riflettere e dialogare su Montepaone, prima di proseguire il cammino tra le bellezze interiori di tanti altri paesi, è un passo obbligato. Il viaggio alla scoperta di queste tre storie straordinarie poggia su tre punti chiave che sfidano i luoghi comuni: Racconti di ritorno consapevole – Amore a prima vista – Legami profondi con le radici. Narrazioni arricchite dai versi autentici e intensi di Giovanna Vecchio e Caterina Morabito che nel recitarle hanno trasmesso le proprie intime emozioni tra lacrime segrete e immagini, balsamo di antichi dilemmi.
Il sindaco di Montepaone, Mario Migliarese, nel porgere i saluti istituzionali, si dice entusiasta dell’iniziativa molto partecipata, si complimenta con iprotagonisti dell’incontro, testimoni di esperienze straordinarie, edesprime forte gratitudine a Massimiliano Cappuccino per il lodevole impegno, gratuito e costante, a beneficio della collettività.
Di rilievo l’intervento a caldo del Maestro Bruno Platì, storico “cupetaro” di Montepaone, il quale, dall’alto della sua saggezza, solleva una problematica stridente: il Comune, istituzione più vicina ai cittadini, dovrebbe supportare l’iniziativa autonoma dei giovani che vogliono investire nel proprio paese, affiancandoli, concedendo, per esempio, l’utilizzo in comodato d’uso gratuito di locali pubblici, per garantire loro di mantenere in vita l’attività sulla quale hanno investito, perché alcuni iniziano, ma poi chiudono perché i costi di gestione non consentono loro di proseguire.
In chiusura, Massimiliano Cappuccino ha lodato il ritrovato senso di comunità, dove la vita si esprime nelle piazze e nei momenti quotidiani, lontano dai mondi virtuali; è lì che si riconosce l’altro nella sua vera essenza. Montepaone oggi riflette le tracce di chi l’ha vissuta ieri, mentre quella di domani nascerà dalle azioni condivise di oggi, segni del tempo come quelle pietre antiche che possono essere d’inciampo o testata d’angolo, simboli di ostacoli da superare e semi di una rigenerazione culturale e sociale più ampia.
*Giovanna Vecchio, divulgatrice culturale, autrice di articoli e recensioni critiche

















