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SERVIZI, SANITÀ E GIUSTIZIA: “RADICI E FUTURO” LANCIA UN PATTO DELLE PRESERRE A CHIARAVALLE CENTRALE


Chiaravalle Centrale, veduta

La proposta di una rete tra Comuni per mobilità su prenotazione, assistenza ai cittadini, valorizzazione dell’Ufficio di Prossimità e un confronto permanente con l’Asp. Obiettivo: ridurre le distanze dai servizi senza creare nuovi enti né appesantire i bilanci comunali

di REDAZIONE

 – CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) –  14 SETTEMBRE 2026 –  Trasformare Chiaravalle nel “centro di una nuova rete territoriale” capace di mettere insieme i Comuni delle Preserre e “garantire servizi che, singolarmente, i piccoli enti fanno sempre più fatica a sostenere”. È questa l’idea alla base del “Patto delle Preserre”, proposta avanzata da “Radici e Futuro” per affrontare uno dei problemi più pesanti delle aree interne: la crescente distanza tra i cittadini e i servizi essenziali.

“Negli ultimi decenni – spiega la coalizione civica – Chiaravalle Centrale e il comprensorio hanno conosciuto una progressiva perdita di presìdi istituzionali. La chiusura dell’ospedale, la soppressione della sezione distaccata del Tribunale, la riduzione degli uffici e le difficoltà della sanità territoriale hanno inciso sulla qualità della vita e accentuato una condizione di marginalità che si intreccia inevitabilmente con lo spopolamento. La premessa della proposta è netta: non è realistico promettere di ricostruire in pochi mesi ciò che il territorio ha perso nell’arco di trent’anni. È possibile, invece, intervenire subito per ridurre la distanza concreta tra le persone e i servizi”.

Chiaravalle capofila di una rete tra Comuni

Il progetto immagina una convenzione tra Chiaravalle Centrale e gli altri Comuni delle Preserre per la gestione associata di alcuni servizi di prossimità. “Non un nuovo ente sovracomunale, dunque, né nuove strutture amministrative, ma l’utilizzo degli strumenti già previsti per consentire agli enti locali di condividere risorse, personale, organizzazione e costi”.

Il primo obiettivo sarebbe coinvolgere almeno tre Comuni, per poi estendere progressivamente l’accordo agli altri centri interessati. Chiaravalle assumerebbe il ruolo di Comune capofila, “puntando a recuperare una funzione centrale nel comprensorio non attraverso rivendicazioni simboliche, ma attraverso servizi concretamente utilizzabili dai cittadini”.

Trasporto su prenotazione per anziani e persone fragili

Uno dei primi interventi dovrebbe riguardare la mobilità.

La proposta prevede l’avvio sperimentale di “un servizio di trasporto territoriale su prenotazione, rivolto in particolare agli anziani, alle persone fragili, a chi non dispone di un’automobile o ha difficoltà a raggiungere autonomamente strutture sanitarie e uffici”.

Il modello non è quello del trasporto pubblico tradizionale, con mezzi che viaggiano indipendentemente dal numero degli utenti, ma “un sistema flessibile organizzato sulla base delle prenotazioni”.

Nella fase iniziale si ipotizzano due giornate alla settimana, con Chiaravalle Centrale e la Casa della Salute come primo punto di riferimento e collegamenti verso Soverato per le prestazioni e i servizi non disponibili nel comprensorio.

La gestione potrebbe essere affidata, nel rispetto delle procedure previste, a operatori, cooperative o soggetti del Terzo settore già dotati di mezzi e autorizzazioni. Una scelta che consentirebbe ai Comuni di evitare l’acquisto di nuovi veicoli, i costi di manutenzione e l’assunzione di personale dedicato. La sperimentazione durerebbe sei mesi. Solo successivamente, sulla base del numero degli utenti e dei costi effettivi, si deciderebbe se ampliare o modificare il servizio.

Un unico punto di accesso ai servizi

Accanto alla mobilità, “Radici e Futuro” propone la creazione di un “Punto Preserre per l’accesso ai servizi”.

L’idea è offrire ai cittadini, soprattutto a quelli meno abituati agli strumenti digitali, un luogo nel quale ricevere assistenza per prenotare una prestazione sanitaria, accedere ai servizi online della pubblica amministrazione, conoscere la documentazione necessaria per una pratica o individuare rapidamente l’ufficio competente.

La parola d’ordine è evitare che il cittadino venga continuamente rinviato da un ufficio all’altro.

Anche in questo caso la proposta punta a utilizzare e coordinare personale, professionalità e strutture già esistenti nei Comuni aderenti, limitando quindi l’impatto sui bilanci.

Giustizia, partire dall’Ufficio di Prossimità

Sul fronte della giustizia Chiaravalle dispone già di uno strumento da valorizzare: l’Ufficio di Prossimità, indicato dal Tribunale di Catanzaro come operativo anche a servizio dei cittadini dei Comuni vicini.

Lo sportello offre orientamento e assistenza, in particolare per le procedure di volontaria giurisdizione, la compilazione della modulistica, il deposito telematico degli atti e l’accesso alle informazioni relative ai procedimenti.

Per “Radici e Futuro” occorre partire proprio da qui, “verificandone però l’effettivo funzionamento: numero degli accessi, provenienza degli utenti, pratiche trattate, tempi di risposta e servizi maggiormente richiesti”.

I dati dovrebbero poi diventare la base di un confronto con il Tribunale di Catanzaro e con i Comuni del territorio per valutare un ampliamento delle attività e una maggiore informazione alla popolazione.

In questa prospettiva anche l’ex sede giudiziaria di Chiaravalle potrebbe cambiare significato: “Non soltanto memoria di un presidio perduto, ma luogo dal quale ricostruire una forma nuova di giustizia di prossimità”.

Casa della Salute, la richiesta è trasparenza

Altro capitolo centrale è quello sanitario.

Le carenze della Casa della Salute di Chiaravalle sono state oggetto, nel marzo 2026, anche di un’interrogazione in Consiglio regionale. Parallelamente, l’Asp di Catanzaro è intervenuta pubblicamente sulla situazione della radiologia, indicando nel maggio scorso 747 prestazioni effettuate nel primo trimestre dell’anno e annunciando l’introduzione di nuove apparecchiature e sistemi digitali.

“Di fronte a valutazioni differenti sullo stato dei servizi, la proposta politica è quella di sostituire alle polemiche episodiche un sistema di verifica permanente e pubblica”.

Il Comune dovrebbe chiedere all’Asp “l’istituzione di un tavolo sulla Casa della Salute, con la pubblicazione periodica di informazioni semplici e controllabili: prestazioni disponibili, giorni e orari, personale effettivamente assegnato, eventuali servizi sospesi, tempi previsti per la copertura delle carenze e modalità di prenotazione”.

Una distinzione di competenze che “Radici e Futuro” considera fondamentale: il Comune non può sostituirsi all’Asp nell’assunzione di medici e operatori sanitari, ma può esercitare un peso politico maggiore presentandosi al confronto istituzionale come rappresentante di un intero comprensorio.

Costi condivisi e verifica dei risultati

Il nodo economico viene affrontato attraverso il principio della condivisione dei costi.

Sanità e personale sanitario resterebbero naturalmente di competenza dell’Asp, così come i servizi giudiziari continuerebbero a operare nell’ambito delle rispettive amministrazioni.

Le spese a carico dei Comuni riguarderebbero principalmente la mobilità e il coordinamento dello sportello territoriale. La compartecipazione potrebbe essere calcolata tenendo conto sia della popolazione residente sia dell’utilizzo effettivo dei servizi.

Prima di effettuare investimenti strutturali, però, la proposta prevede di misurare la domanda reale. Da qui l’idea di affidare inizialmente il trasporto a operatori già attrezzati e valutare soltanto dopo sei mesi il costo medio per utente e la sostenibilità dell’intervento.

L’impegno dei primi 90 giorni

Il progetto contiene anche un cronoprogramma.

Entro i primi novanta giorni dall’avvio dell’amministrazione, “Radici e Futuro” propone di convocare i sindaci del comprensorio, predisporre una bozza del Patto delle Preserre, ottenere l’adesione di almeno tre Comuni e realizzare una rilevazione dei bisogni della popolazione.

Nello stesso periodo dovrebbero partire il confronto con Asp e Tribunale di Catanzaro e la ricognizione degli operatori disponibili a garantire il servizio di mobilità.

Successivamente partirebbe la sperimentazione di sei mesi.

Ma il punto qualificante è soprattutto il metodo con il quale valutare i risultati. Non il numero degli annunci, ma indicatori verificabili: cittadini trasportati, viaggi effettuati, costo medio per passeggero, richieste non soddisfatte, pratiche concluse attraverso lo sportello, accessi all’Ufficio di Prossimità e variazioni nell’offerta sanitaria.

Unire le Preserre per avere più forza

Dietro le singole proposte c’è infine una questione più ampia: il futuro dei piccoli Comuni delle aree interne.

Enti con popolazione in diminuzione e risorse finanziarie limitate hanno sempre meno possibilità di sostenere autonomamente nuovi servizi. Una rete territoriale, invece, può aumentare il numero degli utenti, condividere i costi e soprattutto accrescere il peso politico e contrattuale del comprensorio nei confronti di Regione, Asp e amministrazioni statali.

È su questo terreno che “Radici e Futuro” immagina il recupero della centralità di Chiaravalle.

Non il tentativo di riprodurre il passato, dunque, ma quello di costruire una nuova funzione territoriale: tornare a essere il punto di riferimento delle Preserre perché capace di organizzare e offrire servizi utili a un’area più vasta.

La sfida riguarda in fondo uno dei problemi decisivi delle aree interne calabresi. Le distanze geografiche non possono essere cancellate. Si può però impedire che diventino distanze dai diritti. “Perché – scrivono – vivere e restare nelle Preserre non può significare avere meno possibilità di curarsi, muoversi o accedere ai servizi rispetto a chi vive nei grandi centri”.

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