L’OPPOSIZIONE LANCIA L’ACCUSA A CHIARAVALLE CENTRALE: «CAOS TARIFFE RIFIUTI. INTERVENGA LA PREFETTURA»
In consiglio comunale l’ennesimo scontro politico con il sindaco Donato
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 30 OTTOBRE 2025 – “Un Piano Economico Finanziario senza validazione, date che si contraddicono, certificazioni inesistenti e una società privata che accede a dati sensibili senza alcun incarico formale”. Sono le pesanti accuse mosse dall’opposizione consiliare di Chiaravalle Centrale nell’ultima seduta di consiglio comunale. In particolare, Giuseppe Rauti e Vito Maida (assente Claudio Foti per motivi di lavoro, ma firmatario di un documento congiunto presentato in aula) hanno scandagliato, punto per punto, la documentazione di approvazione del PEF rifiuti per il triennio 2026-2028. “Una seduta che ha messo in luce gravi irregolarità procedurali e una gestione amministrativa improvvisata e irresponsabile” secondo la minoranza.
Al centro della contestazione “una cronologia degli atti che non regge alla verifica dei fatti”. “Il Revisore dei Conti – dichiarano – con parere datato 16 settembre 2025, dichiara di aver esaminato il PEF 2026 redatto e validato dall’Ente Territorialmente Competente. Ma quella validazione, secondo i consiglieri di minoranza, non è mai esistita. O meglio: compare solo il 27 ottobre 2025, un mese e mezzo dopo il parere del Revisore e cinque giorni dopo la convocazione del Consiglio. Una validazione firmata non dall’ente preposto, che in Calabria dovrebbe essere ARRiCal, ma da una società privata di fiducia dell’Amministrazione comunale, peraltro, mai formalmente incaricata dper l’attività di validazione del documento tecnico-economico”.
“Come può il Revisore certificare a settembre l’esistenza di un documento che viene prodotto solo a ottobre?” incalzano i consiglieri di minoranza. “E come può una società esterna, senza alcun incarico ufficiale, accedere a informazioni riservate del Comune e redigere una relazione di validazione del PEF peraltro non di competenza?”. La domanda non è retorica: “Si tratta di una violazione delle norme sulla validazione dei Piani Economici Finanziari, che secondo le Deliberazioni ARERA n. 443/2019 e n. 397/2025 devono essere certificate da ente territorialmente competente, non da consulenti di fiducia dell’amministrazione”.
Ma c’è di più: “La cosiddetta Relazione Finale di Accompagnamento al PEF 2026 presentata in Consiglio non riporta alcuna firma, alcun redattore, alcun responsabile. Un documento orfano – come lo definisce l’opposizione – che però contiene i dati su cui verranno calcolate le tariffe che pagheranno famiglie e imprese. E quelle tariffe, nel documento sottoposto al Consiglio, non ci sono nemmeno. Sparite. Non per errore, sottolineano i consiglieri, ma per paura di affrontare i numeri. L’amministrazione ha deciso di approvare le tariffe in una data indefinita, non si sa quando”.
In questa vicenda, “i numeri raccontano una verità scomoda” secondo Maida, Rauti e Foti. “Il PEF 2026 prevede costi per circa 573mila euro annui, contro i 470mila del 2023: un aumento di oltre 102mila euro. Il Sindaco, tramite social, ha annunciato che la TARI rimarrà invariata grazie a risorse di bilancio. Ma di quelle risorse, nei documenti ufficiali, non c’è traccia. Nessun capitolo di spesa, nessuna copertura certificata, nessun atto formale. Solo promesse. Il bilancio non è propaganda, è matematica, replica l’opposizione. E la matematica non si piega ai like” accusano.
La situazione si complica ulteriormente se si considera che “dal 2024 l’amministrazione non ha mai più aggiornato formalmente le tariffe TARI, continuando ad applicare quelle del 2023 senza alcuna base documentale. Una scelta politicamente comprensibile, evitare aumenti che nel 2024 sarebbero stati compresi tra il 42% e il 65% per le utenze domestiche, ma amministrativamente insostenibile”. È come tenere due bilanci, denunciano i consiglieri di minoranza, “uno per la forma, l’altro per la propaganda. Una doppia verità contabile che non può reggere”.
A rendere il quadro ancora più critico c’è “il tasso di evasione della TARI, stimato tra il 35% e il 42%. Significa che ogni anno mancano all’appello decine di migliaia di euro di entrate, che vanno a sommarsi al disavanzo strutturale già esistente, ma non dichiarato. Non si governa per raccogliere consenso, conclude l’opposizione, ma per dire la verità, anche quando è impopolare. Ridurre le tasse è un dovere, ma non può diventare una scorciatoia contabile. Perché un conto sostenuto da artifici non è una conquista, è solo un debito rimandato”.
Per questi motivi, i consiglieri di minoranza hanno chiesto formalmente “il rinvio del punto all’ordine del giorno, la trasmissione di tutti gli atti mancanti e il pieno rispetto delle prescrizioni ARERA”.
“Non possiamo essere complici di una prassi in cui i numeri ufficiali raccontano una verità di facciata, mentre la realtà dei fatti ne smentisce ogni riga – le conclusioni. – Chiediamo che il Consiglio comunale possa deliberare su basi chiare, documentate e legittime, non su atti incompleti, contraddittori e validati da chi non ne aveva titolo. Questa vicenda solleva interrogativi gravissimi sulla gestione amministrativa del Comune e sulla trasparenza di un procedimento che, invece di fare chiarezza, ha solo alimentato confusione e opacità.
Dopo nove anni di mandato, se un’amministrazione non è ancora in grado di presentare un atto regolare, il problema non è più tecnico, è politico. E davanti a questa situazione, la domanda che i consiglieri di minoranza pongono è semplice ma inevitabile: quanto dovranno pagare davvero i cittadini se i numeri reali venissero finalmente alla luce? E soprattutto, quando interverrà la Prefettura per ripristinare trasparenza e legalità?”.

















