IL FASCINO RITROVATO DEGLI “ARGAGNI”: A SANT’ANDREA APOSTOLO DELLO IONIO RIAPRE IL LABORATORIO DI CERAMICA TRADIZIONALE
Un viaggio tra le tecniche secolari dei maestri “argagnari”, dalla creazione di utensili quotidiani all’ingegnoso “frigorifero” in terracotta, riscoprendo un patrimonio storico e culturale unico nel Soveratese
di REDAZIONE
– SANT’ANDREA APOSTOLO DELLO IONIO (CZ) – 27 LUGLIO 2025 – Sant’Andrea Apostolo dello Ionio (CZ), noto come il paese degli “Argagnari“, riapre le porte al pubblico del suo laboratorio di ceramica. A partire dal 24 luglio, l’iniziativa, promossa dall’associazione “Primavera Andreolese“, sta offrendo un’occasione unica per riscoprire e apprendere le tecniche di lavorazione della terracotta e della mezza maiolica, con la partecipazione completamente gratuita.
Questa produzione ceramica, storicamente limitata a tecniche meno suntuose rispetto alle maioliche istoriate di officine più famose, si rivolgeva prevalentemente ai mercati locali, soddisfacendo le esigenze di un’economia che, fino a pochi decenni fa, ricorreva persino al baratto con generi alimentari per la commercializzazione dei prodotti. La tipologia mirava soprattutto a soddisfare le esigenze della quotidianità in ambito domestico, principalmente per cucina e dispensa, con un ricco repertorio di forme che spazia dai bicchieri ai salvadanai.
Segreti e Tecniche dell’Antica Ceramica
La lavorazione iniziava con la foggiatura, seguita dall’ingobbio, ovvero l’immersione dei pezzi in un bagno di caolino (o bianchetto), che nascondeva il colore dell’argilla sottostante e veniva applicato anche aspergendolo. Dopo una lenta asciugatura, i vasi subivano la prima cottura. L’operazione successiva prevedeva l’applicazione di una vernice piombifera (o cristallina) sul bianchetto, che con la seconda cottura diventava lucida e impermeabile. È importante sottolineare che l’uso del piombo è oggi vietato dalla legge in cristalline e smalti per la sua tossicità.
Tra le forme più caratteristiche, si ricordano le “limba“, profondi vassoi troncoconici per alimenti, le pignatte per la cottura dei legumi e le pentole realizzate con argilla rossa, nota per la sua resistenza alle variazioni di temperatura. Non mancavano i graziosi boccali da vino, monoansati, con orlo circolare o trilobato, e i piatti con la caratteristica decorazione alla tarantina, alcuni dei quali dotati di fori per essere appesi e usati come piatti da pampa. Tipici erano anche i “salaturi“, vasi cilindrici per conserve con quattro manici, e le “lancedda“, recipienti per acqua con ventre globoso o biconico. Un orciolo globulare con stretto apertura e corto cannello era usato come recipiente da vino (“piriattu“). Il “nappo“, una piccola ciotola, era invece utilizzato dalle famiglie per scambiarsi il lievito del pane.
I colori, applicati sul bianchetto, erano usati con misura in ornamenti stilizzati o semplici pennellate, con una tavolozza limitata alle tinte fondamentali e più antiche del ceramista: giallo, verde ramina, bruno manganese e bianco. La sobrietà della decorazione esaltava la semplicità delle forme.
L’Antico “Frigorifero” e i Guardiani dei Tetti
Tra le invenzioni dei ceramisti di Sant’Andrea spicca un vero e proprio “frigorifero” ante-litteram: la fiasca di terracotta, chiamata in dialetto “vozza“. Questo recipiente, non impermeabilizzato né dall’ingobbio né dalla cristallina, trasuda acqua che, evaporando, sottrae calore e rinfresca il contenuto. Questo effetto frigorifero, reso più efficiente in condizioni di aria secca, rendeva la “vozza” il contenitore preferito dai contadini per portare l’acqua in campagna.
Un’altra curiosità legata alla tradizione locale è il “gau“, una sorta di goffo pupazzo dall’aspetto grifagno o mostruoso, un tempo frequentemente osservato sui tetti di Sant’Andrea. Questi manufatti, modellati con argilla, cotti e vivacemente colorati, avevano una funzione apotropaica, ovvero quella di allontanare il male, e la loro diffusione era strettamente legata alla pratica diffusa dell’arte figulina nel paese. Sebbene fossero reminiscenza di tempi di forte superstizione, alcuni esemplari erano visibili ancora pochi anni fa.
Un Ringraziamento alla Comunità e ai Promotori
L’associazione “Primavera Andreolese” si è prodigata negli anni per riprendere e attualizzare un’attività che ha profondamente connotato la storia economica e sociale di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio. In una nota stampa, l’associazione ha espresso il suo ringraziamento all’Amministrazione Comunale per aver fornito i locali e le attrezzature necessarie. Un particolare riconoscimento è andato ad Andrea Mirarchi, mastro “argagnaro”, la cui maestria ha permesso di riprendere la lavorazione dell’argilla, e a Vittoria Codispoti per la sua capacità di modellare l’argilla e per l’impegno profuso nella decorazione e nell’acquisizione delle tecniche per giungere al prodotto finito. L’associazione ha ringraziato anche Annamaria Betrò, Elena Gallo, Antonella de Maria, Fiorella de Maria e Agata Codispoti per la loro passione, creatività e abilità nel decorare i vasi, e Antonio Commodaro di Ideart per i preziosi insegnamenti. Infine, un ringraziamento speciale è stato rivolto a Giovanni Jannoni, socio dell’associazione, per l’impegno profuso nell’organizzazione dell’attività, e a “nostra Elisa” che ha creduto fin dall’inizio in questa iniziativa.

















