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UNO SGUARDO ALL’ECONOMIA DA SOVERATO, L’AVVOCATO USSIA: «AZZARDO, IL COSTO NASCOSTO DELL’ITALIA CHE NON CRESCE»

La professionista parte dal confronto tra Italia e Spagna per denunciare una distorsione economica, sociale e sanitaria: “Un Paese che lascia bruciare 165 miliardi nel gioco non può poi stupirsi se mancano risorse, fiducia e futuro per i giovani”

di REDAZIONE   

 – SOVERATO (CZ) –  22 MAGGIO 2026 –  “C’è un dato, nel confronto tra Italia e Spagna pubblicato oggi dall’Istat, che non parla soltanto di economia. Parla di modello sociale, di capacità di investire sulle persone, di fiducia nel futuro. Nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5%, mentre la Spagna ha mostrato un dinamismo ben superiore, sostenuto da consumi più forti, redditi reali in crescita e maggiore valorizzazione della popolazione attiva. Il Rapporto Istat 2026 evidenzia proprio questo divario: tra il 2022 e il 2025 il Pil spagnolo è cresciuto molto più di quello italiano, anche grazie all’aumento della popolazione in età lavorativa e dei redditi reali”.

Da qui parte la riflessione dell’avvocato soveratese Roberta Ussia, da tempo impegnata contro il dilagare del gioco d’azzardo e della ludopatia. Per Ussia, la questione “non può essere relegata alla cronaca sanitaria o alle storie individuali di dipendenza: riguarda direttamente la tenuta economica del Paese, la qualità della vita delle famiglie e le prospettive delle nuove generazioni”.

“Ci chiediamo perché l’Italia cresca poco, perché i giovani vadano via, perché il lavoro sia sempre più povero e perché le famiglie facciano fatica. Ma poi accettiamo come normale che nel nostro Paese si giochino cifre enormi, sottratte ai consumi reali, alla formazione, alla qualità della vita, all’educazione e alla costruzione del futuro”, osserva Ussia.

I numeri confermano la portata del fenomeno. Nel 2025, secondo i dati del Ministero dell’Economia elaborati da Libera, in Italia si è giocata la cifra di 165 miliardi e 344 milioni di euro, con una crescita del 5% rispetto al 2024; solo l’online ha superato i 100 miliardi. Le entrate erariali, però, sono state pari a circa 11,4 miliardi, una quota molto inferiore rispetto alla massa complessiva movimentata.

“È questo il paradosso” che Ussia mette al centro della sua denuncia: mentre l’economia reale fatica, il gioco d’azzardo cresce in modo esponenziale. “La grande distribuzione in vent’anni è sostanzialmente raddoppiata, come è fisiologico in un’economia che cambia e in cui aumentano prezzi e consumi. Il gioco, invece, è passato da circa 30 miliardi a oltre 165 miliardi: più che quintuplicato. Questo non è sviluppo. È una distorsione”.

La questione, per l’avvocato, è anche culturale. L’azzardo non resta confinato nelle sale gioco: entra nelle case, nei telefoni, nelle piattaforme online, nella pubblicità, nei social, nella televisione. Diventa paesaggio quotidiano. E colpisce soprattutto chi è più fragile, chi cerca una scorciatoia, chi vede nella vincita l’unica possibilità di riscatto.

Secondo Libera, almeno 18 milioni di italiani hanno giocato nell’ultimo anno; le persone coinvolte direttamente in un uso patologico o problematico sono 2,9 milioni, mentre per ogni giocatore altre sette persone, in media, subiscono conseguenze familiari, economiche e relazionali. Si arriva così a 20,4 milioni di persone coinvolte nel cosiddetto “azzardo passivo”.

“Non siamo davanti a un vizio privato”, insiste Ussia. “Siamo davanti a un fenomeno che rovina nuclei familiari interi. Non riguarda solo chi gioca: coinvolge genitori, figli, coniugi, fratelli. Produce debiti, ansia, isolamento, perdita di fiducia, impoverimento materiale e psicologico”.

Da qui il collegamento con le nuove generazioni. In un Paese che fatica a offrire salari adeguati, stabilità e percorsi di crescita, l’azzardo rischia di diventare una pedagogia rovesciata: insegna che il futuro non si costruisce, si tenta; che il successo non nasce dal lavoro, ma dalla fortuna; che la speranza può essere comprata con una puntata.

“Non vogliamo rubare agli italiani il sogno di una vincita”, precisa Ussia. “Ma non è accettabile buttare una quota così rilevante di ricchezza nazionale nell’azzardo senza aprire un vero dibattito politico, economico e sanitario. Non è colpa degli italiani lasciati soli davanti a un sistema così pervasivo. La responsabilità è di chi dovrebbe controllare, prevenire, limitare, educare”.

Per questo l’avvocato Ussia sta lavorando a un dossier sul gioco d’azzardo, la ludopatia e la tutela delle famiglie e dei minori, che sarà presentato nel prossimo mese di luglio nel contesto di una iniziativa a carattere nazionale in programma in Calabria. L’obiettivo è portare il tema fuori dalla marginalità e inserirlo al centro del dibattito pubblico: non come questione moralistica, ma come grande emergenza sociale.

La domanda finale, nella riflessione di Ussia, è netta: “Può un Paese che lascia scivolare miliardi nell’illusione dell’azzardo pretendere poi di crescere, trattenere i giovani, pagare meglio il lavoro, rafforzare la scuola, proteggere le famiglie? Nessuna economia può reggere se una parte così grande della sua energia viene trasformata in dipendenza, indebitamento e sfiducia”.

Il punto, allora, non è soltanto quanto l’Italia giochi. È quanto futuro perde mentre gioca.