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«UNA CHIESA CHE RESPIRA»: IL CLERO IN RITIRO A SQUILLACE. PREGHIERA, COMUNIONE E VISIONE PASTORALE

Nella Concattedrale un incontro carico di silenzio, fraternità e prospettive: “Non cose da fare, ma ciò che siamo”

di REDAZIONE

–  SQUILLACE (CZ) –  12 DICEMBRE 2025 –  Giovedì 11 dicembre, nella cornice solenne della Basilica Concattedrale “Santa Maria Assunta” di Squillace, il clero dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace ha vissuto il tradizionale ritiro spirituale mensile, unito allo scambio degli auguri natalizi con l’Arcivescovo Mons. Claudio Maniago. Una giornata dal ritmo meditativo, segnata da ascolto, adorazione e fraternità sacerdotale.

A guidare la riflessione è stato Fr. Ippolito Fortino, che ha offerto ai presbiteri una meditazione densa attorno al senso genuino della preghiera. «La preghiera non è una prestazione – ha ricordato – ma un dono. Non un fare in più, ma un ritornare a essere. È Cristo che prega in noi e ci inserisce nel respiro della Trinità». Nel clima dell’Avvento, lo sguardo è stato posato sulla postura contemplativa di Maria, «donna che custodisce e medita», icona di una Chiesa chiamata a vivere solitudine abitata, comunione fraterna e servizio.

Adorazione Eucaristica: «sostare per lasciarsi prendere»

Dopo la meditazione, l’Adorazione Eucaristica ha aperto uno spazio di silenzio carico di presenza. Un tempo in cui – come sottolineato nel ritiro – ciascuno ha potuto «entrare nella propria stanza interiore» e lasciare che la grazia trasformasse la fatica in fiducia. Un silenzio eloquente che ha rinnovato lo sguardo e la disponibilità del presbiterio.

La parola dell’Arcivescovo: «Non un elenco di nomi, ma un corpo vivo»

Nel suo intervento conclusivo, Mons. Maniago ha rivolto ai sacerdoti il suo augurio natalizio, intrecciando gratitudine e visione: «Il Natale sia un vero rendimento di grazie al termine di un anno intenso, all’inizio di un nuovo cammino liturgico».

Ha poi richiamato il valore dei momenti di ritiro e formazione, da vivere non come incombenze ma come espressione dell’identità profonda del presbiterio: «Non sono cose da fare, ma ciò che siamo. Il presbiterio non è un elenco di nomi: è un corpo vivo, guidato dal Buon Pastore».

Una Chiesa che cammina insieme

L’Arcivescovo ha ricordato il Giubileo diocesano e i cammini giubilari vissuti nelle parrocchie, segni di una Chiesa che sceglie di camminare unita. Parole di riconoscenza anche per il Cammino Sinodale, «vissuto con entusiasmi alterni ma portato a compimento come autentica esperienza ecclesiale, dono dello Spirito e intuizione profetica di Papa Francesco».

«Il progetto pastorale – ha ribadito – è uno solo: costruire comunità cristiane, lasciando che sia il Signore a plasmare la sua Chiesa attraverso i suoi ministri».

Anniversari, ordinazioni e segni di futuro

Durante l’incontro sono stati ricordati i presbiteri che celebrano anniversari significativi: don Martino Tinello (50 anni di sacerdozio), don Lino Tiriolo, don Vitaliano Smorfa e don Antonio Corcoglioniti (25 anni).

L’Arcivescovo ha espresso gratitudine per le recenti ordinazioni, con un pensiero al novello presbitero Pierpaolo Antonio Madia e al neo diacono Pio Giuseppe Merante.

Richiamato anche l’appuntamento vocazionale di domenica 14 dicembre alle 16:30 a Squillace, promosso dal Centro Diocesano per le Vocazioni, segno di una Chiesa che guarda avanti con fiducia.

Natale: «stupore, responsabilità, speranza»

Nel saluto finale, Mons. Maniago ha lanciato un mandato chiaro ai suoi presbiteri: «Vivete per primi ciò che celebrate. Custodite lo stupore e prendete per mano il popolo per introdurlo nel mistero della grazia».

In un tempo segnato da paure e incertezze, ha aggiunto, i sacerdoti non devono essere «spettatori insensibili», ma portatori della luce del Vangelo. «La buona notizia del Natale – ha ricordato – è questa: per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo».

Fraternità sacerdotale

La mattinata è terminata con un momento conviviale nei locali dell’ex Seminario, occasione di dialogo semplice e fraterno tra sacerdoti e Arcivescovo, sigillo concreto di una giornata vissuta nel segno della comunione.