UN MESSAGGIO SENZA MEZZI TERMINI DI “RADICI E ALI” ACHIARAVALLE CENTRALE: «UN PAESE AL COLLASSO»
Il movimento politico: “Non c’è più tempo per l’immobilismo. Serve un cambio di passo o un passo indietro definitivo”
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 21 LUGLIO 2025 – “Il tempo dell’attesa è scaduto”. È questo, in sintesi, il messaggio che il Movimento Civico Radici e Ali lancia oggi, senza mezzi termini, al sindaco di Chiaravalle Centrale, Domenico Donato. “Dopo mesi di denunce inascoltate, interrogazioni rimaste senza risposta, polemiche mai risolte e una spirale di emergenze che si allunga ogni giorno di più” il movimento civico decide di parlare chiaro e di farlo “punto per punto, area critica per area critica”, in una sorta di radiografia impietosa dello stato del paese.
La sanità rappresenta il cuore della crisi: “Un tempo Chiaravalle Centrale era un presidio di riferimento per tutto il comprensorio delle Preserre. L’ospedale San Biagio, oggi chiuso, era fiore all’occhiello della sanità locale, un luogo in cui si garantivano servizi essenziali e in cui lavoravano decine di professionisti sanitari.
Oggi restano soltanto i ricordi. Il rischio concreto, denunciato nei giorni scorsi sui media da Chi.Ce, riguarda adesso la Casa della Salute e, in particolare, il Punto di Primo Intervento, sul quale incombe la minaccia di chiusura”. “Un altro colpo mortale – afferma Radici e Ali – per un territorio già privato del pronto soccorso, già costretto a rivolgersi altrove per ogni minima urgenza, e ora addirittura esposto al pericolo di perdere anche questo servizio minimo di emergenza”.
E non si tratta soltanto di un problema sanitario “ma anche economico e sociale”. La chiusura dei presidi significa “perdita di posti di lavoro, impoverimento del tessuto professionale e ulteriore desertificazione del territorio”.
Non è solo la sanità a mancare all’appello: “Chiaravalle ha perso, nel tempo, anche i suoi presidi di giustizia. La storica sezione distaccata di tribunale – l’ex pretura – è stata chiusa e nonostante le recenti promesse roboanti di battaglie per il ripristino, il sindaco e l’amministrazione comunale non hanno mai davvero portato avanti iniziative concrete”. “Si è trattato – denuncia il movimento – dell’ennesimo caso di propaganda parolaia, utile forse per strappare qualche applauso momentaneo, ma priva di un seguito serio”.
Altra piaga grave e sempre più evidente è quella della precarietà finanziaria dell’ente comunale. Ogni giorno, raccontano dal Movimento, “ci sono creditori che bussano alla porta del sindaco senza ottenere risposte, mentre la reale entità dei debiti del Comune continua a essere volutamente celata alla comunità”.
“Non si è mai voluto accertare in modo trasparente il quadro debitorio effettivo. Si vive alla giornata”, con una gestione che Radici e Ali definisce “opaca e irresponsabile”, rinviando i problemi “al futuro” e lasciando che le passività aumentino. “In un paese normale, con una gestione sana, esisterebbero bilanci chiari e verificabili, monitoraggi costanti della spesa e della situazione debitoria. A Chiaravalle, invece, vige il silenzio” le considerazioni del gruppo politico.
L’elenco delle opere pubbliche bloccate o in stallo sembra quello di una città commissariata, e invece parliamo di una realtà amministrativa con una giunta pienamente operativa. Il ponte di Cupaglione, lo stadio Foresta, la scuola Pirivoglia: sono solo alcuni esempi. Cantieri partiti e mai conclusi, oppure lavori che procedono a rilento, progetti che restano sulla carta.
“Questa situazione – denuncia il movimento – non è frutto del destino, ma della totale incapacità amministrativa. Non esiste un cronoprogramma chiaro, non esistono risposte quando chiediamo perché i lavori siano fermi. Il tempo passa e i cittadini restano senza infrastrutture fondamentali”.
Non si può poi non citare il caso, emblematico, del finanziamento perso per le strade rurali: “Un bando regionale che avrebbe potuto portare soldi freschi per sistemare viabilità e collegamenti, fondamentale per un territorio a vocazione agricola e montana”. Ma i termini di scadenza non sono stati rispettati e la delibera di giunta è arrivata fuori tempo massimo. “È inaccettabile – sottolinea il movimento – che si possa perdere un’occasione del genere per semplice incapacità organizzativa. E non si dica che è colpa degli uffici: chi guida un’amministrazione ha il dovere di vigilare, di coordinare, di controllare”.
Il quadro si completa con una gravissima crisi della democrazia locale: “Il consiglio comunale non viene convocato, il confronto politico è ridotto al silenzio e il sindaco si trincera dietro una strategia vittimistica, parlando di attacchi personali ogni volta che gli si solleva un problema politico”. “Ma non si può più accettare – spiega Radici e Ali – che il dissenso venga bollato come aggressione personale. In un sistema democratico, il confronto è necessario. Non convocare i consigli comunali, non rispondere alle interrogazioni, non spiegare ai cittadini cosa sta succedendo è un atto di arroganza che Chiaravalle non può più tollerare”.
Ad esempio “è semplicemente inaccettabile che ai cittadini di Chiaravalle Centrale sia stato chiesto di pagare un anticipo sulla TARI senza nessuna spiegazione e senza conoscere neppure la tariffa definitiva per l’anno in corso: un abuso che calpesta il principio di trasparenza e rispetto verso i contribuenti, trattati come un bancomat a servizio di un Comune che naviga a vista e scarica la propria incapacità gestionale sulle tasche dei cittadini”.
Per tutte queste ragioni, il Movimento Civico Radici e Ali chiede al sindaco Donato un passo indietro definitivo. Non si tratta più di un giudizio politico, ma di un’urgenza civica. “La città sta morendo, lentamente ma inesorabilmente – si legge nella nota diffusa – e chi ha il dovere di guidarla si è trasformato in un regista dell’immobilismo.
Nessuno pretende miracoli, ma almeno il rispetto delle regole democratiche, la trasparenza amministrativa e la responsabilità delle proprie scelte, sì. Se questo non è più possibile, l’unico atto dignitoso resta la rinuncia all’incarico”.

















