UN DEBITO VENTENNALE SCUOTE LE CASSE COMUNALI A CHIARAVALLE CENTRALE: 128 MILA EURO PER LA CASA DI RIPOSO DEL ’97
Il gruppo Chi.Ce. denuncia il “sconcerto” per un pagamento milionario dovuto a un arbitrato perso e solleva pesanti interrogativi su “gravi violazioni contabili” e l’assenza di trasparenza, chiedendo piena luce sulle responsabilità
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 11 GIUGNO 2025 – CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – GIUGNO 2025 – Un’ombra lunga oltre un quarto di secolo si è posata sulle finanze del Comune di Chiaravalle Centrale durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale. È stato riconosciuto un debito fuori bilancio di ben 128.222,02 euro a favore dell’architetto Macrì e dell’ingegnere Macrì, a saldo di quote residue di parcelle professionali risalenti all’appalto del lontano 1997 per la Casa di Riposo di Pirivoglia. Un esborso “pesantissimo” per le casse comunali, generato da un arbitrato in cui il Comune è “soccombente in maniera clamorosa”, senza che la cittadinanza abbia ricevuto spiegazioni adeguate.
Lo Sconcerto del Gruppo Chi.Ce. e le Domande Senza Risposta
Il gruppo consiliare Chi.Ce. esprime profondo sconcerto per questa vicenda, sottolineando come troppe domande restino ancora senza risposta:
- Com’è stato possibile perdere in modo così netto un arbitrato su fatti risalenti a oltre 25 anni fa?
- Perché non è intervenuta la prescrizione?
- Perché l’Amministrazione non ha ritenuto opportuno nominare un legale a tutela dell’Ente come invece era stato fatto in situazioni precedenti?
- Chi ha nominato il tecnico nell’arbitrato come consulente per il Comune, e perché nessuno ha chiesto conto del suo operato alla luce dell’esito dell’arbitrato stesso?
Un Precedente Pericoloso e l’Onere per i Cittadini
La vicenda viene definita “oscura e dai contorni ancora poco chiari”, con la maggioranza che “non ha fornito alcuna ricostruzione convincente”. Le mancate risposte, avverte Chi.Ce., rischiano di trasformarsi in un “precedente pericoloso” e segnano l’ennesimo episodio in cui i cittadini devono farsi carico, con le loro tasse, di “scelte e omissioni non trasparenti”. Quei 128 mila euro, viene sottolineato, avrebbero potuto finanziare servizi essenziali, eventi culturali, interventi per il decoro urbano, l’estate o le festività natalizie. Invece, sono andati a sanare una “gestione tecnica e politica fallimentare”, frutto di decisioni o inerzie che si perdono nella memoria degli anni ’90, ma i cui effetti pesano oggi più che mai sulle finanze comunali.
Richiesta di Trasparenza e Responsabilità
Chi.Ce. chiede che venga fatta piena luce su questa vicenda: “i cittadini hanno diritto a sapere chi ha gestito questa pratica, chi ha deciso di non difendere l’Ente in giudizio e quali azioni verranno intraprese per accertare eventuali responsabilità amministrative o politiche.” L’associazione ribadisce con forza che la trasparenza, il rispetto per le istituzioni e l’uso responsabile del denaro pubblico devono tornare al centro dell’azione amministrativa. Per fare ciò, concludono, è necessario “voltare pagina senza che i soliti noti prospettino, per il futuro prossimo, qualcosa che somiglia molto a una minestra riscaldata (e avariata).”

















