https://revistacipa.com.br/kumpulantoto/ https://hanoigrapevine.com/sponsor/bandarqq/
Stampa Stampa
26

TRIBUTI A CHIARAVALLE, ‘RADICI E ALI’: «I CITTADINI HANNO PAGATO DI PIÙ, DONATO NON HA SPIEGATO NULLA»


Dopo l’assemblea dell’opposizione, l’associazione punta il dito contro il sindaco: il nodo più grave, sul piano pubblico, è la distanza tra quanto deliberato e quanto ricaduto sui contribuenti, tra aggio aumentato, costi aggiuntivi e atti mai chiariti fino in fondo

 di REDAZIONE

 –  CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) –  31 MARZO 2026 – A colpire più di tutto, alla fine dell’assemblea pubblica promossa dall’opposizione a Palazzo Staglianò, non è stato soltanto il tono dello scontro politico. “È stato soprattutto il dato che tocca direttamente i cittadini: soldi. Soldi chiesti dalla riscossione, soldi riscossi, soldi caricati sui contribuenti e, secondo quanto denunciato nel corso dell’incontro, costi lievitati rispetto a quanto il Consiglio comunale aveva deliberato”. È da qui che parte il commento politico di Radici e Ali, che legge nella serata del 27 marzo un passaggio ormai chiarissimo: “La vicenda della riscossione coattiva non è più una questione per addetti ai lavori, ma una ferita pubblica che investe fiducia, trasparenza e credibilità dell’amministrazione guidata da Domenico Donato”.

Per Radici e Ali, che ha come proprio riferimento consiliare l’esponente di opposizione Claudio Foti, il punto più dirompente per l’opinione pubblica è la contestazione sull’aggio passato dal 6 all’8 per cento, con l’aggiunta di 5 euro a pratica. Nel documento distribuito all’assemblea si parla infatti di “due punti percentuali in più su ogni euro pagato dai cittadini morosi” e di una quota forfettaria ulteriore “non prevista dalla delibera comunale”. Se questa ricostruzione fosse confermata in tutte le sue implicazioni, il cuore del caso starebbe tutto qui: non in una disputa astratta tra uffici e consiglieri, ma nel fatto che i cittadini avrebbero sopportato un aggravio economico mentre il sindaco, politicamente, non avrebbe fornito spiegazioni convincenti né sul perché né sul come.

Ed è proprio questo, secondo Radici e Ali, il fallimento più grave di Donato: aver trasformato una questione che esigeva chiarezza amministrativa in una narrazione politica fatta di autosufficienza, annunci e scarico di responsabilità. Già prima dell’assemblea del 19 marzo, l’associazione aveva chiesto “un intervento diretto del sindaco” e non “una delega agli uffici”, criticando “la solita logica del delegare i problemi e autocelebrare i successi”. Alla luce dell’assemblea successiva promossa dall’opposizione, quella richiesta appare oggi ancora più pesante: per Radici e Ali, Donato non solo non avrebbe chiarito, ma avrebbe finito per aggravare il sospetto pubblico di una gestione opaca, politicamente arrogante e incapace di reggere il confronto sui fatti.

Nella lettura dell’associazione, ciò che è emerso dall’incontro è un quadro politicamente devastante: da una parte una minoranza arrivata con documenti, numeri e rilievi puntuali; dall’altra un sindaco che continua a rifugiarsi nella formula rassicurante del “va tutto bene” mentre restano aperti i nodi sui pagamenti, sulle determine di liquidazione, sui mandati, sulla tracciabilità e sulle difformità tra delibera e contratto. Non è un dettaglio. Perché quando una comunità sente ripetere che tutto è regolare ma continua a non vedere risposte lineari sui passaggi più delicati, il problema non è più soltanto tecnico: diventa politico nel senso più pieno del termine.

Radici e Ali legge quindi la manifestazione dell’opposizione come la certificazione di una rottura ormai evidente tra palazzo e cittadini. Non tanto e non solo per le contestazioni giuridiche sulla natura dell’affidamento o sulla differenza tra appalto e concessione, pure centrali nel dibattito, ma perché Donato avrebbe scelto ancora una volta la via peggiore: non quella del chiarimento definitivo, ma quella della confusione difensiva. E quando un sindaco, davanti a una vicenda che tocca le tasche delle famiglie, non riesce a dissipare i dubbi ma li moltiplica, finisce inevitabilmente per indebolire se stesso e l’intera istituzione che rappresenta.

Per questo, nella valutazione politica dell’associazione, la serata di Palazzo Staglianò lascia una conclusione netta: il vero dato uscito dall’assemblea non è soltanto la denuncia dell’opposizione, ma l’immagine di un sindaco sempre più chiuso in una postura che appare insieme difensiva e inconcludente. Donato, in questa vicenda, non viene percepito come l’uomo che chiarisce, ma come colui che evita, rinvia, minimizza e prova a coprire con la forza della comunicazione quello che invece dovrebbe affrontare con la forza degli atti. Ed è proprio qui che Radici e Ali affonda il colpo: quando la politica smette di spiegare e comincia a schermarsi, il problema non è più soltanto amministrativo. Diventa un problema di fiducia pubblica.

Contatti

Blog Traffic

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.