TRATTORI CONTRO IL MURO DELLE FORZE DELL’ORDINE: SALTA IL BLOCCO DELLE AUTOCISTERNE A VIBO MARINA
Gli agricoltori tornano all’alba davanti ai depositi di Eni e Meridionale Petroli, ma il dispositivo di sicurezza e i percorsi alternativi impediscono un nuovo blocco dei rifornimenti. Matteo Talarico invita i manifestanti a ritirarsi: “Vogliamo solo risposte”
di REDAZIONE
– VIBO VALENTIA – 12 OTTOBRE 2026 – I trattori sono tornati in strada prima dell’alba, con un obiettivo preciso: bloccare il passaggio delle autocisterne dirette ai depositi di carburante di Vibo Marina. Ma questa volta il presidio degli agricoltori ha trovato ad attenderlo un dispositivo di sicurezza predisposto per impedire nuove interruzioni dei rifornimenti in Calabria.
La mobilitazione si è concentrata ancora una volta nell’area degli impianti di Eni e Meridionale Petroli, snodi importanti per la distribuzione dei carburanti sul territorio regionale. L’intenzione dei manifestanti era riproporre una forma di pressione già sperimentata nei giorni precedenti, quando le proteste avevano interessato anche lo svincolo autostradale di Pizzo e altri punti strategici della viabilità.
La situazione, però, si è sviluppata diversamente. Polizia, carabinieri e Guardia di Finanza hanno presidiato la zona, con il supporto di reparti specializzati e carri attrezzi predisposti per un eventuale intervento sui mezzi che avessero ostacolato la circolazione.
Il risultato è stato un blocco sostanzialmente inefficace sul piano operativo. Dopo alcuni momenti di tensione, i manifestanti hanno lasciato il presidio, senza arrivare a uno scontro fisico con gli agenti.
Autocisterne e percorsi alternativi: così è stato evitato il blocco
A rendere più difficile l’azione degli agricoltori non è stata soltanto la presenza delle forze dell’ordine. Secondo la ricostruzione della mattinata, sarebbero stati individuati anche itinerari alternativi per consentire alle autocisterne di raggiungere gli impianti senza attraversare il tratto occupato dai trattori.
Un solo mezzo pesante, stando alle informazioni disponibili, sarebbe passato nell’area del presidio. Gli altri avrebbero potuto utilizzare percorsi diversi, riducendo così l’efficacia della protesta e limitando le ripercussioni sulla distribuzione del carburante.
La presenza dei carri attrezzi rappresentava un ulteriore elemento di pressione: in caso di ostruzione della strada, i mezzi agricoli avrebbero potuto essere rimossi. Il rischio di un intervento forzato e delle conseguenze per i proprietari ha contribuito alla decisione di interrompere la mobilitazione in quel punto.
La mattinata si è quindi conclusa senza il ripetersi del blocco dei rifornimenti che aveva caratterizzato la precedente protesta. Resta invece aperta la vertenza che ha portato gli agricoltori a scegliere proprio i depositi petroliferi come luogo della mobilitazione.
Matteo Talarico ai manifestanti: “Non vogliamo tafferugli”
A invitare gli agricoltori a ritirarsi è stato Matteo Talarico, presidente del Movimento Territorio Agricoltura. Di fronte allo schieramento delle forze dell’ordine, il rappresentante del movimento ha scelto di evitare un’escalation, richiamando il carattere pacifico della protesta.
«Noi non vogliamo tafferugli. Noi vogliamo solo risposte, quelle che ci avevano promesso e che non sono mai arrivate», ha dichiarato Talarico, secondo le parole riportate nella ricostruzione della manifestazione.
Il presidente del movimento ha spiegato anche le ragioni della decisione di fermare l’iniziativa: «Questa mattina, quando i ragazzi hanno provato a impedire il passaggio delle autocisterne di carburante, è intervenuta la polizia. Io ho detto loro di ritirarsi, perché non vogliamo arrivare a questo. Ma è dura, è difficile da accettare».
La scelta, ha chiarito, non equivale a un abbandono della vertenza. Talarico ha insistito sulla necessità di evitare che il confronto con le autorità degenerasse in uno scontro, esponendo gli agricoltori a conseguenze personali e legali.
«Questa è una protesta che è e deve rimanere pacifica. Non vogliamo affatto scontri con le forze dell’ordine, tafferugli. Io non me la sono sentita di esporre a certe conseguenze i miei amici, gli agricoltori, le persone che come noi lavorano e reclamano soltanto diritti», ha aggiunto.
Le dichiarazioni sono attribuite a Talarico sulla base del testo fornito per la rielaborazione. In assenza del collegamento alla pubblicazione originaria e della data dell’intervista o del comunicato, non è possibile verificarne autonomamente la trascrizione letterale né indicare con certezza quando siano state pronunciate.
Il precedente dei distributori senza carburante
La scelta di tornare a Vibo Marina risponde a una precisa strategia: intervenire in uno dei punti nevralgici della filiera regionale dei carburanti. Dai depositi di Eni e Meridionale Petroli partono infatti le autocisterne destinate a rifornire le stazioni di servizio della Calabria.
Nei giorni precedenti, un altro blocco aveva provocato difficoltà nella distribuzione, con segnalazioni di scorte esaurite in diversi distributori e automobilisti costretti a cercare carburante altrove. La mobilitazione aveva così assunto una rilevanza che andava oltre il luogo della protesta, coinvolgendo le esigenze quotidiane di cittadini, imprese e operatori del trasporto.
Il rischio era che una nuova interruzione del transito delle autocisterne producesse ulteriori disagi. Il dispositivo predisposto dalle forze dell’ordine e la possibilità di utilizzare strade alternative hanno impedito che si ripetesse lo stesso scenario.
Per gli agricoltori, tuttavia, proprio la centralità logistica dei depositi rappresenta uno strumento di pressione nei confronti delle istituzioni. La protesta punta infatti a ottenere risposte su una crisi economica che, secondo i manifestanti, non trova ancora una soluzione concreta.
Carburante, energia e costi di produzione: le ragioni della vertenza
Alla base della mobilitazione ci sono le difficoltà economiche denunciate dalle aziende agricole. Costi di produzione elevati, spese energetiche, carburante e margini di guadagno sempre più ridotti sono tra i principali problemi indicati dai manifestanti.
Il nodo riguarda anche i prezzi riconosciuti ai produttori. In molti casi, sostengono gli agricoltori, i ricavi non sarebbero sufficienti a compensare il lavoro, gli investimenti e le spese necessarie per mantenere operative le aziende.
La protesta ha progressivamente coinvolto infrastrutture e snodi logistici, dopo iniziative nei pressi degli scali ferroviari e dell’aeroporto di Lamezia Terme. Il ritorno a Vibo Marina ha rappresentato un nuovo tentativo di aumentare la pressione per ottenere un confronto con il Governo.
Finora, secondo quanto riferito dai manifestanti, le risposte attese non sarebbero arrivate. L’interruzione del presidio davanti ai depositi non modifica quindi le ragioni dichiarate della vertenza, mentre non risultano dal testo di partenza nuovi accordi o provvedimenti capaci di risolverla.
La mobilitazione a Vibo Marina si è conclusa senza un nuovo blocco significativo delle autocisterne. Le richieste degli agricoltori e l’eventuale apertura di un confronto istituzionale restano i principali elementi aperti della protesta.

















