Tre anni esatti dopo la tragedia che ha spezzato 94 vite, tra cui 35 bambini e ragazzi, superstiti e familiari si ritrovano sulla spiaggia per una commemorazione carica di testimonianza, richiesta di verità e responsabilità
di REDAZIONE
– CUTRO (KR) – 26 FEBBRAIO 2026 – Alle 4 del mattino del 26 febbraio, la spiaggia di Steccato di Cutro si è trasformata in un luogo di memoria viva. Qui, tre anni esatti prima, il caicco Summer Love era naufragato causando la morte di 94 persone, tra cui 35 bambini e adolescenti. In un’atmosfera sospesa tra luci soffuse e il silenzio del mare calmo, superstiti, familiari delle vittime e volontari si sono ritrovati per una veglia commemorativa promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo.
La testimonianza di Muhammad Shariq Shah
Tra i presenti c’era Muhammad Shariq Shah, un superstite di 26 anni di origine pakistana. Con voce pacata e gli occhi lucidi, ha ricordato quei momenti che restano “troppo brutti per essere dimenticati”. Shariq ha descritto il mare agitato di quella notte e il momento in cui, dopo l’incidente, è salito sul tetto della barca vedendo due pescatori indicare di raggiungere la riva con le luci. Ha raccontato di essere caduto in acqua e di non ricordare come sia giunto sulla spiaggia. “Due miei amici sono morti”, ha aggiunto, preferendo poi restare in silenzio per gran parte della cerimonia mentre osservava il mare, oggi calmo, in netto contrasto con la furia di tre anni fa.
Preghiera e gesti di condivisione
La cerimonia si è svolta in modo raccolto e semplice. Muhammad ha pregato in arabo, mentre don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia, è intervenuto invitando i presenti a riflettere sul valore della solidarietà e dell’accoglienza: “Attraverso la solidarietà, la condivisione e l’accoglienza questa possa diventare la generazione della speranza”, ha affermato. Come gesto simbolico di unità, il sacerdote ha invitato i presenti a spalmare olio di nardo sulle mani di chi era accanto, un segno di condivisione e vicinanza.
Il peso della memoria e l’impegno
Insieme ai superstiti e ad alcuni familiari delle vittime, tra cui il pescatore Vincenzo Luciano, uno dei primi a portare soccorso quella notte, è stata lanciata una corona di fiori nel mare. Vincenzo Montalcini, tra gli organizzatori, ha sottolineato che la memoria “significa impegno”, ricordando la promessa fatta sei mesi dopo la tragedia di rendere propositiva la memoria delle 94 persone che hanno perso la vita a 80 metri dalla riva.

“Il dolore deve diventare memoria propositiva”, ha affermato Montalcini, spiegando che è stata pregata un Dio unico in modi diversi per rinnovare la promessa di non dimenticare chi muore in mare “in cerca di futuro e speranza”. Ha poi ribadito la necessità di pretendere verità e giustizia per queste persone”.
Le voci dei familiari e l’accusa alle politiche migratorie
Alla veglia erano presenti anche familiari delle vittime giunti dalla Germania. Farzaneh Maliki ha preso la parola in nome di tutti loro, lanciando un forte atto di accusa all’Europa e all’Italia. “Quando si sceglie di non salvare possiamo dire che ciò che accade non è più naturale, ma è il risultato di una precisa scelta politica”, ha detto riferendosi alle responsabilità nella gestione dei soccorsi in mare. Maliki ha ricordato di aver perso il fratello, sua moglie e i suoi tre bambini nel naufragio, spiegando che la traversata non era una vacanza ma “una necessità per sopravvivere”. Ha insistito sul fatto che “nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde”, e ha aggiunto che “quando l’aiuto arriva in ritardo, a volte non è più aiuto”. Per Maliki, ciò che è accaduto non può essere definito un semplice incidente, ma piuttosto un “crimine umano”, perché “quando si può salvare e non si salva, siamo responsabili”. Concludendo il suo intervento, ha ribadito con forza che “la vita umana non è uno strumento politico”, e che nessun confine può valere più della vita di una persona.
Tra preghiere e gesti simbolici
La veglia sulla spiaggia di Steccato di Cutro ha raccolto testimonianze di dolore e richieste di responsabilità tre anni dopo la tragedia del caicco Summer Love. Tra preghiere, gesti simbolici e parole cariche di sollecitazione civile, i presenti hanno reso omaggio alle vittime e rinnovato l’impegno a tenere viva la memoria di quanto accaduto, evidenziando il peso delle scelte politiche nel destino di chi tenta di attraversare il mare in cerca di una vita migliore.