- PreSerre e Dintorni - https://www.preserreedintorni.it -

SQUILLACE E STALETTÌ TORNANO A SCAVARE NELLA MEMORIA: DA PAOLO ORSI ALLE NUOVE FRONTIERE DELL’ARCHEOLOGIA

I prossimi 3 e 4 settembre due giornate di studi tra paleocristianesimo, epigrafia, monachesimo e tutela del patrimonio. Studiosi e istituzioni riportano al centro una parte decisiva e ancora poco esplorata della storia calabrese

di REDAZIONE

– PRESERRE (CZ) –  28 AGOSTO 2026 –  C’è una Calabria che si legge attraverso i templi della Magna Grecia e una Calabria, meno raccontata, che emerge dalle chiese paleocristiane, dalle necropoli, dalle iscrizioni, dagli eremi e dai monasteri. È questa seconda Calabria il cuore del convegno che il 3 e 4 settembre porterà Squillace e Stalettì al centro del dibattito sull’archeologia cristiana.

Una scelta territoriale che acquista un significato particolare in un paesaggio segnato dalla memoria di Cassiodoro e dall’antica Scolacium, sito che conserva testimonianze della frequentazione del territorio fino all’età medievale. Il Parco archeologico nazionale di Scolacium rappresenta, infatti, uno dei luoghi nei quali le diverse stratificazioni storiche — romana, tardoantica e medievale — possono essere lette come parti di un unico racconto.

Il convegno parte da una domanda precisa: che cosa resta ancora da scoprire dell’archeologia cristiana calabrese e quanto delle intuizioni di Paolo Orsi può essere riletto alla luce delle ricerche contemporanee?

Paolo Orsi, oltre il mito della Magna Grecia

La prima giornata, il 3 settembre alla Casa delle Culture di Squillace, si apre alle 8.30 con la registrazione dei partecipanti e, alle 9, con i saluti istituzionali di monsignor Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, dell’architetto Stefano Argenti, soprintendente ABAP per le province di Catanzaro e Crotone, e del sindaco di Squillace Enzo Zofrea.

Alle 9.30 sarà Domenico Benoci a introdurre i lavori, ponendo la domanda che dà il senso all’intera iniziativa: quale archeologia cristiana in Calabria?

È il preludio alla prima sessione, dedicata alla figura di Paolo Orsi. Alle 9.40 Domenico Benoci aprirà il confronto, seguito alle 10 da Dante Palmerino, con un intervento sui primi studi di archeologia cristiana in Calabria a partire da Giovanni Battista de Rossi e Paolo Orsi.

Alle 10.50 sarà Davide Bianchi a ricostruire la formazione viennese di Orsi e il rapporto con l’archeologia mitteleuropea di fine Ottocento. Un passaggio tutt’altro che marginale: la formazione dello studioso fu infatti decisiva per quell’approccio metodico che avrebbe caratterizzato le sue ricerche. La sua produzione documentaria — dagli appunti ai celebri Taccuini — testimonia un interesse che andava ben oltre la sola archeologia magnogreca, comprendendo epigrafia, numismatica e monumenti medievali.

Alle 11.10 Francesco Cuteri affronterà il tema di Cento anni dopo “Le chiese basiliane della Calabria”, interrogandosi sull’attualità degli studi di Orsi e sui nuovi contributi di ricerca. Alle 11.30 Margherita Corrado parlerà invece di Orsi e della sua attenzione per i monumenti cristiani calabresi minori.

Una riflessione particolarmente attuale. Per Orsi la tutela non era un capitolo secondario della ricerca, ma parte integrante del mestiere dell’archeologo. Nei suoi scritti emerge con forza la preoccupazione per monumenti ignorati, abbandonati o esposti al rischio di distruzione.

Dall’atlante paleocristiano al monachesimo

Dopo la discussione e la pausa pranzo, alle 14 si apre la seconda sessione con monsignor Francesco Milito, chiamato a delineare un possibile atlante della Calabria paleocristiana.

Alle 14.20 Alessandra Pasqua proporrà una rilettura delle testimonianze dell’antichità cristiana tra Stilo e Roccelletta di Borgia, attraverso i racconti di viaggio. Alle 14.40 sarà Augusto Cosentino a concentrarsi su Santo Stefano di Nicea, affrontandone il tema della memoria e dell’identità ritrovata.

Alle 15.20, dopo la pausa, Chiara Raimondo entrerà nel tema della necropoli del castello di Squillace, mentre alle 15.40 Giuseppe Hyeraci proporrà un percorso sulle Anime salve, dedicato alle forme del monachesimo egiziano e italo-greco.

La seconda giornata di studi, il 4 settembre nella Sala consiliare del Comune di Stalettì, allargherà ulteriormente il campo.

Scolacium, le necropoli e le tracce della fede

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Stalettì Mario Gentile, alle 9.10 è previsto il ricordo di Ermanno Arslan, affidato ad Alfredo Ruga.

Alle 9.20 prenderà avvio la terza sessione, con Elisa Nisticò e il suo intervento sui cristiani a Scolacium, volto a ricomporre in modo unitario le testimonianze archeologiche e storiografiche. Un tema che dialoga direttamente con la ricerca contemporanea sul sito: Scolacium è oggi oggetto di attività di studio, rilievo e valorizzazione che mirano a ricostruirne le trasformazioni nel lungo periodo.

Alle 9.40 Isabella Marchetta e Domenico A. M. Marino affronteranno l’archeologia preventiva come risorsa sul campo, attraverso il caso del sito di Piano di San Biagio a Crotone.

Alle 10 Maria Grazia Aisa e Charlotte Boyer porteranno l’attenzione sulle necropoli tardoantiche e altomedievali di località Chiaro, a Sellia Marina, di località Basilicata, a Cropani, e di Scolacium, nel territorio di Borgia.

Alle 10.40 Franca Papparella, con un intervento online, metterà in relazione evidenza archeologica e prassi rituale, affrontando la presenza ebraica nel Bruzio tardoantico e il rapporto con il cimitero calabrese nella festa delle capanne, Sukkot.

Seguiranno gli interventi di Elena Di Fede, dedicato all’impiego dei vasi acustici nelle chiese medievali calabresi, e di Alessandro Abrignani, che affronterà il tema di eremi, badie e fondazioni urbane nella “archeologia della spiritualità”, tra monaci italo-greci e frati Minimi.

Quando l’archeologia diventa infrastruttura sociale

Alle 14, dopo la pausa pranzo, la quarta sessione cambierà ancora prospettiva. Monsignor Melchor Sánchez de Toca y Alameda parlerà del passaggio dalla tomba venerata alla reliquia riconosciuta, affrontando il rapporto tra archeologia cristiana, culto dei santi e discernimento storico nelle cause di canonizzazione.

Alle 14.20 Margherita Corrado proporrà un tema di forte attualità: l’archeologia come infrastruttura sociale, con Paolo Orsi chiamato idealmente a misurarsi con la sfida delle aree interne della Calabria.

Alle 14.40 Paolo Mighetto e Alessandra Randazzo presenteranno Mileto-ParcoLab, modello di rigenerazione del patrimonio culturale in vista di una possibile nuova centralità di Mileto quale capitale normanna.

Alle 15 sarà la volta di Vittoria Artico, Chiara Fiormonti, Elena Giorgi, Dante Palmerino e Andrea Pau, con una proposta di valorizzazione della chiesa di Santa Maria del Campo, costruita intorno al rapporto tra conoscenza e fruizione del sito.

Il percorso proseguirà alle 15.40 con Ermanno Arslan e Giorgia Gargano, impegnati in un primo studio dei reperti monetali di Scolacium tra età imperiale e alto Medioevo.

Alle 16 Margherita Corrado tornerà sul rapporto fra ricerca storica e spopolamento, attraverso il caso di Lappano, mentre alle 16.20 Giulia Daniele ricorderà la figura di Emilia Zinzi, alla quale è dedicata una riflessione sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio artistico calabrese.

Alle 16.40, infine, Maria Condò, Amedeo Frera e Daniele Vadala porteranno il convegno sul terreno della memoria orale e della musica, con un intervento sul canto liturgico come esperienza estetica e comunitaria.

La discussione delle 17 preparerà l’ultimo appuntamento: alle 17.30 una visita alla chiesa paleocristiana di San Martino, in località Copanello, chiuderà il programma riportando il confronto scientifico dentro il paesaggio.

La lezione di Orsi è ancora contemporanea

È forse questo il punto più interessante dell’intero appuntamento: Paolo Orsi non viene celebrato come una figura conclusa, ma interrogato come un interlocutore ancora presente.

La sua idea di archeologia era inseparabile dalla tutela. In una stagione in cui le risorse erano spesso insufficienti, Orsi denunciava apertamente la difficoltà di proteggere i monumenti e rivendicava la necessità di investire in ricerca, personale e strumenti di conservazione.

Non è casuale, allora, che oggi il dibattito torni a parlare di archeologia preventiva, aree interne, rigenerazione, fruizione e partecipazione delle comunità.

La stessa esperienza del Vivarium Project, sviluppata attorno ai luoghi cassiodorei, nasce da una prospettiva transdisciplinare che intreccia ricerca archeologica, rilievo, studio d’archivio, antropologia e valorizzazione.  Vivarium Project+1

E proprio nella stagione recente di quel progetto sono state espresse parole che sembrano anticipare il senso di questo nuovo appuntamento. Monsignor Claudio Maniago ha definito l’iniziativa un «movimento positivo che contribuirà alla scoperta di tesori sepolti», mentre Stefania Argenti ha parlato di una campagna capace di «accendere l’attenzione su un periodo storico e un personaggio molto importanti», indicando nella ricerca uno strumento per valorizzare e reinterpretare il territorio.

Una storia che non ha ancora detto tutto

Il convegno di Squillace e Stalettì arriva dunque in un momento nel quale l’archeologia cristiana calabrese sembra attraversare una nuova stagione.

Il programma mette insieme storia degli studi e nuove tecnologie, epigrafia e numismatica, necropoli e chiese, monachesimo e memoria orale, tutela e rigenerazione dei territori. Un mosaico nel quale Paolo Orsi rappresenta il punto di partenza, non il punto d’arrivo.

La vera posta in gioco è comprendere se le tracce del cristianesimo antico possano tornare a essere non soltanto oggetto di ricerca specialistica, ma patrimonio vivo delle comunità.

Perché la Calabria cristiana, a giudicare dalla quantità di domande ancora aperte, non è una storia già scritta. È una storia che attende ancora di essere scavata.