SOVERATO OLTRE IL MARE, LA PROPOSTA DI GIOVANNI SGRÒ: «ADOTTARE GLI ULIVI PER RILANCIARE IL TURISMO ANCHE IN AUTUNNO» (VIDEO)
Un progetto di turismo esperienziale che unisce raccolta delle olive, produzione dell’olio, enogastronomia e ospitalità. L’imprenditore soveratese rilancia un’idea sperimentata già quindici anni fa: “Con il coinvolgimento delle Pro Loco, degli agricoltori e delle strutture ricettive possiamo trasformare una tradizione agricola in una nuova opportunità di sviluppo”
di REDAZIONE
– SOVERATO (CZ) – 19 OTTOBRE 2026 – Adottare dieci piante di ulivo, partecipare personalmente alla raccolta delle olive, seguire la lavorazione in frantoio e tornare a casa con l’olio extravergine prodotto anche grazie al proprio lavoro. Il tutto accompagnato da alcuni giorni di soggiorno tra agriturismi, strutture ricettive, percorsi enogastronomici e conoscenza delle tradizioni locali. È l’idea rilanciata dall’imprenditore soveratese Giovanni Sgrò (progetto culturale Naturium), che propone di trasformare una delle più antiche attività agricole del territorio in un’esperienza turistica capace di valorizzare il comprensorio anche nei mesi tradizionalmente meno frequentati.
La proposta nasce dal recupero di un filmato realizzato circa quindici anni fa, quando Sgrò organizzò una giornata dedicata alla raccolta delle olive coinvolgendo quindici partecipanti, tutti frequentatori della Asd New Flex Gym di Soverato. Un’esperienza che univa attività fisica, socialità, contatto con la natura e scoperta della filiera olivicola.
Il gruppo trascorse parte della giornata in un’azienda agricola, raccogliendo direttamente le olive. Dopo un pranzo in un agriturismo vicino, nel pomeriggio i partecipanti raggiunsero il frantoio Migliarese per assistere alla molitura e seguire tutte le fasi della trasformazione, fino all’estrazione dell’olio. Ciascuno ricevette cinque litri di prodotto come riconoscimento per il lavoro svolto.
Un’esperienza semplice, ma dal valore educativo, ambientale e turistico significativo, che Sgrò considera ancora oggi un possibile modello di sviluppo.

«Soverato non è soltanto mare», sottolinea l’imprenditore. Dietro l’immagine consolidata della località balneare esiste infatti un patrimonio agricolo poco raccontato, costituito da colline, uliveti e antiche proprietà rurali. Sgrò richiama, tra gli esempi storici, le proprietà Martelli e ipotizza la presenza di migliaia di piante di ulivo nel territorio soveratese, un patrimonio che meriterebbe una ricognizione e una strategia coordinata di valorizzazione.
Da questa considerazione nasce la proposta: costruire un’offerta turistica organizzata che consenta ai visitatori di adottare simbolicamente un gruppo di ulivi, per esempio dieci piante, partecipando ogni anno alle operazioni di raccolta e produzione dell’olio.
Secondo Sgrò, dieci piante, in condizioni produttive favorevoli, potrebbero garantire anche una quantità di olio sufficiente al fabbisogno annuale di una famiglia. Una possibilità naturalmente legata alla resa delle piante, alle condizioni climatiche e all’andamento della stagione, ma che renderebbe l’esperienza particolarmente interessante per chi cerca prodotti autentici e un rapporto diretto con la loro origine.
L’obiettivo, tuttavia, non sarebbe soltanto quello di ottenere olio extravergine. Il valore aggiunto risiederebbe soprattutto nell’esperienza vissuta: conoscere i produttori, partecipare al lavoro agricolo, comprendere le tecniche di trasformazione, scoprire la gastronomia locale e trascorrere tre o quattro giorni in un territorio che, oltre alla costa, offre paesaggi e tradizioni ancora poco sfruttati turisticamente.
Il periodo individuato va dalla metà di settembre alla metà di dicembre, compatibilmente con i tempi effettivi della raccolta. Una finestra strategica per contrastare la stagionalità dei flussi turistici, sostenendo contemporaneamente agricoltori, ristoratori, agriturismi e bed and breakfast.
L’idea potrebbe inoltre inserirsi nei circuiti del turismo sostenibile, sempre più orientati verso esperienze autentiche, partecipative e legate alle produzioni locali. Per gli agricoltori rappresenterebbe anche un’opportunità di collaborazione durante la raccolta, da organizzare naturalmente nel rispetto delle regole e delle esigenze delle aziende coinvolte.
Sgrò immagina un progetto territoriale coordinato, con il coinvolgimento della Pro Loco di Soverato, presieduta da Domenico Micò, e delle altre Pro Loco del comprensorio. Le associazioni potrebbero favorire la costruzione di pacchetti turistici integrati, mettendo in rete aziende agricole, frantoi, strutture ricettive e operatori della ristorazione.
Il progetto, nelle intenzioni del promotore, dovrebbe partire da una sperimentazione concreta, anche di dimensioni contenute, per verificarne l’interesse e la sostenibilità organizzativa ed economica.
L’imprenditore ricorda di aver già sottoposto l’esperienza alla Pro Loco dell’epoca, senza che ne scaturissero iniziative successive. Oggi, a distanza di quindici anni, ritiene che il contesto possa essere più favorevole, anche grazie alla crescente attenzione verso la sostenibilità, le produzioni di qualità e il turismo esperienziale.
A riaccendere questa riflessione è stata anche la recente presentazione dell’olio nuovo promossa da Naturium, occasione che ha riportato al centro il valore delle produzioni olivicole e della cultura agroalimentare calabrese.
La questione, in fondo, supera il singolo progetto. Riguarda la possibilità di immaginare per Soverato un’identità turistica più articolata, capace di affiancare al tradizionale richiamo estivo del mare una proposta legata al paesaggio rurale, alle attività produttive e alle esperienze da vivere direttamente.
«Si possono organizzare tante cose, però ci vuole l’impegno», conclude Sgrò.
Una considerazione che riassume il senso dell’iniziativa: non basta possedere un patrimonio naturale e produttivo per trasformarlo in una risorsa turistica. Occorre costruire relazioni, mettere insieme competenze e organizzare un’offerta riconoscibile.
Perché il futuro turistico di Soverato potrebbe passare anche da ciò che si trova alle spalle delle sue spiagge: quelle colline ricoperte di ulivi che, ogni autunno, custodiscono una storia di lavoro, tradizione e qualità ancora tutta da raccontare.

















