Sit-in a Fiasco Baldaya, dove l’area devastata dalle fiamme del 5 ottobre 2020 attende ancora la bonifica. Nel mirino dei residenti focolai, cattivi odori e il timore di conseguenze ambientali: chiesto un tavolo tecnico urgente con Regione e Arpacal
di REDAZIONE
– SQUILLACE (CZ) – 17 SETTEMBRE 2026 – Sit – in pacifico era stato annunciato e sit – in pacifico è stato. A distanza di sei anni dal devastante incendio all’impianto di raccolta e stoccaggio privato di rifiuti in contrada Fiasco Baldaya, a Squillace, martedì scorso un gruppo sponteneo di cittadini è tornato a chiedere risposte.
E, per l’ennesima volta, ha gettato sul tappeto quello che continua a ripetere e a denunciare da tempo: «Nell’area continuerebbero a verificarsi focolai ed esalazioni tossiche tali da compromettere la qualità dell’aria, dei terreni e delle falde». Tradotto: i residenti temono, e assai, «per le possibili conseguenze sulla salute».
Le presenze istituzionali e cosa si aspettano i cittadini
Assieme a loro, sul posto, c’erano il sindaco di Squillace Enzo Zofrea, l’ex primo cittadino Pasquale Muccari, l’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro e il consigliere regionale Enzo Bruno. A gestire l’ordine pubblico (tutto è avvenuto all’insegna della civiltà più assoluta), i carabinieri della stazione cittadina e la polizia locale.
I cittadini aspettano e auspicano risposte certe, pubbliche e scritte. Questo ciò che ha formato il cuore delle richieste dei cittadini: «Spegnimento definitivo e messa in sicurezza dell’area; bonifica e rimozione dei rifiuti; pubblicazione dei dati ufficiali Arpa sulla qualità dell’aria; intervento urgente delle autorità competenti a tutela della salute pubblica».
I rappresentanti istituzionali regionali hanno assunto impegni concreti per venire a capo di una vicenda che ha provocato e continua a provocare tra la gente del posto disagi e preoccupazioni. E se Montuoro ha spinto sul versante del monitoraggio ambientale, Bruno ha annunciato una interrogazione ad hoc.

Dal canto suo, il sindaco di Squillace Enzo Zofrea ha evidenziato che «in questi giorni ho seguito personalmente questa nuova emergenza, attivando tutte le interlocuzioni istituzionali necessarie: Vigili del fuoco, Regione Calabria e Prefettura, incontrando personalmente il Prefetto e confrontandomi con gli uffici competenti. Abbiamo inoltre adottato una nuova ordinanza urgente per la messa in sicurezza e la rimozione dei rifiuti».
«È questa – ha concluso Zofrea – la collaborazione tra istituzioni di cui oggi abbiamo bisogno. Su un principio dobbiamo essere fermi: chi ha inquinato deve pagare. I costi di questo danno ambientale non possono ricadere sui cittadini, che per quasi sei anni hanno già sopportato disagi, preoccupazioni e fumi. I cittadini chiedono risposte ed è dovere delle istituzioni darle».
Il 2 ottobre 2020
L’incendio all’impianto di trattamento dei rifiuti si verificò il 5 ottobre 2020. Sul posto intervennero cinque squadre dei vigili del fuoco, il nucleo Nbcr e 2 canadair della flotta aerea nazionale. Le fiamme interessarono balle di carta e materiali vari. A distanza di quasi sei anni l’area non è ancora stata bonificata. I residui tossici e i materiali bruciati non sono stati rimossi con evidente rischio e pericolo per la salute: dalla struttura continuano a sprigionarsi fumi e cattivi odori che preoccupano i residenti. Il capannone danneggiato dalle fiamme non è stato abbattuto.
Ecco perché il succo del sit – in di martedì scorso può racchiudersi tutto nella richiesta di intervento con cui le autorità locali, tra cui il sindaco e i rappresentanti regionali, hanno chiesto l’apertura immediata di un tavolo tecnico con la Regione Calabria e l’Arpacal per la messa in sicurezza definitiva.