Fino a 20 anni di carcere: riconosciuto il sistema di potere tra appalti, voti e controllo del territorio. La sentenza del Gup
di REDAZIONE
– PRESERRE (CZ) – 23 FEBBRAIO 2026 – È una sentenza pesante quella pronunciata dal Gup di Catanzaro, Mario Santoemma, nel procedimento abbreviato scaturito dall’operazione ‘Karpanthos’. Quarantadue imputati sono stati condannati a pene comprese tra un anno e 20 anni di reclusione, mentre otto sono stati assolti.
Il procedimento ha acceso i riflettori sulla presunta pervasività delle cosche Carpino e Cervesi nella Sila Piccola catanzarese, in particolare nei Comuni al confine con la provincia di Crotone.
Dall’omicidio Rosso all’inchiesta
L’indagine affonda le radici nell’omicidio del macellaio Francesco Rosso, assassinato nel 2015 a Simeri Mare. Un delitto che ha rappresentato il punto di svolta investigativo.
Figura centrale dell’inchiesta è il collaboratore di giustizia Danilo Monti, arrestato nel 2019 come esecutore materiale dell’omicidio e poi divenuto teste chiave dell’accusa. Per lui il giudice ha disposto una condanna a tre anni di reclusione.
Le sue dichiarazioni hanno contribuito a delineare — secondo l’impianto accusatorio — un sistema di controllo territoriale, condizionamento delle attività economiche e gestione degli equilibri politici locali.
Il presunto controllo del Comune di Cerva
Al centro del processo anche il Comune di Cerva, che per gli investigatori sarebbe stato oggetto di un penetrante controllo da parte delle consorterie.
Condannati per scambio elettorale politico mafioso Massimo Rizzuti (2 anni e 4 mesi), dipendente comunale e fratello dell’ex sindaco Fabrizio Rizzuti, e Tommaso Scalzi (11 anni, un mese e 14 giorni), imputato anche per ulteriori capi di accusa.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato stretto un accordo affinché Scalzi — ritenuto legato alla ’ndrangheta lombarda riconducibile a Franco Coco Trovato — procurasse voti in cambio di denaro e di una percentuale sugli appalti pubblici.
Nello stesso filone di contestazioni figurano anche l’ex sindaco Fabrizio Rizzuti, l’allora assessore comunale Raffaele Scalzi e l’ex consigliere di maggioranza Raffaele Borelli.
Il percorso processuale
Gli imputati erano stati inizialmente rinviati a giudizio a Crotone; successivamente il fascicolo è stato trasmesso per competenza territoriale a Catanzaro. Qui gli imputati hanno optato per il rito abbreviato, scelta che ha comportato la definizione del procedimento davanti al Gup.
Uno stralcio del processo resta ancora aperto: il pubblico ministero Veronica Calcagno, lo scorso 10 febbraio, ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione in un segmento separato del dibattimento.
“Il quadro probatorio raccolto ha evidenziato un sistema radicato di relazioni tra criminalità organizzata e amministrazione pubblica”, è la sintesi che trapela dagli ambienti giudiziari.
Un sistema sotto la lente
La sentenza segna un passaggio rilevante nell’azione di contrasto alla ’ndrangheta nell’area della Sila Piccola, territorio ritenuto strategico per equilibri criminali e interessi economici.
Il verdetto di primo grado fotografa un impianto accusatorio che ha puntato a dimostrare non solo la forza militare delle cosche, ma soprattutto la loro capacità di incidere sulle dinamiche istituzionali e sugli affidamenti pubblici.
Una decisione destinata ora a essere vagliata nei successivi gradi di giudizio.