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OPERAZIONE ‘TEOREMA’, RESTA IN CARCERE L’EX VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI CROTONE

Prosegue l’inchiesta su sppalti pilotati e presunta corruzione: il Riesame conferma tutto.Respinti i ricorsi delle difese: i giudici blindano l’impianto accusatorio e le misure cautelari. Al centro un presunto sistema per piegare gli appalti pubblici a interessi privati

di REDAZIONE

 –  CROTONE  – 3 MAGGIO 2026 –  Il Tribunale del Riesame non concede sconti e rigetta in blocco i ricorsi presentati dalle difese nell’ambito dell’operazione Teorema, confermando integralmente sia l’impianto accusatorio sia le misure cautelari disposte dal gip. Una decisione netta che, almeno in questa fase, rafforza la linea della Procura su un presunto sistema radicato di corruzione e turbativa d’asta.

“Gli elementi raccolti appaiono solidi e coerenti con il quadro delineato dagli inquirenti”, trapela da ambienti giudiziari.

Le posizioni: chi resta in carcere

Resta in carcere Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia di Crotone, ritenuto dagli investigatori la figura apicale del presunto sodalizio. Confermata la detenzione anche per Giacomo Combariati. Nessun alleggerimento neppure per l’avvocato Francesco Manica, fratello dell’ex amministratore: per lui resta in vigore il divieto di dimora nel territorio provinciale.“Le esigenze cautelari restano intatte”, è la valutazione che emerge dopo la decisione dei giudici.

L’inchiesta: appalti sotto controllo

L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Crotone, coinvolge complessivamente 19 indagati e ruota attorno a una presunta rete capace di condizionare l’assegnazione di appalti pubblici.

Nel mirino, in particolare, i lavori per la manutenzione e messa in sicurezza dell’edilizia scolastica gestiti dall’ente intermedio. Secondo la Procura, le gare sarebbero state sistematicamente pilotate per favorire imprenditori e professionisti “amici”, in cambio di utilità illecite.“Un meccanismo consolidato per piegare la funzione pubblica a interessi privati”, è la ricostruzione accusatoria.

Il rischio di inquinamento delle prove

Le misure cautelari trovano fondamento anche nel concreto rischio di inquinamento probatorio. Gli indagati, secondo gli inquirenti, avrebbero potuto sfruttare la propria influenza sugli uffici amministrativi per alterare documenti o condizionare testimoni chiave. Un elemento ritenuto decisivo per giustificare la linea dura adottata dal gip e ora confermata dal Riesame.

I prossimi passi

I giudici si sono riservati 45 giorni per il deposito delle motivazioni. Solo allora le difese potranno valutare un eventuale ricorso in Cassazione. La partita giudiziaria, dunque, è tutt’altro che chiusa.