OPERAZIONE “BASSO PROFILO”, SEQUESTRATI BENI PER MEZZO MILIONE A UN IMPRENDITORE CATANZARESE
Il destinatario è stato condannato in Appello a 15 anni e 4 mesi . Dia e Questura hanno individuato beni ritenuti di origine illecita e sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati
di REDAZIONE
– CATANZARO – 12 OTTOBRE 2026 – Due quote societarie, due immobili, due beni mobili tra cui una autovettura e un prezioso orologio nonché due rapporti finanziari, polizze vita e buoni minori per un valore complessivo stimato nella cifra di mezzo milione di euro: è quanto sequestrato dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalla Questura di Catanzaro a un imprenditore di Catanzaro, attivo nei settori della nautica e della rappresentanza di ricambi industriali, in ragione della ritenuta pericolosità sociale fondata sul suo coinvolgimento in plurimi procedimenti penali in contesti criminali di tipo organizzato.
Il 24 febbraio scorso è stato condannato in Appello a 15 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Basso Profilo”, coordinata dalla Dda di Catanzaro.
Secondo le risultanze investigative l’imprenditore è stato individuato come figura organica alla locale di ’ndrangheta di Cutro, di riferimento per l’articolazione riconducibile alla cosca Bagnato di Roccabernarda, nel Crotonese. Il contributo contestato avrebbe avuto una precisa natura “imprenditoriale”. A partire dal 2005, secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe operato su Catanzaro al vertice di un’organizzazione capace di produrre sistematicamente fatture per operazioni inesistenti. Un meccanismo che, nella ricostruzione investigativa, serviva a soddisfare le esigenze di altri imprenditori, anch’essi riconducibili a consorterie mafiose alleate.
È in questo quadro, segnato dal coinvolgimento in più procedimenti penali in contesti di criminalità organizzata, che il Tribunale ha disposto il sequestro sulla base della ritenuta pericolosità sociale dell’imprenditore.
Dal 2005 – è emerso dall’attività d’indagine – l’uomo ha apportato alla cosca un contributo di tipo “imprenditoriale” su Catanzaro, ponendosi al vertice di una organizzazione in grado di produrre fatture per operazioni inesistenti in maniera sistematica per soddisfare le esigenze di altri imprenditori anch’essi riconducibili a consorterie mafiose alleate.
Il provvedimento nasce dagli accertamenti economico-patrimoniali disposti congiuntamente dal direttore della DIA e dal questore di Catanzaro, nell’ambito delle procedure previste dal Codice antimafia. Gli approfondimenti hanno consentito di individuare beni intestati o riconducibili all’imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o del loro reimpiego. Gli investigatori hanno inoltre rilevato una sproporzione tra il valore del patrimonio e i redditi dichiarati: uno degli elementi alla base della misura patrimoniale.

















