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NUOVO ANNO GIUDIZIARIO, TAGLIO DEL NASTRO IN CALABRIA

Le parole dei Presidenti e dei Procuratori generali delle Corti d’Appello di Catanzaro e Reggio Calabria. Le affermazioni dell’Avvocatura catanzarese

Fonte: ANSA.IT CALABRIA 

 –  PRESERRE (CZ) –  31 GENNAIO 2026 –  “La piaga purulenta che continua a mettere a rischio, in tutto il distretto catanzarese, il tessuto sano di una comunità che nella stragrande maggioranza dei suoi componenti vorrebbe solo vivere in pace, portare a casa il pane per i figli e dare loro un avvenire migliore, è rappresentata dalla presenza asfissiante e pervasiva della ‘ndrangheta, che nonostante l’impegno costante delle forze dell’ordine e della magistratura, pare perpetuarsi, di padre in figlio, di generazione in generazione”.  Lo ha detto la presidente della Corte d’appello di Catanzaro Concettina Epifanio nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Come scrive il procuratore della Repubblica Salvatore Curcio – ha proseguito – ‘vi è, ormai da tempo, la consapevolezza della gravissima situazione della criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista operante in tutto il Distretto, con articolazioni di strutture criminali di primaria importanza operanti in ogni Circondario. La ‘ndrangheta è ormai riconosciuta come l’organizzazione criminale più pericolosa e più potente tra le mafie .

Ciò in relazione sia ai volumi di affari raggiunti, ed in particolare in relazione ai traffici internazionali di droga, alle attività estorsive, aventi ad oggetto sia le attività commerciali private sia lo svolgimento degli appalti pubblici, sia alla capacità di condizionamento delle attività economiche, sia alla capacità di infiltrazione e condizionamento della società civile e delle pubbliche amministrazioni. La ‘ndrangheta operante nel territorio del Distretto di Catanzaro è risultata, ancora oggi, direttamente interessata alle dinamiche di gruppi criminali operanti nel Nord Italia e che costituiscono proiezione delle cosche di origine e con cui, pure in presenza, spesso, di una loro soggettività ed autonomia operativa, mantengono ben salde le relazioni, sin dalla iniziale richiesta di legittimazione, e di cui spesso si servono per continuare a gestire, a volte in autonomia a volle secondo sistematiche e periodiche direttive'”.

“Tutti i circondari del distretto registrano, dunque – ha detto Epifanio – la presenza di potenti insidiose e temibili associazioni per delinquere di stampo ‘ndranghetista, che hanno un’elevata capacità di condizionamento e d’infiltrazione nel territorio, nei settori economici, istituzionali e politici. Il fenomeno è talmente preponderante che nella Procura di Catanzaro ben 15 sostituti su un organico complessivo di 30 magistrati (il procuratore della Repubblica, 3 aggiunti e 26 sostituti) sono assegnati alla Direzione distrettuale antimafia. E, come evidenzia il procuratore Curcio nella sua relazione, l’impegno che viene richiesto a questi magistrati continua ad essere gravosissimo, anche in ragione del considerevole numero di udienze che vengono tenute anche nei Tribunali circondariali del vasto territorio distrettuale, ubicati a notevole distanza dal capoluogo”.

Le parole del Procuratore generale di Catanzaro

Dal canto suo, il procuratore generale di Catanzaro Giuseppe Lucantonio ha evidenziato che per quest’anno il dato ‘criminogeno’ più allarmante è rappresentato, ancora una volta, dai numeri progressivamente in aumento dei delitti di criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetistico, sia nella forma associativa che in quella estrinsecantesi nei delitti aggravati dal metodo mafioso, in materia di armi, estorsioni, omicidi, con un aumento del coinvolgimento dei minori nelle attività criminali di tale matrice”.

Il Pg, citando il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, ha messo in evidenza che “risulta in costante aumento anche il numero dei procedimenti civili minorili a tutela dei minori comunque coinvolti nei fenomeni di criminalità organizzata di tipo ‘familiare’, con un progressivo incremento anche dei procedimenti civili a tutela dei minori figli di collaboratori di giustizia, anche questi ultimi, nel periodo di riferimento, in costante, progressivo aumento”.

“Significativo e costante – ha detto poi Lucantonio – appare il contrasto ai reati da ‘codice rosso’ in decisa espansione.I  procuratori del Distretto riferiscono di un aumento dei casi denunciati di violenza di genere o in materia di reati da ‘codice rosso’ (in particolare violenze sessuali, stalking, revenge porn e maltrattamenti in famiglia); mentre – per fortuna – non si registrano casi di ‘femminicidio'”.

Gli spunti della presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro

La presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catanzaro Enza Matacera ha rimarcato che “l’Avvocatura, nel riaffermare con determinazione il rispetto più alto per la magistratura e per la sua indipendenza, non invoca rotture, ma chiarezza. Sappiamo che all’interno della stessa avvocatura vi sono voci dissonanti: chi sostiene il sì e chi ritiene preferibile il no. Così come conosciamo e rispettiamo le preoccupazioni manifestate da autorevoli componenti della Magistratura. Ma proprio perché ci muoviamo in un tempo che reclama rigore istituzionale e dialogo leale, sentiamo il dovere di non sottrarci al confronto”.

La separazione, ha sostenuto, “non è un attacco al potere giudiziario. È, piuttosto, una richiesta di coerenza costituzionale e di piena attuazione del principio del giusto processo sancito dall’art. 111 della Carta. In un processo equo, giudice, pubblico ministero e difensore devono agire da posizioni distinte, visibilmente autonome, in un equilibrio che dia forma reale alla terzietà. Sostenere questa riforma non significa indebolire il ruolo del Pm, ma rafforzarne la specificità. Non è un passo indietro, ma un passo avanti verso una giustizia più trasparente, più credibile, più vicina alla percezione di imparzialità che i cittadini legittimamente si attendono”.

Matacera ha anche affrontato il tema del processo telematico che, ha detto, “ha mostrato nel nostro Distretto e in molte altre sedi italiane tutti i suoi limiti: blocchi di sistema, depositi non andati a buon fine, atti ‘scomparsi’, difficoltà d’accesso ai fascicoli. Non è accettabile che simili disfunzioni ricadano sui difensori o compromettano i diritti delle parti.

Non è accettabile che il diritto alla difesa venga subordinato alla buona sorte informatica. La giustizia non può restare ostaggio di un click che non funziona”.

Infine, la presidente del Coa ha parlato anche del “grave episodio di irregolarità nella gestione di fondi dell’Ordine, riconducibile a chi rivestiva un ruolo fiduciario. Eppure, anche da una ferita così dolorosa può nascere un’occasione. Non per dimenticare, ma per riaffermare con ancora più forza chi siamo e cosa vogliamo essere. L’Ordine ha agito con tempestività e fermezza, perché il silenzio, in questi casi, non è mai neutro.

Ha scelto la strada della trasparenza e del rispetto delle regole, senza esitazioni. Ma oggi più che mai, oltre agli atti amministrativi e ai percorsi giudiziari, ciò che serve è uno slancio collettivo di appartenenza”.

Le considerazioni della Presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria

La presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria Caterina Chiaravalloti ha parlato di  “numeri elevati di procedimenti in proporzione ad organici esigui e insufficienti” facendo riferimento sia al settore civile che a quello penale “rispetto al quale è nota la criticità, sia nel primo che nel secondo grado di giudizio, attese le difficoltà conseguenziali alla trattazione dei cosiddetti ‘maxi’ processi di criminalità organizzata, la cui complessità deriva non solo dal numero di imputati e dal numero e complessità dei capi di imputazione, ma, anche e soprattutto, in ragione di una mole rilevantissima di materiale probatorio non sempre adeguatamente selezionato nella fase delle indagini preliminari, con la conseguenza che la trattazione di procedimenti dal carattere ‘ipertrofico’ determina sovente il blocco e/o comunque il rallentamento dell’attività giurisdizionale ordinaria”.

“Tale situazione – ha proseguito – richiederebbe delle adeguate riflessioni soprattutto quanto all’impostazione di tali procedimenti sin dalla fase delle indagini preliminari avuto riguardo, peraltro, al dato del numero elevato dei procedimenti per riparazione per ingiusta detenzione e dell’entità delle somme liquidate a tale titolo”.

La presidente ha puntato il dito sul “numero considerevole di maxi-processi per lo più con imputati in stato di custodia cautelare”.  Processi, questi, che hanno “comportato per lunghi periodi un impiego maggiore delle risorse nei settori penali della giurisdizione con la conseguenza inevitabile di un accumulo di arretrato nei settori civili e di un aumento dei tempi di definizione dei procedimenti. Talune pronunce di annullamento con rinvio e senza rinvio della Corte Suprema di Cassazione proprio in materia di reati in materia di criminalità organizzata impongono una analisi approfondita anche per ciò che attiene le tecniche redazionali delle sentenze che dovrebbero garantire, nel rispetto dei principi basilari del diritto, la stesura di argomentazioni motivazionali ricollegabili al thema decidendum, almeno secondo i criteri propri di un provvedimento giurisdizionale, richiedendosi che la trascrizione ed esposizione delle prove non avvenga in modo acritico e scongiurando il rischio di incorrere in motivazioni eccessive e ridondanti”.

Per quanto la pianta organica, ha detto Chiaravalloti, “la Corte d’Appello di Reggio Calabria risente ancora delle difficoltà cui ha dovuto far fronte per diversi anni in conseguenza di una scopertura di organico che si è attestata sempre ad un indice superiore al 50%, circostanza che ha determinato delle ricadute anche sugli uffici giudicanti del distretto ai quali si è dovuto fare ricorso con applicazioni endodistrettuali per consentire il regolare espletamento dell’attività giurisdizionale”.

“La quasi totale copertura dell’organico – ha detto la presidente – è avvenuta solo nell’anno in corso e in particolare dal maggio 2025 all’esito delle delibere consiliari di tramutamento che hanno determinato la copertura dei posti delle sezioni penali dopo quelle delle sezioni civili. Pertanto, allo stato attuale ancora non si è avuta piena cognizione delle ricadute positive della avvenuta copertura dell’organico”.

 Il passaggio del Procuratore generale di Reggio Calabria 

Il procuratore generale di Reggio Calabria Gerardo Dominijanni ha sottolineato che “è da un po’ di anni che sollevo la problematica delle imprese infiltrate dalla ‘ndrangheta sottoposte ad amministrazione giudiziaria, che vengono condotte a sicura rovina, invece di essere risanate e rimesse sul mercato, preservando così la loro forza lavoro. Il messaggio che veicola questo contesto, lo ripeterò all’infinito, è che la ‘ndrangheta crea occupazione, lo Stato la distrugge”. Sul tema delle aziende sequestrate per mafia, il procuratore generale ha ricordato il protocollo stilato con le banche della regione.

“Dovete sapere – ha detto – che capita sistematicamente che esse, appena vengono a conoscenza del sequestro giudiziario dell’azienda, procedono immediatamente alla revoca o al blocco del fido concesso, con il paradosso che lo Stato, rappresentato dall’amministratore giudiziale, viene ritenuto inaffidabile rispetto al preposto indagato colpito da misura di prevenzione o cautelare. Attraverso il protocollo firmato è prevista una previa interlocuzione con l’autorità giudiziaria finalizzata, anche, a verificare se l’impresa ha margini per poter essere proficuamente amministrata e risanata, oppure se essa fondava la sua attività esclusivamente su criteri non economici e, dunque, va liquidata.

Il protocollo prevede inoltre il coinvolgimento, sinergico, della magistratura, dell’avvocatura, dei commercialisti, e degli istituti di credito, finalizzato ad una migliore gestione delle imprese. È solo un primo, ma fondamentale, passo nella direzione da tue indicata”. A proposito della gestione delle imprese edili sequestrate, inoltre, Dominijanni ha segnalato “la riluttanza degli amministratori a partecipare ai bandi per la demolizione degli immobili abusivi. Ciò e inaccettabile e vergognoso. Per quel che conta, ovvero nulla, il mio invito al giudice delegato è di procedere alla revoca della loro nomina”.