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NEONATA RAPITA A COSENZA, ARRESTI DOMICILIARI REVOCATI A ROSA VESPA: DOPO LA CONDANNA ARRIVA L’OBBLIGO DI DIMORA

 Il gip di Cosenza alleggerisce la misura cautelare dopo la sentenza a 5 anni e 4 mesi per sequestro di persona. Decisivi il percorso terapeutico e il periodo già scontato tra carcere e domiciliari

di REDAZIONE

 –  COSENZA – 26 MARZO 2026 –   All’indomani della condanna in primo grado a cinque anni e quattro mesi per sequestro di persona, cambia il regime cautelare per Rosa Vespa, la 53enne cosentina al centro del caso del rapimento di una neonata. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza ha infatti disposto la revoca degli arresti domiciliari, accogliendo un’istanza presentata dalla difesa circa una settimana prima della sentenza.

Al posto dei domiciliari, il gip ha stabilito per la donna l’obbligo di dimora nel comune di Castrolibero e l’obbligo di firma, misure considerate meno afflittive ma comunque idonee a garantire il controllo giudiziario.

Le motivazioni della difesa e l’accoglimento del giudice

La richiesta avanzata dagli avvocati Teresa Gallucci e Gianluca Garritano si fondava su elementi specifici: la donna, secondo quanto sostenuto dai legali, sta seguendo un percorso terapeutico con una psicoterapeuta e ha già trascorso oltre un anno tra detenzione in carcere e arresti domiciliari.

Il giudice ha ritenuto tali condizioni sufficienti per rimodulare la misura cautelare, pur lasciando inalterato l’impianto accusatorio sancito dalla sentenza di primo grado emessa il giorno precedente.

Il caso: il rapimento della neonata Sofia

I fatti risalgono al 21 gennaio di un anno fa, quando Vespa venne arrestata con l’accusa di aver rapito una neonata di appena un giorno di vita, sottratta dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. La bambina, di nome Sofia, fu ritrovata poche ore dopo nell’abitazione della donna a Castrolibero, vestita da maschietto.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Vespa avrebbe inscenato una gravidanza mai esistita, annunciando anche la nascita di un bambino, chiamato “Ansel”, in realtà inesistente.

Le valutazioni medico-legali

Un elemento centrale nel procedimento è rappresentato dalle conclusioni dei consulenti medico-legali, secondo cui al momento del rapimento la donna non presentava “una struttura psicotica” ed era “lucida”. Una valutazione che ha inciso sulla qualificazione giuridica dei fatti e sulla responsabilità penale accertata dal tribunale.

La posizione del marito e l’archiviazione

In un primo momento era stato arrestato anche il marito della donna, Acqua Omogo Chiediebere Moses, 43enne di origine nigeriana. Tuttavia, nel corso delle indagini, l’uomo ha sempre sostenuto la propria estraneità, dichiarando che la moglie avrebbe agito da sola.

La sua posizione è stata successivamente archiviata, con conseguente scarcerazione.

NEONATA RAPITA A COSENZA, PER ROSA VESPA CINQUE ANNI E QUATTRO MESI DI RECLUSIONE [1]

Gli sviluppi giudiziari

Con la condanna in primo grado e la contestuale revisione della misura cautelare, il caso entra ora in una nuova fase. Restano aperti i possibili sviluppi processuali, mentre la posizione della donna continua a essere disciplinata dalle prescrizioni imposte dal giudice.

Le decisioni adottate si inseriscono nel quadro delle valutazioni cautelari previste dall’ordinamento, distinte rispetto al giudizio di merito già espresso in primo grado.