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MONTAURO RISCOPRE “IL PATIBOLO”: RITO, MUSICA E MEMORIA VERSO LA PASQUA

Nella Chiesa di San Pantaleone un’antica tradizione del ’900 torna a vivere tra meditazione e arte: un percorso collettivo che unisce fede, cultura e identità. Il ritorno di un rito identitario

di REDAZIONE

 – MONTAURO (CZ) –  27 MARZO 2026 –  La comunità di Montauro si prepara a vivere un momento di intensa spiritualità e tradizione con il ritorno de “Il Patibolo”, appuntamento in programma domenica 29 marzo alle ore 18:00 presso la Chiesa di San Pantaleone.

Un evento che affonda le radici nella prima metà del Novecento e che oggi viene riproposto come esperienza culturale e religiosa capace di parlare anche al presente. Non solo una celebrazione, ma un vero e proprio cammino interiore che accompagna i fedeli verso la Settimana Santa.

Meditazione e musica: un dialogo profondo

Fulcro dell’iniziativa saranno le meditazioni di Padre Aldo Mercurio, intrecciate alla composizione musicale del maestro Giovanni Cuccarini. Un dialogo tra parola e suono che restituisce centralità al mistero della Passione di Cristo.

“È un invito a rallentare e a ritrovare il senso più autentico della fede”, spiega Padre Mercurio. “Attraverso la meditazione possiamo riscoprire il valore del sacrificio e della speranza”.

Sulla stessa linea il maestro Cuccarini, che sottolinea il ruolo della musica: “Le note accompagnano l’anima, rendendo più profondo ciò che le parole suggeriscono”.

Tra memoria storica e contemporaneità

Riproporre oggi “Il Patibolo” significa anche restituire voce a una memoria collettiva che rischiava di perdersi. Il rito, infatti, rappresenta una delle espressioni più significative della religiosità popolare locale, capace di unire generazioni diverse.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione delle tradizioni, dove la dimensione liturgica incontra quella culturale, offrendo un’occasione di riflessione anche a chi si avvicina con sguardo laico.

Un invito alla comunità

“Non è solo un evento religioso, ma un momento di comunità”, sottolineano gli organizzatori. “Vogliamo che sia un’occasione per ritrovarsi e condividere un’esperienza di fede e appartenenza”.

L’appuntamento si propone così come un ponte tra passato e presente, in cui la tradizione diventa linguaggio vivo e attuale.