Escalation criminale in città. Indagano i carabinieri mentre la Prefettura convoca il Comitato per l’ordine pubblico. Un episodio che riporta alla mente la gravissima intimidazione subita nel 2017
di REDAZIONE
– VIBO VALENTIA – 29 GENNAIO 2026 – La tensione che da giorni attraversa Vibo Valentia registra un nuovo episodio. Nelle scorse ore un biglietto con contenuti minacciosi è stato rinvenuto sull’autovettura di Francesco Patania, imprenditore vibonese ed ex dirigente della Vibonese Calcio. Un gesto che, per modalità e tempistica, si inserisce in una sequenza di fatti intimidatori ravvicinati.
Patania ha sporto denuncia immediata ai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per individuare l’autore o gli autori del messaggio e verificarne eventuali collegamenti con altri episodi avvenuti sul territorio negli ultimi giorni.
Un clima che si fa più teso
L’episodio non arriva isolato. In un arco temporale ristretto, Vibo e la sua cintura urbana sono state teatro di incendi dolosi e atti intimidatori che hanno colpito opere pubbliche, attività commerciali e beni privati. Un susseguirsi di eventi che ha indotto le istituzioni a convocare, per giovedì 29 gennaio, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura.
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, nessuna pista viene esclusa. Gli inquirenti valutano se i singoli episodi possano rientrare in una strategia intimidatoria più ampia, capace di colpire luoghi simbolici e figure considerate sensibili nel tessuto economico e sociale cittadino.
Il profilo di Francesco Patania
Francesco Patania, 75 anni, è un imprenditore noto nel settore edilizio e una figura conosciuta in città anche per il suo passato sportivo, avendo ricoperto l’incarico di vicepresidente della Vibonese Calcio.
Il suo nome è comparso negli atti dell’inchiesta “Rinascita-Scott”, dove era imputato per associazione mafiosa. Patania è stato assolto con sentenza di primo e secondo grado da tutte le accuse. Secondo l’impostazione accusatoria, poi caduta in giudizio, sarebbe stato ritenuto vicino al clan Lo Bianco-Barba, attivo nel centro storico di Vibo Valentia e nelle aree limitrofe. Negli stessi atti si faceva riferimento anche a legami di parentela con esponenti della cosca Pugliese, detta “Cassarola”, operante nella zona dell’Affaccio, area non distante dal luogo del ritrovamento del messaggio intimidatorio.
Il precedente del 2017 e l’inchiesta Rinascita-Scott
Non è la prima volta che Patania finisce nel mirino di azioni intimidatorie. Nel marzo 2017, nell’ambito del contesto investigativo poi confluito in Rinascita-Scott, davanti alla sede delle società “2 P Costruzioni” e “Patania Costruzioni” venne collocata la carcassa di un delfino morto. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’animale sarebbe stato prelevato dalla spiaggia di Briatico e trasportato a Vibo con l’obiettivo di intimidire l’imprenditore e costringerlo a versare denaro.
Per quell’episodio, le indagini indicarono come esecutori materiali Michele Pugliese Carchedi e Domenico Tomaino, noto come “U Lupu”, ritenuti agire su mandato di Salvatore Morelli, detto “l’Americano”. Quest’ultimo è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 19 anni di reclusione nell’ambito del maxiprocesso Rinascita-Scott, come risulta dalla sentenza emessa nei giorni scorsi. Sull’ultimo episodio le verifiche sono affidate alle forze dell’ordine, che stanno acquisendo elementi utili per chiarire natura e contesto della minaccia.