MARIANO, L’ABBRACCIO DEL PAPA E UNA NUOVA SPERANZA DI CURA PER IL DODICENNTE DI MAIDA
Udienza privata con Papa Leone XIV e presa in carico della Fondazione Bambino Gesù del Cairo: il viaggio di fede e coraggio del ragazzo calabrese
di REDAZIONE
– MAIDA (CZ) – 18 FEBBRAIO 2026 – Un’udienza privata carica di emozione, un viaggio costruito passo dopo passo grazie a una rete di solidarietà, e una promessa di cura che apre un orizzonte nuovo. È quanto vissuto a Roma da Mariano, dodicenne di Maida, ricevuto insieme alla madre da Papa Leone XIV.
A raccontare quei momenti è la madre, Tamara De Fazio, che sui social ha voluto ringraziare chi ha reso possibile la trasferta nella Capitale. Parole che restituiscono la profondità di un cammino lungo dodici anni: “Santità, benedica le mie mani perché le sento stanche e provate dalla battaglia. Abbiamo attraversato l’Italia per 12 anni alla ricerca di un nome e di una cura mentre Mariano ci agganciava forte alla fede”, ha detto rivolgendosi al Pontefice durante l’incontro.
Un dialogo intenso, vissuto nella dimensione della preghiera e dell’ascolto, che per la famiglia rappresenta un punto di svolta non solo spirituale ma anche umano.
La malattia e la presa in carico
Mariano convive con una forma di obesità patologica grave, una condizione ancora priva di una diagnosi definitiva che lo ha portato a pesare quasi 200 chili. Una situazione clinica complessa che richiede un intervento strutturato e multidisciplinare: endocrinologico, nutrizionale, psicologico e riabilitativo.
A farsi carico del percorso sarà la Fondazione Bambino Gesù del Cairo, ente filantropico Ets, che ha assunto la responsabilità esclusiva di coordinare e garantire risorse, competenze e sostegno per il bambino. L’obiettivo è costruire un programma personalizzato che metta al centro la salute, ma anche la dignità e la qualità della vita.
La presa in carico rappresenta un passaggio decisivo, dopo anni di consulti e tentativi alla ricerca di una risposta clinica chiara.
La fede che sostiene
Ad accompagnare Mariano a Roma, tra gli altri, anche il parroco don Carlo Ragozzino, segno di una comunità che non ha mai lasciato sola la famiglia. In questi anni il ragazzo ha continuato a coltivare la sua fede, trasformandola in forza quotidiana.
“Da grande voglio fare il prete”, aveva confidato durante il Giubileo delle persone con disabilità promosso dalla diocesi di Lamezia Terme. Un desiderio nato tra i banchi della parrocchia, dove fino a poco tempo fa aiutava ad animare la messa.
Mariano ama la musica, suona la pianola, compone canzoni. Il suo sorriso, raccontano quanti lo conoscono, riesce a superare il peso delle difficoltà. È un sorriso che parla di resilienza, di talento e di una gioia che resiste.
Una strada che si apre
L’incontro con il Papa e l’impegno concreto della Fondazione segnano oggi un passaggio importante in una storia che intreccia sofferenza, fede e solidarietà. Il percorso clinico è appena iniziato e richiederà tempo, ma la famiglia guarda avanti con rinnovata fiducia.
Il viaggio a Roma non è stato soltanto un pellegrinaggio. È stato l’inizio di una nuova fase, costruita sulla speranza e su un impegno condiviso.


















