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MALTEMPO, IL GOVERNO DICHIARA LO STATO DI EMERGENZA IN SICILIA, SARDEGNA E CALABRIA: PRIMI FONDI PER 100 MILIONI

Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza nazionale per i territori colpiti dal maltempo. Stanziati 100 milioni di euro per i primi interventi, mentre la ricostruzione sarà definita dopo la stima dei danni

di REDAZIONE

 –  PRESERRE (CZ) –  26 GENNAIO 2026 –    Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per le aree di Sicilia, Sardegna e Calabria colpite dal violento maltempo dei giorni scorsi. La decisione è arrivata nella seduta di oggi pomeriggio, su proposta del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, alla presenza dei presidenti delle tre Regioni interessate.

Lo stato di emergenza, come previsto dal Codice della Protezione civile, ha una durata iniziale di 12 mesi, prorogabile per ulteriori 12, e consente l’attivazione di poteri straordinari per fronteggiare le conseguenze immediate degli eventi atmosferici.

La delibera del Consiglio dei ministri e le risorse iniziali

Per coprire i primissimi interventi urgenti, il governo ha deliberato uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. Le risorse serviranno in particolare per le attività previste dall’articolo 25, lettere a, b e c del Codice di Protezione civile, come la rimozione dei detriti, il ripristino dei servizi essenziali e il sostegno alle spese già affrontate dai Comuni.

Nei prossimi giorni è atteso un provvedimento interministeriale che definirà il quadro degli interventi di ripristino e ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, una volta completata la ricognizione dettagliata dei danni da parte delle Regioni.

I presidenti di Regione nominati commissari delegati

Con la stessa delibera, i presidenti di Regione di Sicilia, Sardegna e Calabria sono stati nominati commissari delegati, con ampi poteri di deroga alle procedure ordinarie. A loro spetterà il coordinamento delle attività di ricostruzione e la gestione delle risorse assegnate dal governo.

La scelta punta ad accelerare i tempi degli interventi e a garantire una gestione diretta delle emergenze nei territori più colpiti.

Le parole del ministro Musumeci

All’uscita da Palazzo Chigi, il ministro Nello Musumeci ha chiarito il perimetro dell’intervento governativo. «Il presidente della Regione diventa commissario delegato del governo, agisce in deroga rispetto ad alcune norme ordinarie e dispone delle risorse messe a disposizione, che in questo momento sono 100 milioni per le tre Regioni», ha dichiarato Musumeci oggi, al termine del Consiglio dei ministri. «Servono essenzialmente per far fronte alle prime spese sostenute dai Comuni, cioè la rimozione di detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali».

Il ministro ha spiegato che l’ulteriore fase, quella della ricostruzione, partirà solo dopo la valutazione tecnica dei danni: «Non appena dalle Regioni arriverà un quadro dettagliato dei danni, potremo procedere all’ulteriore stanziamento che invece servirà alla ricostruzione».

Secondo Musumeci, il futuro provvedimento coinvolgerà diversi dicasteri: «Verrà adottato un provvedimento interministeriale, perché su questo tema della ricostruzione interverranno più ministeri: Infrastrutture, Agricoltura, Interno, Lavoro, Imprese, Coesione, Politiche del mare e Turismo».

Urbanistica e ricostruzione: il nodo delle irregolarità

Nel suo intervento, il ministro ha anche richiamato l’attenzione sulle criticità legate alla pianificazione urbanistica. «È probabile che in alcune aree siano state danneggiate cubature non previste o abusive all’inizio e successivamente sanate», ha affermato Musumeci, sottolineando che la responsabilità ricade in primo luogo sui sindaci e poi sui presidenti di Regione, chiamati in alcuni casi a intervenire sulla disciplina urbanistica.

Riferendosi agli effetti delle mareggiate, il ministro ha aggiunto che quanto accaduto impone una revisione delle scelte del passato: «Con questa mareggiata abbiamo imparato che tante cose fatte nel passato con leggerezza e superficialità non possono più essere tollerate».