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LO SFOGO DI BARBIERI A CHIARAVALLE CENTRALE: «CLIMA PESANTE, MA NON ARRETRO. ADESSO QUERELATECI TUTTI»


L’esponente della coalizione civica “Radici e Futuro” affida a Facebook un amaro intervento dopo mesi di esposizione pubblica

di REDAZIONE

 – CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) –  27 AGOSTO 2026 –   «Adesso querelateci tutti». È un titolo provocatorio, ma soprattutto l’amaro sfogo social con cui Saverio Barbieri, esponente della coalizione civica “Radici e Futuro”, descrive quello che considera un clima sempre più pesante attorno al confronto politico a Chiaravalle Centrale.

Barbieri ricostruisce nel suo post una sequenza di episodi che, a suo giudizio, avrebbe accompagnato la sola prospettiva di un suo ingresso nella vita politica cittadina.

«Io non facevo politica. Non avevo incarichi, non avevo candidature, non avevo poltrone da difendere», scrive. Poi il riferimento alla fine dello scorso marzo, quando «cominciasse a circolare pubblicamente la possibilità di un mio impegno politico» e il suo nome, racconta, sarebbe finito sui giornali.

Da quel momento, secondo Barbieri, si sarebbe sviluppata una progressione difficile da considerare ordinaria: «Prima le esposizioni pubbliche. Poi, ad agosto, le vignette e gli attacchi personali. Adesso arriva persino un atto con cui si prende posizione per una querela che coinvolge anche l’associazione di cui faccio parte».

Il punto, però, per l’esponente di Radici e Futuro va oltre la propria vicenda personale. La domanda che pone è infatti eminentemente politica: quale messaggio arriva a un cittadino che decide di esporsi e di partecipare alla vita pubblica?

Barbieri lo traduce in una serie di interrogativi volutamente duri: «“Ragazzi, statevene a casa”? “Non entrate in politica”? “Non fate domande”? “Non disturbate chi governa”?».

Il timore espresso è che il confronto pubblico possa trasformarsi, nella percezione dei cittadini, in un terreno nel quale partecipare significa anche esporsi personalmente. Ed è proprio su questo punto che Barbieri rivendica la volontà di non arretrare.

«Se questo è il messaggio, allora bisogna dirlo chiaramente: ha ottenuto l’effetto contrario», afferma. «Io non mi sento intimidito al punto da arretrare. Mi sento, semmai, ancora più convinto che in una democrazia nessuno debba avere paura di partecipare, criticare, fare domande, controllare gli atti pubblici o scegliere da che parte stare».

Parole nette, accompagnate tuttavia dalla sottolineatura che ogni eventuale controversia debba essere affrontata negli ambiti previsti dall’ordinamento: «Le querele si affrontano nelle sedi competenti. Gli atti si leggono. I fatti si documentano. E delle proprie parole ci si assume sempre la responsabilità».

È dunque soprattutto sul piano politico e civile che Barbieri sposta il confronto. «La politica non può diventare un luogo nel quale chi entra deve mettere in conto di essere additato, esposto e spaventato», scrive.

Poi il passaggio più personale: «Se qualcuno sperava che tutto questo servisse a convincermi a stare zitto, ha sbagliato persona».

Lo sfogo si trasforma infine in un appello rivolto direttamente ai cittadini: «Partecipate. Informatevi. Fate domande. Non abbiate paura». Per Barbieri, infatti, il rischio più grave sarebbe quello di una progressiva rinuncia alla partecipazione: «Un paese nel quale le persone hanno paura di entrare in politica è un paese nel quale la politica rimane inevitabilmente nelle mani di pochi».

Da qui la chiusura, volutamente forte e destinata a diventare anche uno slogan politico: «Adesso querelateci tutti».

Una frase che Barbieri chiarisce immediatamente nel suo significato: «Perché non potete querelare la voglia di partecipare. Non potete intimidire una comunità intera. E soprattutto non potete pretendere che il silenzio diventi la condizione necessaria per vivere tranquilli».

Un intervento che segna quindi un ulteriore irrigidimento del confronto politico chiaravallese, ma che Barbieri utilizza soprattutto per mandare un messaggio: il clima può anche farsi pesante, ma la scelta di impegnarsi pubblicamente non viene rimessa in discussione.

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