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LETTERE A TITO: TURISMO A … DI CANE


Questa lettera non ha altro scopo se non quello di far riflettere sugli inevitabili condizionamenti negativi che l’evidenziata situazione igienica pubblica può avere Immagino che la indignazione non sia soltanto mia

di Domenico LANCIANO (www.costajonicaweb.it)

–  BADOLATO (CZ) –  6 FEBBRAIO 2024 –  Caro Tito, sono reduce da un fine-settimana trascorso in una piccola ma bellissima città d’arte del centro-sud.

Mia moglie ed io abbiamo approfittato dell’insolito bel tempo, in questo inverno ancora mite, per fare un breve giro turistico in questa splendida città e nei suoi immediati meravigliosi dintorni, ingemmati da altre stupende città d’arte.

Un disastro!…

Invece di ammirare i monumenti, i palazzi, la vita cittadina e persino le vetrine dei negozi, e quanto altro … abbiamo dovuto stare attenti a scansare le innumerevoli e abbondanti cacche e le pisce dei cani presenti e lungamente spalmate dai distratti pedoni su strade e marciapiedi.

E ormai sono anni che non mi azzardo più ad attraversare un prato o un giardino cittadino per quante cacche di cani che ci sono.

Eppure pare che la legge parli chiaro … bisogna che l’amico-uomo raccolga adeguatamente la cacca del suo cane.

E le Amministrazioni comunali farebbero bene a lavare e disinfettare periodicamente strade e marciapiedi da urine e residui animali, ripulendo pure i giardini pubblici.

Specialmente d’estate.

Mi meraviglia che persino i commercianti delle principali vie eleganti di una città non si mobilitino per far fare dal Comune un’adeguata e periodica pulizia delle strade.

E’ una situazione che ho notato nelle tante città e cittadine visitate in questi ultimi decenni da Nord a Sud, Isole comprese.

E non ricordo una simile situazione così tanto emergenziale nelle città estere visitate negli ultimi decenni.

Ne volevo scrivere già da tempo, però, considerati i temi sociali più incalzanti ed urgenti, ho tralasciato finora. Ma, quest’ultimo giro turistico mi ha indignato enormemente.

E ritengo che questa delle cacche dei cani stia diventando sempre più una emergenza nazionale pure per i risvolti turistici che ha.

A ciò si aggiunge la criticissima e mai risolta situazione pericolosa dei cani randagi.

A volte la puzza di escrementi animali ci ha fatto scappare da alcune amene vie, belvederi e slarghi medievali, persino davanti a graziose botteghe turistiche o a invitanti ristorantini.

Escrementi e pisce persino davanti alle cattedrali, alle suggestive chiese o attorno a monumenti di pregio.

Quasi che antico significhi sporco.

Secondo la mia esperienza, per ciò che ho osservato finora, non più dell’un per cento di chi ha un cane si dota di guanti e sacchetto per raccogliere la cacca del suo prezioso e amato amico a quattro zampe.

E pare che non ci sia nemmeno sufficiente educazione a ciò.

Brilliamo per improvvisazione, svogliatezza, strafottenza e non-curanza.

1- CANI DI IERI E CANI DI OGGI

Ho molto amato gli animali, essendo nato in piena campagna in mezzo a una vasta comunità di contadini.

Durante i primi 12 anni trascorsi al casello ferroviario di Cardàra mi hanno fatto utile compagnia numerosi cani di vari tipi, in quella mia infanzia solitaria, specialmente da ottobre a maggio quando non avevo coetanei con cui giocare.

Ho l’impressione che ci sia una qualche differenza comportamentale tra i cani di ieri e i cani di oggi, specialmente riguardo i loro bisogni fisiologici.

I cani di ieri erano forse più liberi e più “naturalmente” educati (se non ridotti alla catena), adesso mi sembrano più aderenti al tipo di vita o segregazione domestica e urbana dei loro amici umani responsabili (non voglio dire né padroni né proprietari ma “responsabili”).

Le industrie, si sa, sono solite imporre mode e prodotti.

Così pure per gli animali d’affezione, i condizionamenti delle industrie sono evidenti anche nei comportamenti, specialmente nei rapporti tra persone, cani e gatti.

D’altra parte ce ne possiamo rendere conto nel solo visitare i negozi specializzati per questi e altri amici animali e interi reparti dei supermercati a loro dedicati.

Fino a sconfinare negli eccessi e in quelle che appaiono inutili stranezze ma che forse rispondono a chiare e comprensibili esigenze affettive.

D’altra parte alle industrie interessa vendere non educare.

L’educazione è demandata alle Istituzioni pubbliche (che però vengono sempre più indebolite a favore del privato).

Non esiste ancora (o è ancora poco visibile) l’industria etica.

Specialmente in proporzione al contesto umano e sociale di un riequilibrio e di una ragionevolezza sulle priorità dei bisogni più essenziali (specialmente la salute).

Per non toccare il tasto della demografia (più cani e gatti che bambini nelle case dei paesi opulenti).

2 – CACCA A PROVA DI TURISMO

Questa “Lettera n. 515” non ha altro scopo se non quello di far riflettere sugli inevitabili condizionamenti negativi che l’evidenziata situazione igienica pubblica può avere sul turismo sia interno che estero.

Immagino che la indignazione non sia soltanto mia.

Magari io la esprimo, gli altri se la tengono per sé, però il risultato è che tutto ciò tende a scoraggiare le visite delle città, persino delle città d’arte maltenute.

Ricordo che durante il periodo universitario (1971-77) avevo frequenti occasioni per incontrare studenti e turisti esteri in visita a Roma.

In particolare, mi è rimasta impressa l’indignazione di tre ragazze canadesi che avevano preventivato di riservare (nel loro autogestito tour europeo) una settimana di permanenza a Roma.

Ebbene, dopo appena due giorni, hanno deciso di lascare la “Città Eterna” perché troppo sporca.

Non mi sono capacitato pienamente di tale decisione fino a quando poi nel 1994 ho visitato io il Canada orientale per 22 giorni.

Una pulizia, pure nei bagni pubblici (anche delle autostrade o delle periferie), così tanto accurata che mi ha fatto vergognare dei WC nostrani, pure di bar e ristoranti, angusti e spesso sporchi, persino degli autogrill … cui ho dedicato più di un mio articolo di colore e di protesta ripreso anche da quotidiani web di altre regioni italiane.

Insomma, l’igiene e il decoro urbano e ambientale, che abbiamo in Italia, non sempre aiuta il turismo.

Nemmeno sulle spiagge che dovrebbero essere l’oro nazionale da preservare e valorizzare.

Spesso ci chiediamo come mai l’Italia, che era prima meta turistica in Europa, abbia adesso perso negli ultimi decenni importanti posizioni di preferenza.

Ritengo che uno degli impedimenti che scoraggiano il turismo sia dovuto proprio all’igiene urbana e ambientale, nonché ad una generalizzata carenza di buona accoglienza.

Esistono però le eccellenze, che vengono premiate anche con il turismo degli affezionati.

Ricordo le segnalazioni e le polemiche giornalistiche, evidenziate pure da parecchia stampa estera su abbondanti escrementi animali e umani che hanno caratterizzato a Roma, per un certo periodo, tempo fa, gli immediati dintorni della Stazione Termini e persino alcuni importanti monumenti storici (persino archeologici, come il Colosseo).

Inoltre e in genere l’Italia manca di sevizi igienici pubblici adeguati (come numero e qualità) nei luoghi e nelle città turistiche; non sempre i WC dei bar e dei ristoranti sono accessibili, per un motivo o per un altro.

E così via.

Per non accennare ai rifiuti urbani …

Mancano pochi mesi all’inizi della nuova stagione estiva … con un po’ di impegno da parte di tutti possiamo migliorare di molto l’immagine e la sostanza igienica-comportamentale della nostra Italia!…

3 – SALUTISSIMI

Caro Tito, con questa “Lettera 515” voglio soltanto accennare ad un problema mai affrontato adeguatamente (forse anche per pudore) né quindi mai risolto come sarebbe urgente ed obbligatorio per un Paese veramente civile, specialmente perché dal turismo ricaviamo buona parte della nostra notorietà mondiale e delle risorse economiche nazionali.

L’Italia, tra tanto altro, fa parte del G7 (i primi sette Paesi industriali d’Occidente) ma non va di pari passo con altri parametri di civiltà.

Spero almeno che queste mie riflessioni possano essere utili.

Intanto ti ringrazio per aver voluto condividere questa mia accorata segnalazione e preoccupazione civile e socio-culturale.

Saluto tanto cordialmente te e tutti i nostri lettori

. Alla prossima 516.

A presto!

ITER-City, lunedì 05 febbraio 2024 ore 06.02 – Da 56 anni (dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto” (con Amore).

La foto, cui i diritti appartengono ai legittimi proprietari,  è stata prese dal web.

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