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LETTERE A TITO N. 488: OMAGGIO AD OTELLO PROFAZIO


Affettuoso e riconoscente per il “mastru cantaturi” nato nel 1934 e morto quest’anno

di Domenico LANCIANO (www.costajonicaweb)

 – BADOLATO (CZ) –  3 OTTOBRE 2023 – Caro Tito, la morte di Otello Profazio (più di due mesi fa, domenica 23 luglio 2023) mi ha addolorato davvero tanto.

Tanto da non riuscire a scrivere, in quei giorni di forte lutto generale, anche il mio affettuoso ricordo, unendomi al coro di tutti coloro che Lo descrivevano e Lo omaggiavano, avendolo conosciuto molto molto più di me.

E’ stato un conforto (specie per la famiglia che qui abbraccio) constatare quanto grande sia stato il tributo unanime e popolare per un calabrese tanto caro e raro, anzi unico nel suo genere, quanto prezioso pure per le generazioni future.

E questo omaggio affettuoso e così diffuso dà la caratura dell’uomo e del personaggio.

Ci provo adesso pure io come gesto di riconoscenza per avermi considerato un piccolo amico, pur appartenendo ad un’altra generazione e pur non avendo occasione o motivo di frequentarci.

Infatti, Otello (Rende 26 dicembre 1934) aveva l’età di mio fratello Antonio, nato poco più di tre mesi dopo Lui, venerdì 05 aprile 1935.

E, in un certo senso, lo rispettavo come un fratello maggiore, oltre che come Maestro e Gigante della Calabria.

Sulla sua vita hanno scritto in tantissimi (e in modo più esaustivo di quanto possa farlo io), in particolare “Calabria.Live” di Santo Strati, sia nelle sue edizioni quotidiane che in un commovente fascicolo << https://calabria.live/digital-edition-speciale-otello-profazio/ >> come dovuto “tributo” ad uno dei calabresi più importanti e rappresentativi della nostra anima regionale e dell’anima dell’intero Sud.

Perciò, qui tralascio di dire della sua vita e dei suoi meriti e mi limito ad offrire una testimonianza personale, pure come umile tassello di quel vasto mosaico storiografico che costituisce il vero monumento di questa irripetibile icona del nostro popolo.

Chi ne vuole sapere di più può ricercare in internet, dove sono abbondanti i riferimenti, così come in <<  https://it.m.wikipedia.org/wiki/Otello_Profazio  >>.

L’esilio pseudo-comunista da Badolato, mi ha privato, tra tanto altro, pure della possibilità di avere migliori e maggiori contatti con Otello e chissà se da una qualche probabile (e da entrambi ipotizzata) nostra collaborazione non avrebbe potuto nascere qualcosa di significativo. In fondo, Badolato dista dalla sua casa di Pellaro (RC) meno di 150 km, facilmente raggiungibili sia in treno che in automobile.

Otello stesso si rammaricava (come me) del fatto che stavo distante, pure perché negli ultimi tempi avvertiva Egli stesso l’esigenza di avere più vicini gli amici sinceri e disinteressati. Infatti, ci sentivamo per telefono o whatsapp, sempre più spesso, anche per sua iniziativa.

1 – COME HO CONOSCIUTO OTELLO

Anche se indirettamente, ho conosciuto per la prima volta Otello Profazio come artista quando (nel 1968) da una delle Radio Rai ha cominciato a condurre un programma davvero bello ed interessante “Quando la gente canta” che è andato avanti per tanti anni, fino al 1980. Bello perché si trattava di musica popolare (che a me piace davvero tanto).

Interessante perché ci dava una panoramica sonora di ogni regione italiana e, quindi, potevamo farci almeno un’idea orientativa sulle tradizioni canore delle innumerevoli genti d’Italia dalle Alpi alla Sicilia.

“Quando la gente canta – Musiche ed interpreti del folk italiano presentati da Otello Profazio” questa era la dizione esatta del seguitissimo appuntamento.

Memorabile, nel 1974, l’uscita del suo disco più famoso “Qua si campa d’aria” che ha venduto oltre un milione di copie (record per una opera folk) e Gli ha fatto vincere numerosi premi ed aperto le porte del mondo.

Un manifesto ed inno del Sud sfruttato e dimenticato.

“Sedotto e abbandonato” si direbbe.

E l’ho visto per la prima volta di persona sul palco a Guardavalle Superiore, nell’estate 1970 (se ben ricordo), durante un suo concerto.

Avrei voluto avvicinarlo e parlargli; ma un po’ la grande folla e un po’ la fretta degli amici non me lo hanno permesso. Speravo in una prossima volta.

Ricordo bene, però, e ancora con immenso dolore che, tornando a casa, sul rettifilo della statale 106 (tra Santa Caterina Jonio e Badolato) ci siamo dovuti fermare perché davanti a noi, proprio pochissimi attimi prima, c’era appena stato un gravissimo incidente tra un camion a rimorchio ed una Fiat 500 (quella piccola degli anni 50, per intenderci) i cui due giovanissimi occupanti erano morti sul colpo andando a sbattere contro un albero di acacia ai bordi dell’asfalto, dopo lo scontro di striscio con quel mezzo pesante in piena notte.

Le ruote della piccola utilitaria ancora giravano quando l’abbiamo avvicinata ed abbiamo visto il guidatore decapitato di netto dallo sportello e l’altro riverso sul lato e sanguinante.

Raccapricciante!

2 – NELLA SUA CASA ROMANA NEL 1972

Come ho più volte ho scritto (pure in questa nostra rubrica “settimanale”), il maestro Roberto Gianolio (che il 25 ottobre 1971 ci aveva fatto il primo provino musicale alla RCA di Roma) aveva raccomandato a noi Euro Universal di presentarci ad una seconda audizione con qualcosa di più forte, deciso e originale, dal momento che avevamo le potenzialità per poter incidere un disco e avviarci seriamente verso una vera e seria carriera artistica.

Così, esaminando la tradizione musicale calabrese e il mio amore per la musica e la cultura araba (su cui presto avrei dato un esame universitario), mi è venuto in mente di proporre ai miei amici musicisti del gruppo pop-rock di tentare la via del cosiddetto “pop-islam” (cioè un misto di musica pop occidentale con la musica araba, presente con una qualche eco nella nostra tradizione popolare meridionale, in particolare calabro-sicula).

Dopo vari esperimenti (specialmente con un diverso utilizzo della “chitarra battente” da accompagnamento a solista) nell’estate 1972 eravamo giunti a comporre alcune canzoni “pop-islam” che, perfezionate, avremmo presentato alla RCA nel già programmato secondo provino del 15 gennaio 1973.

Tornato a Roma per gli esami universitari autunnali e in vista di tale provino, volli consultare Otello Profazio e gli chiesi un appuntamento.

Mi fece andare a casa sua (in una zona adiacente al Vaticano, dalla parte di Viale Gregorio VII) e parlammo per una intera mattinata di tanti argomenti, oltre che di musica e di tradizioni popolari.

Pochi mesi prima avevo dato un esame di “antropologia culturale” con Tullio Tentori (Napoli 1920 – Roma 2003) ed uno in sociologia con il prof. Franco Ferrarotti (Palazzolo Vercellese 1926) discutendo una tesina sulla “Condizione femminile in Calabria” (poi pubblicata, in prima parte, dal periodico “Sentiero Calabro” di Soverato).

Rimasi stupiìo, intanto del fatto che tale casa era stipata di ogni genere di dischi (in vinile) bene ordinati nelle scaffalature a tutta parete quasi fino al soffitto.

Una varietà ed una ricchezza unica, sicuramente arricchita dalla collezione presente nella sua casa di Pellaro.

Non mi diede dei veri e propri consigli, però, da quella conversazione ho tratto qualche ulteriore idea di sostegno al “pop-islam” che – nella mia mente – non era soltanto un progetto musicale ma avrebbe potuto essere qualcosa di più pure nei buoni ed utili rapporti con i popoli arabi.

Nel congedarmi, Otello mi fece omaggio di uno dei suoi “33 giri” con una dedica assai cordiale e persino lusinghiera, specchio della sua grande umanità e del suo buon cuore.

Un vero calabrese “antico”.

Il Maestro dimostrava tanto orgoglio (ma anche divertimento) nel dirmi che aveva dato l’esame di laurea con la chitarra.

E restò molto bene impressionato quando Gli ho detto del nuovo uso arabeggiante che facevamo della nostra chitarra battente e ancora di più quando ha ascoltato la pur precaria ed approssimativa registrazione (in musicassetta) delle prime canzoni “pop-islam”.

Tuttavia, quel nostro colloquio non ebbe alcun sèguito né di amicizia né di una qualche collaborazione.

Ciò pure a motivo – penso io – del fatto che Egli era così strapieno dei suoi impegni creativi e professionali che non Gli lasciavano tempo, respiro e spazio per altro.

Infatti mi parlava della sua vita intensamente vissuta e Lo ringraziai davvero molto per il tempo che mi aveva dedicato, certamente oltre ogni mia aspettativa e sicuramente per amore di calabresità.

Ho sempre considerato quell’incontro un grande e memorabile privilegio.

Fu una mattinata assai interessante per me e, spero ancora, pure per Lui se mi ha voluto intrattenere così tanto, parlandomi di sé.

Sembravamo vecchi amici, eppure era la prima volta che ci incontravamo ed io per Lui ero un assoluto sconosciuto fino a quel momento.

In sèguito, meravigliandomi, mi ha dato dimostrazione (anche a distanza di tempo) di ricordarsi di me, di come mi chiamassi e del mio paese Badolato. Il che mi faceva pensare che avesse una memoria di ferro, nel distinguere qualcuno tra le migliaia che aveva modo di incontrare.

Non ultimo, mi ha incantato con la sua parlata reggina, un dialetto che mi è caro fin dall’infanzia, trascorsa in mezzo a indimenticabili ferrovieri provenienti da Reggio e dintorni, tra i quali amo ancora ricordare le famiglie di Saverio Tripodi di Bagaladi e la famiglia di Demetrio Spanò di Ortì (il balcone sullo Stretto).

Famiglie che ho descritto e ricordato alle pagine 217-225 nel secondo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2007).

Mi disse che pure Lui era figlio di ferroviere. Grazie ancora, Otello, per quel prezioso incontro!…

Un incontro con il Mito.

A margine di tale incontro, devo dire che negli anni sessanta, settanta ed i primi ottanta era facilissimo a Roma incontrare (anche a casa loro) personaggi molto famosi o entrare liberamente in un qualsiasi ufficio pubblico o redazione giornalistica (persino dentro la Rai, oggi un vero e proprio bunker), mentre negli anni e nei decenni seguenti la società italiana (forse con e per gli anni del terrorismo) si è blindata all’inverosimile togliendo respiro ai contatti e alle iniziative.

Una società sicuramente più povera, oltre che diffidente ed escludente.

Ho sempre avuto il dubbio che gli anni di piombo ed il terrorismo (rosso e nero) siano stati un’invenzione scientifica concordata tra poteri forti per strozzare la democrazia e la libertà.

Nulla – a mio parere – è dato al caso, specialmente se i fenomeni durano anni e anni e non sono soltanto fatti episodici, ma vengono assistiti e mantenuti con calcolo scientifico, preciso ed accurato. Ed oggi le oligarchie sono frutto di quell’attività scientifica, liberticida e premeditata.

Cosa che andrà sempre più restringendosi a danno di coloro che diventano sempre più ceti subalterni, in balìa e alla mercé della politica elitaria e di un mercato sempre più spietato. Erano meravigliosi quegli anni settanta!

Tra i più democratici e di certo irripetibili, purtroppo. In tutto il mondo erano anni di speranze, di amicizia e di pace, di lotte per i diritti e di utopie.

E in Italia di importanti risultati come la importantissima riforma sanitaria universale (legge 833 del 1978) oggi spietatamente smantellata in una società in cui i ricchi diventano più ricchi e privilegiati ed i poveri più poveri e svantaggiati.

Spesso schiavizzati.

Inoltre, l’accesso all’università anche per noi ragazzi poveri (aiutati con un dignitoso pre-salario) hanno dotato la società italiana di bravi professionisti e di grande vitalità socio-culturale, mentre adesso dobbiamo addirittura importare medici ed infermieri da tanti parte del mondo.

Bel risultato! Specialmente di mancate previsioni e lungimiranze!…

Complimenti alle nostre classi dirigenti di tutti indistintamente i partiti che hanno voluto tutto ciò, massacrando un popolo, indebolendo lo Stato.

E cosa c’è dietro la guerra in Ucraina e dietro le massicce migrazioni?…

E in futuro?…

Guerre stellari?…

Si parlava pure di tutto ciò nelle telefonate intercorse ultimamente tra me ed Otello che appariva sempre più deluso e depresso per tale andazzo …

Lui che credeva, come me, nelle cose belle e in una società davvero più evoluta e più giusta, mentre adesso si assiste ad una paurosa e dolorosa involuzione.

Ne faceva una malattia, da vero progressista e democratico convinto.

3 – CON I FIGLI DI CALABRIA

Ho notato come, per un motivo o per un altro, io ed Otello ci incontravamo per caso all’incirca ogni 15-20 anni.

Ad ogni incontro avevamo però la sensazione di esserci visti la sera precedente, da vecchi amici.

Questo fatto mi stupiva ogni volta.

E sicuramente stupiva pure Lui, a meno che non fosse così per tutti gli altri ed Egli avesse un’innata dote di simpatìa permanente per chiunque (il che è molto probabile, data la sua natura schietta, umanista ed universale).

Negli anni ottanta gli unici contatti che avevo con Otello erano quelli attraverso il gruppo del nuovo folk “I FIGLI DI CALABRIA” di Soverato di cui Lui aveva una grande stima sia artistica che umana.

In particolare, ci scambiavamo messaggi tramite il compianto Vito Maida, anima di quella bellissima realtà amicale e socio-culturale quale è difficilissimo averne una qualche replica.

Infatti, manca oggi l’entusiasmo per l’etica sincera e per la musica autentica; manca lo slancio affettuoso per la propria comunità, per l‘intera identità-Calabria ed è sempre più difficile che possa nascere più un altro Otello Profazio o altri Figli di Calabria.

Vorrei essere smentito, tanto e di vero cuore.

Purtroppo, sono molto pessimista a riguardo e in un rinnovo di tale “epopea” umanista prima ancora che prettamente musicale (che si è espressa ai massimi livelli).

Una “epopea” che ha quasi del miracoloso.

Posso testimoniarlo e affermarlo, io che l’ho vissuta.

Inoltre non ci sono più gli “stakanovisti” di una volta capaci di sacrificarsi all’inverosimile per i propri ideali. Otello e Vito Maida & C.  (i fratelli Pietro, Giacomo e Giovanni Matacera con Pietro Cilurzo, Angelo Laganà e Gaetano Drosi) ovvero due delle “epopee” che reputo purtroppo irripetibili, come altresì ritengo sia unico e non più replicabile un personaggio come Angelo Laganà di Roccella Jonica (musicista, compositore, giornalista, editore, fotografo sociale, ecc.).

Bisogna trovare chi abbia il sacro fuoco della creatività e della testimonianza, della passione per l’amore assoluto per la propria terra e per l’etica universale … un binomio magico (Terra ed Etica) che produce prodigi. Proprio come in Otello, nei Figli di Calabria, in Laganà ed in pochi altri portenti.

Cerchiamo comunque di preparare un’altra epopea!…

4 – SULLE SERRE NELL’ESTATE 1987

Dal 1972, quindi, un lungo salto nel silenzio fino all’estate 1987 quando nel mese di luglio l’ho incontrato per caso ad Elce della Vecchia (una sperduta frazione montana del Comune di Guardavalle sulla nostra montagna delle Serre Joniche (a quota 1100 metri sul livello del mare) dove ero in vacanza per fare ossigenare meglio i polmoni malconci di mia madre.

In questo villaggio di poche centinaia persone, Otello si esibì alla meglio, ma con molto divertimento e sempre con grande e navigata professionalità, cantando e suonando (accompagnandosi solo con la sua chitarra acustica) dal davanzale rialzato di una casa privata davanti a un centinaio di “petracupisi” (abitanti di Pietracupa).

Prima di tale “concerto rurale” molto confidenziale ed efficace (quasi una festa familiare) mi sono intrattenuto con Lui per parlare dello spopolamento dei nostri paesi … perché la gente emigrava, essendosi stancata di … “campare d’aria” … tanto per parafrasare la già citata sua canzone più nota “QUI SI CAMPA D’ARIA”.

Parlando dello spopolamento territoriale, Gli ho detto di quella mia “fresca” iniziativa (ottobre 1986) di “Badolato paese in vendita” che Egli, durante la sua esibizione, ha irriso bonariamente, forse per compiacere il poco pubblico presente fatto di persone semplici, meravigliose e molto umili che nel resto dell’anno si caricavano di lavoro in modo eccessivo e in un ambiente difficile non soltanto perché povero e montano.

Non mi ha mai detto (nemmeno negli anni seguenti) cosa pensasse veramente della vicenda “paese in vendita” … però ho capito dalla sua sensibilità che Egli soffriva per questo stato di cose, per l’emigrazione incessante che svuota sempre di più le nostre comunità.

In quella occasione di Elce della Vecchia Lo avevo esortato a scrivere qualcosa sul “paese in vendita” (come canzone, intendevo, con la sua ben nota amara ironia).

Che io sappia non lo ha fatto e non so se ne ha scritto o detto qualcosa nelle sue famose e divertenti “Profaziate” (una rubrica di commenti salaci che ha tenuto sul quotidiano messinese “Gazzetta del Sud” per circa 30 anni e poi televisivamente da Video Calabria di Crotone).

Penso ancora che Egli abbia perso una buona occasione per ritornare efficacemente su un tema, in fondo, a Lui tanto caro.

Probabilmente e forse perché si sentiva in colpa, alla regia politica nazionale di allora non piaceva l’idea del “paese in vendita” … tanto è che sono stato mandato in esilio.

5 – LA MUSICA CALABRESE NELLE SCUOLE – 1987

Con il compianto Vito Maida (1946-2004), maestro elementare, oltre che grande amico, prezioso poeta e accorato “pontefice” sociale (nel senso che amava creare ponti tra persone e associazioni) ho sempre parlato della necessità di insegnare nelle scuole alle nuove generazioni la cultura calabrese veicolandola anche sotto forma delle tradizioni musicali …. pure per portare all’attenzione non soltanto di scolari e studenti ma altresì di adulti e delle stesse “masse” (dentro e fuori i confini regionali) le problematiche e l’amore per la nostra Terra (come avevano fatto nei loro concerti all’estero, come quello epico in Canada nel 1986).

D’altra parte Vito, assieme ai FIGLI DI CALABRIA, è stato l’artefice di un ben determinato ed efficace progetto di “pedagogia sociale” puntando la sua attenzione poetico-musicale sui personaggi di spicco della Storia del nostro popolo, componendo canzoni (vere e proprie sculture musicali) dedicate, ad esempio, alle figure del teologo e profeta Gioacchino da Fiore (1135-1202), di San Francesco di Paola (1416-1507 oggi Patrono della Calabria), del filosofo Tommaso Campanella (1568-1639), del pittore Mattia Preti (1613-1699), dei risorgimentali Fratelli Bandiera ((fucilati presso Cosenza il 25 luglio 1844) e alle più importanti tematiche come l’emigrazione.

Lui ed io stavamo per comporre una canzone su Re Italo (1500 a.C. circa) fondatore dell’Italia, dell’etica democratica e anticipatore di tutta una serie di valori che sono ancora assai attuali.

Alla fine del mese di luglio 1987 con il cantautore calabrese Claudio Sambiase (nato a Zagarise – CZ – nel 1949 e trapiantato a Milano) ho realizzato a Milano, a mie spese, una raccolta di canzoni che ho voluto intitolare “Badolato paese in vendita” in modo da evidenziare (quando ancora se ne parlava troppo poco) i tremendi danni provocati dallo spopolamento dei borghi (come conseguenza delle migrazioni interne ed estere e delle scellerate e predatorie politiche nazionali ed europee) … un fenomeno che disgregava le isole, la dorsale appenninica e prealpina, le ruralità, interessando in Italia ben cinquemila Comuni e in Europa oltre quindicimila.

Le città scoppiano e i borghi muoiono … questa la triste foto dei nostri tempi attuali. In quella raccolta musicale ho completato i testi di due canzoni “Badolato è tutta una festa” e “Calabria amore e rabbia” poi divenuta “Italia amore e rabbia” (profetizzando l’avvento di Silvio Berlusconi e le frontiere di Trieste e Lampedusa per l’immigrazione attuale da sud e da est). 

Inoltre, con alcuni testi (musicati da Claudio Sambiase) ho voluto raccontare i tempi attuali come in “Fratelli del Mare” 1998 (dedicata ai profughi curdi della nave Ararat ospitati a Badolato borgo) e in “Angelina di Badolato” la prima bambina curda nata in Italia il 22 gennaio 1998 ed ospitata a Badolato.

Dopo il fortuito incontro ad Elce della Vecchia (luglio 1987) ho inviato ad Otello Profazio la musicassetta “Badolato paese in vendita” accompagnandola con una lettera in cui lo esortavo a trattare (al suo elevato livello artistico e carismatico) il tema dello spopolamento (cosa, peraltro, già sollecitata in quella fugace occasione, prima della sua esibizione).

Inoltre, lo esortavo a diventare primo protagonista della musica popolare da portare nelle scuole di ogni ordine e grado.

Quello di portare nelle scuole le musiche popolari ed il cantautorato calabrese è un tema ancora assai presente in me e non manco occasione di esortare tutti a realizzare tale missione pedagogica.

Non solo, ma a tutti raccomando di dare alle stampe le proprie opere (testi letterari e spartiti musicali compresi) sia per dare ai giovani uno strumento di conoscenza e di prosecuzione della tradizione, sia per lasciare traccia e testimonianza del proprio operato.

Nessuno mi vuole ascoltare a riguardo!

Contro i loro stessi interessi, poi.

Ma, se gli Autori non vogliono spendere soldi per far stampare i loro testi e i loro spartiti, ne diano almeno copia alla Biblioteca Calabrese … così ne resti memoria e chi vuole può andare a studiarli e adottarli.

E poi, a costo quasi zero, c’è internet dove evidenziare le proprie Opere, che rischierebbero di perdersi senza una adeguata valorizzazione soprattutto a favore delle presenti e future generazioni!…

Manchiamo di lungimiranza o di che altra cosa?…

Non posso giurare che non esista una qualche STORIA DELLA MUSICA CALABRESE, tuttavia se esiste non è conosciuta nemmeno ai miei livelli di attenzione sociale.

Per la Letteratura Calabrese dobbiamo almeno ringraziare il prof. Antonio Piromalli (Maropati 1920 – Polistena 2003) … per il resto mi sembra ci sia il deserto.

Eppure avremmo urgenza di simili strumenti conoscitivi ed identitari.

Pure per questo bisognerebbe sostenere i titanici sforzi che sta facendo la BIBLIOTECA CALABRESE di Soriano (VV), pur tra tantissime difficoltà, per darci un orientamento sulla consistenza bibliografica della Calabria e sulla Calabria.

Giovedì 13 febbraio 2023 ti ho evidenziato pure il gran lavoro fatto sui più illustri personaggi calabresi dalla Magna Grecia ai giorni nostri  con << https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-449-laltra-calabria-quella-positiva-di-giuseppe-romeo-toscano-da-taurianova-rc/ >>.

Come società calabrese ci dovremmo organizzare un po’ meglio, non credi?…

6 – UNA CANZONE DEDICATA AD OTELLO PROFAZIO

Caro Tito, riguardo Otello Profazio ti do due notizie in assoluta esclusiva, mai trapelate finora o confidate ad alcuno. La prima: il sommo “Mastru Cantaturi” (Maestro dei Maestri o principe del folk autentico) si dimostrava un po’ “geloso” della mia collaborazione con Claudio Sambiase; però non mi ha mai detto che avrei potuto in qualche modo collaborare con Lui.

In fondo, avremmo potuto collaborare in più occasioni e su più fronti (anche da giornalisti): per il “pop-islam” nel 1972 oppure per cantare lo spopolamento (come gli avevo molto timidamente prospettato ad Elce della Vecchia nel luglio 1987) ma anche per portare il folk (tradizionale e d’autore) nelle scuole.

Devo, quindi, confessarti che tale “gelosia” (tra il serio e l’ironico) non era giustificata né assolutamente degna Lui, persona tollerante e benevola; tuttavia fu ripetuta nel tempo, sempre per telefono.

Quasi una fissa.

Ma, ogni volta, evitavo di commentare e la mettevo sullo scherzo.

La seconda: i rapporti personali e professionali erano ottimi tra Lui e Claudio Sambiase che spesso facevano spettacoli insieme, sia in Italia che all’estero.

Gli volevamo e Gli vogliamo molto bene.

Ed è con affetto, stima e riconoscenza per la sua Amicizia ed il suo Valore umano ed artistico che Claudio ed io abbiamo deciso di dedicare ad Otello la canzone inedita intitolata << Cummanda ‘a panza >> (Comanda la pancia).

I versi sono miei e la musica è di Claudio. E’ una canzone alla quale ci stavamo lavorando da almeno dieci anni, sebbene a fasi alterne.

Adesso è pronta e presto sarà registrata adeguatamente per essere immessa nel circuito “Youtube”.

Come puoi immaginare “Comanda la pancia” ha un significato sia fisico che metaforico; quindi, è una canzone di critica al consumismo che produce obesità (fisica e comportamentale) alle persone e al “Potere” che, come imperialismo che non si sazia mai, produce prepotenze varie in giro per il mondo a scapito dei popoli e, in particolare, dei più deboli.

Tale canzone dovrebbe uscire un po’ prima del prossimo Natale 2023 per due motivi fondamentali: 1- Questa festa è il simbolo della frugalità ma noi l’abbiamo trasformata (come altre feste nate più semplici e spirituali) nelle esagerate abbuffate enogastronomiche; 2 – Il Natale è il simbolo della Pace mentre invece i popoli più ricchi non riescono a capire che la Pace esiste se c’è condivisione esistenziale e non sfruttamento degli uni sugli altri a tal punto che le prepotenze producono ingiustizie e sfruttamenti e quindi guerre.

Spero di poterti partecipare, prima possibile, il link tratto da “youtube” per ascoltare tale simpatica canzone che Claudio, con la sua musica, ha reso tanto ironicamente godibile.

Una riflessione sullo stato delle cose con un invito all’amore universale.

Chissà se qualche altro abbia mai dedicato o dedicherà in futuro una canzone ad Otello. Claudio ed io lo abbiano già fatto.

Ed è speculare alla sua più famosa “QUA SI CAMPA D’ARIA” del 1974.

7 – UNA POESIA PER IL ROMANZO DI ROSA GALLELLI NEL 1992

Negli anni seguenti agli incontri a casa sua nel 1972 e ad Elce della Vecchia nel 1987, non ci fu alcun contatto diretto, nemmeno telefonico, con Otello, troppo troppo occupato con il suo lavoro sia in Italia che all’estero.

Eppure ho abitato o comunque frequentato (fino al 1993) la stessa nostra Roma per molti anni ancora (quasi 20), pure dopo aver conseguito la laurea, conservando la camera da studente in Via dei Campani 26 – Scala B interno 6 nel popolare quartiere San Lorenzo (tra Stazione Termini e Città Universitaria). Da dove abitava Otello fino a dove abitavo io la distanza è forse di appena 3 km, più o meno.

Poi, mi ricordai ancora di Lui, nella primavera 1992, quando ero alle prese con l’edizione (giugno 1992) del libro autobiografico “SPIRAGLI da una bocca di lupo” della mia compaesana Rosa Gallelli.

Per far sì che tenessero a battesimo l’esordio da scrittrice di questa mia sfortunata coetanea badolatese, ho scritto a un centinaio di personaggi e personalità famose in campo nazionale ed internazionale.

Il meglio che ho potuto in quel periodo; e al più alto livello possibile.

Mi risposero in 25, tra cui Otello, il quale, a par suo, ha dedicato una bella poesia in dialetto reggino che qui trascrivo in italiano dalla pagina 86 di SPIRAGLI (Presentazione): <<  Non so la storia / che racconta la Rosa … / Ma sicuramente / sarà una gran cosa. / Se Mimmo Lanciano / che è un uomo sociale / l’ha data alle stampe … / vuol dire che vale! / A me non resta / che fare gli auguri / a Rosa Gallelli / e all’editore!  >>.

Otello, è risaputo, era un uomo ed un artista esuberante, davvero instancabile e stakanovista.

E soprattutto umile e generoso; popolare e autentico come la sua Arte.

Di solito non si negava a nessuno.

Era un calabrese verace.

E soprattutto reggino.

Come ti ho accennato sopra, ho capìto fin dalla prima infanzia quanto siano meravigliosi i reggini. In altra lettera ti ho detto di questa mia predilezione per la provincia di Reggio e per i suoi abitanti (cui aggiungo quelli del Vibonese, in particolare delle Serre Joniche).

Prima ancora che io mi interessassi della “Prima Italia” (cioè nell’aprile 1982) ero portato ad intuire che in Calabria ci sono più popoli che convivono, probabilmente legati insieme dalle bellezze e dalla soavità di questa Terra, nonostante tutti i suoi problemi.

Tra questi popoli, specialmente frequentando Pietracupa di Guardavalle e le Serre, ero convinto che ci fosse quello più autentico della Prima Italia.

Cosa che, poi, in questi ultimi anni, mi stanno confermando le ricerche del filosofo Salvatore Mongiardo (con il più antico popolo dei Lacìni) e dalla ricercatrice in antropologia biologica Rosalba Petrilli con lo studio del DNA di alcune enclave risalenti a molto prima della colonizzazione greca.

8 – RACCOGLIERE LE POESIE ISTANTANEE

Non so chi gestirà l’immenso patrimonio culturale lasciato da Otello Profazio, tra cui le innumerevoli poesie spontanee e istantanee donate molto generosamente (qua e là) a parenti, amici e conoscenti.

Sicuramente ci saranno tantissimi altri inediti, tra cui canzoni non ancora pubblicate o soltanto accennate.

Una ricca miniera, insomma!

Spero che gli Eredi vorranno fare una vera e propria Fondazione per valorizzare al massimo possibile il lascito soprattutto artistico (che idealmente è anche patrimonio di tutti, in particolare di noi calabresi).

Nel suo omaggio immediatamente dopo la morte di Otello, il già sopra-ricordato comune amico ed artista Angelo Laganà ha voluto evidenziare in un suo articolo le due poesie che gli ha rilasciato in modo esclusivo e personalizzato ed una dedica sul calendario cartaceo “CalendaVibbu 2013”.

Qualcuno ha detto: “Di Otello Profazio ne nasce uno ogni mille anni”!…

Speriamo di no.

Auguriamoci, infatti, che tra le nuove generazioni sia già nato colui che, sulla sua scia, possa rappresentare ed essere ciò che Otello Profazio è stato ed ha rappresentato per la Calabria, per il Sud e per l’universo-mondo.

Come accennavo sopra, al paragrafo 5, è così tanta la cultura calabrese (specialmente nelle tradizioni popolari e nel folk musicale) che le Istituzioni (e specialmente la scuola e le università) dovrebbero farsi carico della custodia e della valorizzazione di tutto quest’immenso patrimonio … che può autofinanziarsi pure con i diritti d’Autore e con altri introiti e cespiti legati al suo valore e alla sua consistenza.

9 –  CAPO SUD NEL 1999

Come sai già (pure perché ne ho scritto proprio a cominciare dalle primissime “Lettere” in quell’ottobre 2012) nell’estate 1999 ho proposto il “Progetto CAPO SUD” all’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria e alle Amministrazioni municipali formanti la Comunità Montana grecanica con sede in Melito Porto Salvo, la quale – con mio somma soddisfazione – mutò in “Comunità Montana Capo Sud” la sua precedente denominazione, per alcuni anni, per poi adottare quella attuale.

Nella primavera dell’anno 2000 ho chiesto a Otello Profazio, Angelo Laganà e Claudio Sambiase di fare, se possibile, una canzone su tale CAPO SUD che è una delle più belle e significative peculiarità della parte più meridionale della Calabria, tra Brancaleone e Scilla.

Un luogo magico e pieno di energia oltre che unicità geografica. Infatti, il punto esatto più a sud d’Italia (e il terzo punto più a sud d’Europa) ricade proprio in Melito Porto Salvo, quasi al centro tra Brancaleone (Capo Spartivento) e Scilla. Da quella mia idea si sono intitolate “Capo Sud” oltre venti tra aziende, associazioni e negozi, persino una squadra di calcio e un’emittente televisiva locale.

Purtroppo la mia lontananza chilometrica da Capo Sud non mi ha permesso di nutrire tale bella iniziativa, pur avendo ottenuto parecchie adesioni … tanto che avevo già pronta la lettera (tradotta in norvegese da Solange, una signora lingua madre) per chiedere alla Norvegia un gemellaggio con Capo Nord.

Capo Sud è ancora un progetto dalle mille potenzialità, tutte utili in economia come in cultura e in lungimiranza, specialmente se si realizzasse il circuito del “tridente mediterraneo” tra Punta Tarìfa (in Spagna, primo punto più a sud), Capo Matapàn in Grecia e Capo Sud in Italia. Ovvero e non a caso, il tridente del dio Nettuno.

Il maestro Profazio mi ha risposto che non se la sentiva, come quando (nei primi anni 2000) proposi (con un apposito comunicato emesso dall’Agenzia-stampa nazionale ASCA, ufficio di Catanzaro retto allora dal dottore Vincenzo De Virgilio, decano dei giornalisti calabresi) di fare della “tarantella” l’Inno del Sud. Proprio perché unificante di tutte le genti meridionali italiane.

Insomma, il buon e magnifico Otello non ha reputato degna di attenzione o di interlocuzione nemmeno una sola di tutte le mie proposte avanzate fin dal 1972 … però poi si risentiva un po’ (magari pure scherzando ed ironizzando, come era suo carattere) della mia intensa collaborazione con Claudio Sambiase, come ho già annotato. Invece Sambiase e Laganà composero una bella canzone ciascuno su Capo Sud.

Claudio con la mia collaborazione ai testi e Angelo con il testo di Rossella Garreffa, cantautrice di Benestare (RC). Già nello stesso anno 2000 entrambi gli artisti hanno avuto modo di presentare le rispettive canzoni in varie manifestazioni pubbliche, pure nella zona di Capo Sud.

Addirittura Angelo continua a proporla come “Inno alla e della Calabria” persino con una strofa in grecanico antico.

Pare che pure una cantautrice reggina abbia composto una canzone su Capo Sud, ma non ho avuto modo di conoscerla e, quindi, di parlarci e di averne testo e musica.

10 – TRA I MIEI VIP (2007) E TRA I GIGANTI (2010)

L’enorme stima ed il grande affetto per Otello mi hanno portato ad evidenziarlo (come “colonna sonora della mia vita, come “Mastro cantaturi” ed anche come riconoscenza per avermi considerato degno almeno un po’ della sua Amicizia) alla pagina 344 del secondo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (auto-prodotto nel maggio 2007).

Praticamente L’ho inserito tra I MIEI VIP come pochi altri. Gli ho inviato alla sua casa di Pellaro i sette volumi di questa mia collana editoriale. Certo, Gli avrei dedicato molto più spazio di quella sola pagina 344 se avessimo potuto collaborare insieme in qualcuna delle mie iniziative a Lui proposte.

Purtroppo è andata così e certamente non per mia volontà.

Inoltre, il 06 gennaio 2010 (giorno dell’Epifania e della Befana che porta doni) una delle associazioni culturali da me promosse gli “Amici della Calabria nel Molise” (con sede in Isernia) Gli ha assegnato (da notare, già in prima edizione) il << PREMIO GIGANTE DELLA CALABRIA >> assieme ad altri tre grandi e significativi personaggi assai noti ed efficaci per il nostro popolo come il cantautore Mino Reitano, lo storico Antonio Gesualdo, il fondatore della Biblioteca Calabrese Nicola Provenzano.

Un premio, questo, che intendeva ed intende ancora essere il “Premio Nobel della Calabria” e per i Calabresi eccellenti. Leggi in <<  http://www.strill.it/citta/2009/01/assegnati-i-qpremi-nobelq-della-regione/ >>.

Otello Profazio mi ringraziò e mi disse di essere molto lusingato da tale riconoscimento fatto veramente con il cuore e per il valore umano ed artistico del personaggio che tanto ha fatto e continuava a fare per l’identità calabrese dentro e fuori i confini regionali.

11 – LE TELEFONATE NEGLI ULTIMI ANNI

Caro Tito, nei miei scritti (articoli giornalistici o libri) non ho mai trascurato le persone e i personaggi cui ho tributato stima ed affetto, per un motivo o per un altro, quasi sempre perché da Loro ho ricevuto insegnamenti che mi hanno giovato nella crescita umana e sociale.

Così, ho citato spesso pure Otello Profazio, il quale dimostrava di gradire, specialmente negli ultimi dieci anni, quando la sua avanzata età si faceva sentire in tanti modi.

Infatti, mi telefonava per l’una o l’altra citazione che facevo di Lui nei miei lavori di scrittura e di memoria.

A volte amava dilungarsi e raccontarmi di sé.

Non so e non ho mai capito se o quanto si sentisse eventualmente solo, dopo tanta vita attiva e altrettanti successi, che

Gli avevano dato modo di incontrare immense platee di pubblico osannante e più direttamente centinaia di migliaia di persone ed ammiratori.

Certo ha avuto una vita davvero unica ed irrepetibile.

Specialmente nei due anni di pandemia (2020-2021) le telefonate si sono fatte più frequenti.

Abbiamo parlato pure sul destino dei nostri copiosi archivi … il suo sicuramente è davvero gigantesco e assai utile alla cultura Italiana e non solo calabrese.

Eppure mi diceva delle tante difficoltà avute nel cercare chi avesse potuto accoglierlo.

Cosa che mi ha meravigliato tanto …

Come, uno come Lui che ha trovato porte chiuse?!…

Quando invece avrebbe dovuto avere l’imbarazzo della scelta a chi, tra i tanti corteggiatori,

Gli chiedesse di avere tutta la sua eredità documentaria su un periodo epico della musica popolare! … Lui il principe dei cantastorie?!? …

Questo è un sintomo preoccupante della condizione assai precaria della Cultura in Italia!…

Se ben ricordo, mi sembra che abbia detto che gran parte del suo patrimonio etnomusicale pare sia andato ad un Comune silano, in provincia di Cosenza…

Spezzano della Sila (Camigliatello Silano)?…

Per rinfrescare la memoria alle ore 12.10 di giovedì 28 settembre 2023 ho chiesto, per email, a tale Comune di sapere se Otello Profazio avesse donato a Loro un fondo costituito dalla collezione dei suoi dischi (sia in vinile che in CD o DVD).

Subito dopo ho sollecitato una risposta per telefono.

E il riscontro mi è giunto, via email, alle ore 12.51: << Da una indagine interna non abbiamo nulla a riguardo della donazione o fondo Otello Profazio.

Cordiali saluti. >>

In internet ho trovato soltanto i seguenti riferimenti sulla documentazione sonora di Otello Profazio: << http://www.icbsa.it/index.php?it/449/otello-profazio >> e << http://www.archiviosonoro.org/archivio-sonoro/archivio-sonoro-puglia/fondo-profazio/matteo-salvatore-il-nostro-sud/25-profazio-e-buttitta-dialogano-su-matteo-salvatore.html >>.

Mi sembra troppo poco. Forse c’è tanto altro che io non so ricercare.

Importante sarebbe conoscere pure i riferimenti bibliografici.

Insomma, a me pare che ci sia bisogno di lavorare molto per mettere in ordine l’eredità del grande Artista.

Speriamo davvero che si realizzi una Fondazione Otello Profazio e che, oltre ai figli e ai nipoti, intervengano le Istituzioni.

Sembra che siamo sulla buona strada se, ad appena due mesi dalla morte, avrà luogo a Reggio Calabria il Primo Memorial Otello Profazio voluto da Vittorio Caminiti, suo amico e Presidente del Polo del Bergamotto di Reggio Calabria.

12– IL 6 OTTOBRE PRIMO MEMORIAL OTELLO PROFAZIO A REGGIO

Caro Tito, fra qualche giorno, venerdì 06 ottobre 2023 alle ore 18.00 nei locali del Museo Nazionale del Bergamotto avrà luogo la prima edizione del MEMORIAL OTELLO PROFAZIO durante cui verranno dichiarati i vincitori del Premio “Mastru cantaturi” (pure questo in prima edizione assoluta).

Ospite d’onore della manifestazione cultural-canora sarà il musicista di lungo corso Angelo Laganà (nato a Mèlito Porto Salvo nel 1939 e residente a Roccella Jonica), tra i più cari amici del compianto Otello, oltre che pure amico mio da decenni.

A tale bella ed utile iniziativa va il nostro plauso più convinto e riconoscente nel suo momento di esordio, augurando infinite edizioni, una migliore dell’altra.

Intanto, speriamo che nella seconda edizione del “Memorial Otello Profazio” o in qualche altra manifestazione intermedia o collaterale Claudio Sambiase venga invitato per rendere il nostro personale tributo al grande “Mastru cantaturi” con la canzone a Lui dedicata “Cummanda ‘a panza” (che, ripeto, potrebbe essere considerata il controcanto del suo celebre “Qua si campa d’aria”).

Ribadisco, non so se altri Artisti abbiano dedicato una qualche canzone ad Otello, speriamo di sì … sarebbe utile presentarne la rassegna.

Se hai modo e tempo, cerca di partecipare a tale evento.

Abitando a Messina non ti dovrebbe essere difficile.

Nel caso, poi ci dirai.

13 – SALUTISSIMI

Caro Tito, si potrebbe dire ancora e molto di più su Otello … ma internet è pieno di testimonianze di tanta gente che lo ha conosciuto molto più da vicino di me; chi lo volesse può ricercare nel web.

 Personalmente qui mi sono limitato a dare la mia di testimonianza autentica ed originale, limitatamente alle poche occasioni di contatto avute con questo GIGANTE DELLA CALABRIA.

Non ho altro da dire se non che mi dispiace di non avere avuto la possibilità di conoscerLo meglio e più direttamente, forse travolti entrambi dai nostri mille impegni.

In qualche sua telefonata Otello mi ha detto di questo stesso rammarico, anche perché mi ha assicurato (e ciò mi rende lieto) che persone oneste, affettuose e fedeli nel tempo come me ne ha incontrate pochissime, nonostante proprio le pochissime occasioni di contatto.

Mi fa piacere che abbia convintamente capìto ciò ed è proprio per questo che per me ultimamente trovava spesso il tempo di una amichevole seppur veloce telefonata.

Come ti dicevo sopra, ho considerato Otello come il mio fratello maggiore Antonio, suo coetaneo; e ultimamente cercavo di telefonare ad Otello quasi con la stessa frequenza con cui telefonavo ad Antonio (rimasto vedovo e solo, ma autonomo, in Catanzaro Lido e con un figlio a Milano il quale si fa in 4 per tenere monitorato al massimo il padre con una efficace rete di supporto).

 Nel mentre ti ringrazio per voler pubblicare questa mia “488” dedicata ad Otello Profazio, vorrei salutare ed essere vicino, nella solidarietà, non soltanto alla famiglia del grande ed irripetibile Artista, ma anche a tutti coloro che Gli hanno voluto bene e che ne moltiplicheranno la memoria, il valore e l’utilità sociale.

A tale proposito ti voglio evidenziare il link di un affettuosissimo articolo di Pino Nano su uno degli ultimi concerti di Otello svoltosi a Roma il 14 maggio 2022: << https://it.linkedin.com/pulse/otello-profazio-ieri-sera-allauditorium-della-musica-di-pino-nano >>. 

Alla prossima “Lettera n. 489” già pronta da spedire.

Mentre un pensiero affettuoso e speciale va a tutti i nonni, in questo giorno del 02 ottobre a loro dedicato.

Ed Otello era Nonno.

Festeggerà con Nonno Padreterno.

Ciao,

ITER-City, lunedì 02 ottobre 2023 ore 05.29 – Da 56 anni (dal settembre 1967) il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”.

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