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LA POLIZIA SPEGNE 173 CANDELINE, TRA IMPEGNO CONTRO I CLAN, SCUOLA E SICUREZZA È FESTA ANCHE IN CALABRIA


Dalla lotta alla ’ndrangheta alla prevenzione tra i giovani: le celebrazioni in Calabria da Cosenza a Reggio, passando per Vibo e Catanzaro. Discorso dopo discorso, le Questure lanciano un messaggio chiaro: esserci, sempre

Fonte: CALABRIA7.NEWS

PRESERRE (CZ) –  10 APRILE 2025 – In un Paese che spesso si dimentica dei suoi servitori silenziosi, la Polizia di Stato torna a parlare chiaro. E lo fa da Sud, da quella Calabria che è insieme frontiera, trincea e laboratorio. 173 anni di storia non sono solo una ricorrenza, ma un’occasione per ribadire il senso più profondo del mestiere più ingrato e necessario: stare accanto ai cittadini, anche quando i riflettori si spengono.

La Festa della Polizia 2025 si è trasformata in Calabria in un racconto corale di resistenza civile, prevenzione intelligente, lotta alla ’ndrangheta e attenzione alle fragilità.
I questori hanno messo da parte i formalismi e aperto il cuore e la mente: ai giovani, alle vittime, ai colleghi caduti, ai cittadini che pretendono sicurezza ma spesso dimenticano chi la garantisce.

Cosenza | L’abbraccio a Sofia, simbolo di speranza

In piazza XI Settembre, a Cosenza, la festa si è svolta alla presenza del questore Giuseppe Cannizzaro, di autorità civili, militari e religiose nonché di una rappresentanza delle scolaresche del capoluogo bruzio, e ha avuto il volto piccolo e commosso di Sofia, la neonata rapita a gennaio dalla clinica “Sacro Cuore” e ritrovata, sana e salva, grazie al lavoro della Squadra Mobile. Accanto a lei, i genitori Valeria Chiappetta e Federico Cavoto, che hanno detto una frase che vale più di mille discorsi: “Sofia oggi è con noi grazie alla Polizia. Grazie, davvero“.

Il caso – che aveva tenuto l’Italia col fiato sospeso – è diventato emblema del lavoro quotidiano e silenzioso di chi “ci mette la faccia, la testa e il cuore”, come ha scritto anche la premier Meloni, affiancata dai ringraziamenti del governatore Occhiuto.
Poliziotti, uomini e donne veri, capaci di azioni che, per una volta, sono finite sulle prime pagine. Ma che ogni giorno si ripetono, lontano dalle telecamere.

Catanzaro | Linares e l’equilibrio tra tecnologia e umanità

Nel Teatro Comunale di Soverato, la Questura di Catanzaro ha celebrato i suoi 173 anni con uno stile sobrio, ma denso di contenuti e profondo coinvolgimento territoriale. Giuseppe Linares, alla sua prima festa da questore calabrese, ha parlato di una Polizia al passo con i tempi, grazie ai nuovi strumenti tecnologici, ma anche consapevole che “prevenire” significa ascoltare, non solo reprimere. Due i punti cardine: la nascita della Stanza di ascolto protetto per vittime di abusi e violenze, il rafforzamento del Protocollo Zeus, dedicato alla rieducazione degli uomini maltrattanti. Spazio anche ai giovani con video realizzati dagli studenti dell’Istituto Fermi e la proiezione di clip emozionanti su tre agenti in pensione. Linares ha messo in guardia: “Non c’è solo ’ndrangheta: in provincia agiscono sistemi criminali autoctoni ben strutturati. Noi ci siamo. Sempre“.

Vibo Valentia | Ruperti: “La sicurezza è libertà, non un favore concesso”

Con il suo stile istituzionale ma sentito, il questore Rodolfo Ruperti ha aperto la cerimonia di Vibo Valentia con un messaggio forte e chiaro: “La sicurezza pubblica trae solo dalla libertà dei cittadini il suo fondamento. La festa della Polizia è la festa di tutti“.

Un anno di lavoro in numeri: 200.000 persone e 110.000 veicoli controllati, oltre 500 ordinanze di sicurezza pubblica, decine di misure di prevenzione, anche con il contributo della Polizia di Tropea e del Commissariato di Serra San Bruno. Ruperti ha sottolineato la presenza sul territorio della ‘ndrangheta: “Su circa 700 detenuti al 41-bis in Italia, ben 45 sono vibonesi. Non possiamo permetterci distrazioni“. Accanto alla repressione, ha messo l’accento sulla formazione del personale, sulle iniziative contro la violenza giovanile e sul ruolo fondamentale delle scuole: “Solo intercettando le devianze prima che esplodano possiamo costruire un domani migliore“.

Reggio Calabria | La Rosa: “Essere sbirri è una missione, non un mestiere”

Il discorso più diretto e vibrante arriva da Reggio Calabria, dove il questore Salvatore La Rosa ha deciso di guardare negli occhi i suoi uomini e dire la verità: “Non andiamo a lavoro. Andiamo in servizio. Siamo poliziotti, serviamo lo Stato. E non sempre qualcuno ci ringrazia per questo“. Con una capacità narrativa fuori dal comune, La Rosa ha trasformato i dati in racconto di vita quotidiana, parlando della fatica, delle notti, dei rischi e dell’orgoglio di fare parte di un’Istituzione viva.

Tra i numeri: 188 arresti, 226 denunce, quasi 60.000 soggetti controllati, 3.800 servizi di ordine pubblico, 15 divieti di esequie pubbliche per mafiosi, 109 espulsioni di irregolari, 61 ammonimenti per stalking e maltrattamenti.

E poi l’appello ai giovani, senza filtri: “Il crimine offre illusioni e porta alla rovina. Studiate, lottate, non mollate. Chi vi promette facili soldi vi sta rubando il futuro”.

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