LA DENUNCIA DI ‘RADICI E ALI’ A CHIARAVALLE CENTRALE: «CITTADINA SVUOTATA, SERVIZI SMANTELLATI E NESSUNA IDEA DI FUTURO»
Chiaravalle Centrale, veduta
Il movimento civica: “C’è l’idea che basti annunciare un finanziamento ottenuto per dire di aver amministrato …”
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 12 MAGGIO 2026 – “C’è un dato che, più di ogni polemica politica, dovrebbe interrogare la coscienza di chi amministra il Comune di Chiaravalle Centrale: la curva della popolazione che da anni scende senza interruzioni, in parallelo a una spoliazione dei servizi essenziali che procede silenziosa ma inesorabile”.
È su questo asse — demografico e politico insieme — che il movimento civico “Radici e Ali” torna a pungolare l’amministrazione guidata dal sindaco Domenico Donato, con un comunicato che non lascia spazio a interpretazioni: “Chiaravalle si sta svuotando, e chi ha la responsabilità del governo cittadino non ha presentato una sola proposta seria, organica, credibile per invertire la rotta”.
“I numeri parlano chiaro e non ammettono repliche — esordisce il movimento — Chiaravalle Centrale perde residenti anno dopo anno, in modo costante. I giovani vanno via per studiare e non tornano più. Gli anziani restano, ma sono sempre più soli, sempre più esposti. Questa non è opinione, è statistica. È quello che si vede camminando per le vie del paese e contando le saracinesche abbassate”.
Il movimento centra il fuoco sul simbolo per eccellenza dell’immobilismo amministrativo: l’ex ospedale “San Biagio” e il progetto di riconversione in Casa della Salute, annunciato da anni e ancora oggi privo di un cronoprogramma certo. “La Casa della Salute — scrive “Radici e Ali” — è la metafora perfetta di questa amministrazione: un cartello, una conferenza stampa, una foto, un comunicato di prammatica e poi il nulla. Anni di nulla. E il sindaco, che dovrebbe essere il primo interlocutore politico dell’ASP e della Regione su questo tema, tace. Non un comunicato di pressione, non un atto consiliare di indirizzo, non una mobilitazione istituzionale. Silenzio”.
Il passaggio successivo del comunicato è quello che il movimento definisce “il nodo politico vero”. “Si può anche accettare, in un momento di crisi profonda, di non avere tutte le risposte. Quello che non si può accettare è di non avere nemmeno le domande. Questa amministrazione non ha mai presentato al Consiglio comunale un piano strategico. Non ha mai aperto un tavolo di confronto. Non ha mai messo in fila una proposta organica. Ha gestito l’esistente, ha tagliato il nastro a qualche intervento di manutenzione spacciandolo per visione, ha celebrato sui social un decespugliatore in azione come se fosse una rivoluzione urbanistica. Ma di futuro, di idea di città, di Chiaravalle del 2030, non si è mai parlato. Mai”.
Particolarmente duro il passaggio sul rapporto tra amministrazione e cittadini: “I chiaravallesi meritano risposte, non rassegnazione. E il sindaco, che dovrebbe battere i pugni sui tavoli giusti, dov’è? Dove sono le sue interrogazioni formali alla Regione Calabria? Dove sono le richieste pubbliche di un cronoprogramma per la Casa della Salute? Non ci sono. Ci sono i post sui social, ci sono le foto inaugurali, ci sono gli annunci. Della sostanza, nemmeno l’ombra”.
E poi il capitolo lavoro e attività economiche: “Chiaravalle perde anche commercianti, artigiani, piccole imprese. Le saracinesche che si abbassano sono ferite aperte sul tessuto sociale di un paese. Eppure, non c’è un piano comunale, non c’è un’agenda per l’attrazione di investimenti, non c’è una strategia. Si naviga a vista, si reagisce alle emergenze quando proprio non si può fare altro, si annunciano cose che poi non si fanno o si fanno male. È un metodo di governo che, in tempi normali, sarebbe già grave. In una cittadina che si sta spopolando, è una colpa storica”.
Ed è proprio su questo punto che il movimento concentra una delle riflessioni più affilate dell’intero comunicato, quella destinata a smontare alla radice la principale narrazione autocelebrativa dell’amministrazione: l’idea che basti annunciare un finanziamento ottenuto per dire di aver amministrato. “Va detto con chiarezza una volta per tutte — scrive “Radici e Ali” — non è propagandando l’aver ottenuto questo o quel finanziamento che si cambia la realtà di un paese. Quella, semmai, è l’azione minima e indispensabile per poter dire di essere un’amministrazione: intercettare le risorse disponibili è il punto di partenza, non il traguardo. È il pavimento, non il tetto. È il dovere d’ufficio di chiunque sieda nei palazzi comunali, non il merito personale di un sindaco. Eppure, a Chiaravalle Centrale si è costruita una vera e propria liturgia del finanziamento ottenuto: la conferenza stampa, il post entusiastico, il selfie, il comunicato che annuncia la rivoluzione imminente. E poi? Poi, troppo spesso, il nulla. O peggio: l’opera realizzata e rimasta chiusa, la struttura riqualificata e mai consegnata a una funzione viva”.
“Il nodo chiave — incalza il movimento — è esattamente questo: un finanziamento, per quanto cospicuo, se non è inquadrato in una politica attiva di occupazione e di sviluppo, resta lettera morta. Diventa una targa appesa al muro, una rendicontazione formale da chiudere, una pratica burocratica da archiviare. Non genera lavoro stabile, non attrae nuovi residenti, non produce indotto economico, non crea condizioni perché un giovane decida di restare o di tornare.
Chiaravalle Centrale è disseminata di esempi di questo tipo che richiamano precise responsabilità della politica: opere realizzate con fondi pubblici e poi rimaste chiuse, immobili riqualificati e mai destinati a una funzione concreta, spazi recuperati e lasciati a deperire perché nessuno aveva pensato — prima — a cosa farne, con chi gestirli, dentro quale visione collocarli. Il finanziamento, da solo, non amministra.
Amministrare significa stabilire una direzione politica, costruire una filiera tra il finanziamento e i suoi effetti reali sulla vita delle persone, mettere in campo politiche del lavoro, della formazione, dell’attrazione di impresa, della valorizzazione del territorio che diano senso e durata a quell’investimento. Tutto questo, qui, manca da anni. E senza di questo — è il punto su cui non saremo mai abbastanza chiari — ogni annuncio di finanziamento è soltanto un’altra cartolina, un’altra fotografia, un’altra promessa che il tempo si incaricherà di smentire”.
La nota si chiude: “Quello che abbiamo oggi è un’amministrazione che gestisce il presente con affanno e che del futuro non sa, non vuole o non può occuparsi. E ogni mese che passa senza una svolta è un mese in cui un’altra famiglia fa le valigie, un altro giovane prende il treno e non torna, un altro anziano si rassegna a una sanità sempre più lontana. Non è un destino. È una scelta politica. E come ogni scelta politica, ha responsabilità precise. Quelle del sindaco Donato e della sua maggioranza”.

















