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LA DDA DI CATANZARO BLINDA IL CARCERE PER TRE DEL “CLAN DEI GAGLIANESI”: IL RICORSO IN CASSAZIONE DELLA PROCURA ANNULLA LA SCARCERAZIONE DEL RIESAME

Riconosciuta la “gravità indiziaria” e la piena operatività dell’aggravante mafiosa per i reati di estorsione e lesioni. La Procura vince il braccio di ferro

di REDAZIONE 

 –  CATANZARO –  22 OTTOBRE 2025 –   La tenacia della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro ha portato al ripristino della misura cautelare in carcere per due figure di spicco, presunti membri del “Clan di Gagliano”. Nei giorni scorsi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno dato esecuzione a due provvedimenti, emessi dal locale Tribunale del Riesame, che hanno ristabilito la custodia cautelare.

I due indagati, già coinvolti in una vasta operazione che lo scorso 27 febbraio aveva portato all’arresto di ventitré persone per reati che spaziavano dall’associazione di tipo mafioso all’estorsione, alla rapina e all’usura, erano stati precedentemente scarcerati a seguito di una parziale riforma del provvedimento cautelare da parte del Tribunale del Riesame. In quell’occasione, il Riesame aveva ritenuto non sussistente la gravità indiziaria per l’ipotesi di associazione di tipo mafioso e per l’aggravante delle modalità mafiose.

Il giudizio della Suprema Corte e la conferma del metodo mafioso

La svolta è arrivata grazie al ricorso per Cassazione presentato dalla DDA. La Suprema Corte, accogliendo l’istanza, nel luglio scorso ha annullato con rinvio l’ordinanza del Riesame. In sede di rinvio, il Tribunale del Riesame ha dovuto rivedere la sua posizione, confermando l’ordinanza originaria del G.I.P.

Tale pronuncia ristabilisce non solo la gravità indiziaria sull’appartenenza al “Clan di Gagliano” – un’organizzazione ritenuta attiva nel capoluogo calabrese sin dal 2014 – ma anche l’applicazione dell’aggravante mafiosa per reati come estorsione e lesioni personali. Di conseguenza, è stata disposta nuovamente la custodia cautelare in carcere.

Un precedente recente: il terzo indagato

Un percorso giudiziario analogo aveva interessato, alla fine di settembre scorso, un altro indagato facente parte dello stesso sodalizio. Anche in quel caso, l’annullamento del provvedimento restrittivo da parte del Riesame era stato ribaltato dal ricorso della Procura in Cassazione, che aveva rinviato gli atti al Tribunale Distrettuale del Riesame per una nuova pronuncia. Anche per questo terzo individuo, l’esito è stato il ripristino della misura cautelare in carcere.

Le indagini: l’ombra di Cutro e Isola Capo Rizzuto

L’intera attività investigativa, coordinata dalla Dda e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale, ha coperto un arco temporale significativo, basandosi su complesse intercettazioni e riscontri sul campo. Le risultanze, limitate alla fase cautelare, delineano un quadro di gravità indiziaria sull’operatività di questo clan storico, dedito a reati contro il patrimonio e la persona, ma soprattutto in stretto collegamento con le locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro (KR), oltre che con altre cosche calabresi.

Si ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che la ricostruzione degli accadimenti dovrà trovare successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.