Ribaltata la misura cautelare per Giuseppe Nicola Parretta. Nuovo riesame per Agazio Andreacchio
di REDAZIONE
– BADOLATO (CZ) – 5 LUGLIO 2025 – Un colpo di scena giudiziario segna una svolta nell’inchiesta “Ostro-Amaranto” della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. L’ex sindaco di Badolato, Giuseppe Nicola Parretta, è tornato in libertà dopo che la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza che disponeva per lui gli arresti domiciliari, nell’ambito dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Nel frattempo, si riapre il capitolo della misura cautelare per Agazio Andreacchio, mentre le posizioni di altri quattro indagati si definiscono.
Le Accuse Iniziali e la Sentenza della Cassazione
L’inchiesta “Ostro-Amaranto” aveva portato all’arresto di 29 persone, coinvolgendo anche i vertici dell’amministrazione comunale di Badolato, ritenuta dagli inquirenti condizionata dalla volontà di Antonio Paparo, imprenditore considerato espressione della cosca Gallace di Guardavalle. Le accuse contestavano a Parretta, in concorso con gli ex assessori Fiorenza e Giannini e altri indagati, l’organizzazione di riunioni pre-elettorali per le amministrative del 2021, al fine di favorire l’elezione di specifici candidati, sfruttando la forza di intimidazione del sodalizio mafioso dei Gallace.
In quel contesto, Giuseppe Nicola Parretta venne eletto sindaco con la lista “Vivi Badolato”, mentre Ernesto Maria Menniti divenne assessore e vicesindaco. Micol Paparo, figlio di Antonio, fu eletto consigliere con il più alto numero di preferenze e nominato assessore con deleghe significative. Anche Andrea Bressi e Antonella Giannini furono nominati assessori, quest’ultima, nonostante i pochi voti, su presunta imposizione di Paparo.
Tuttavia, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della difesa (avvocati Salvatore Staiano e Giuseppe Mussari), ha annullato senza rinvio le precedenti ordinanze del Tribunale del Riesame e del GIP di Catanzaro. Questa decisione ha di fatto escluso il coinvolgimento di Parretta in un patto politico-mafioso. La Suprema Corte aveva già escluso la rilevanza penale per il presunto accordo tra i coniugi Fiorenza e Giannini e Antonio Paparo, rilevando l’assenza di una “promessa di voti in cambio di utilità”, elemento essenziale per la configurazione dello scambio elettorale politico-mafioso. I voti di Antonella Giannini sono stati considerati un “mero riempitivo” per la presentazione formale della lista, non derivanti da intimidazioni o accordi illeciti, ma volti unicamente a garantire la legalità della competizione elettorale.
Scioglimento del Comune e Nuovi Sviluppi Cautelari
Nonostante le recenti statuizioni della Cassazione in merito alle singole posizioni, è bene ricordare che l’inchiesta della DDA di Catanzaro aveva già condotto allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Badolato, con un decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’Interno. La commissione d’accesso aveva evidenziato una “penetrazione capillare” della criminalità organizzata, con una gestione alterata della cosa pubblica e al servizio di interessi mafiosi, tra cui appalti e assunzioni.
Ad oggi, per Parretta, Fiorenza e Giannini è venuta meno la gravità indiziaria e, per decisione della Cassazione, sono tornati in libertà.
La Posizione di Andreacchio e Altri Indagati
Nell’ambito della stessa indagine, la sesta sezione della Corte di Cassazione ha disposto un annullamento con rinvio per la posizione di Agazio Andreacchio (difeso dall’avvocato Vincenzo Cicino), anch’egli sottoposto a misura cautelare agli arresti domiciliari. Per Andreacchio, accusato di procurata inosservanza della pena aggravata dal metodo mafioso, gli atti torneranno a Catanzaro per un nuovo esame sulla misura cautelare.
La Cassazione, invece, ha respinto i ricorsi presentati da Franco Aloi, Antonio Ussia, Cosimo Sorgiovanni e Giuseppe Bava, anch’essi accusati di procurata inosservanza della pena. Tutti e cinque, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbero aiutato Cosimo Damiano Gallace, Antonio Gallace e Leotta Cosmo a sottrarsi alle ricerche delle autorità volte a eseguire un ordine di carcerazione. Dunque, per Andreacchio il processo sulla misura cautelare si riapre, mentre per gli altri la decisione è definitiva.