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INCHIESTA OSTRO-AMARANTO, BADOLATO DIVISA IN DUE: LA MAGGIORANZA DEGLI IMPUTATI SCEGLIE IL RITO ABBREVIATO

Nell’indagine che ha azzerato l’amministrazione comunale di Badolato, 51 imputati puntano allo sconto di pena del rito abbreviato, mentre 7 scelgono l’ordinario, tra cui l’ex sindaco. Al centro ’ndrangheta, politica e affari

di REDAZIONE

 – BADOLATO (CZ) –  26 GENNAIO 2026 –   Il procedimento nato dall’inchiesta “Ostro-Amaranto” entra nella sua fase decisiva e si biforca. Sono 51 gli imputati che hanno optato per il rito abbreviato, mentre solo sette hanno scelto di affrontare il rito ordinario. Tra questi ultimi figura anche l’ex sindaco di Badolato Giuseppe Nicola Parretta, nome che per gli inquirenti rappresenta uno dei nodi politici più rilevanti dell’indagine.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, aveva portato il gip distrettuale a disporre 29 misure cautelari, in un blitz che – secondo l’accusa – avrebbe di fatto decapitato i vertici dell’amministrazione comunale, ritenuta permeabile agli interessi della cosca di Guardavalle.

Il presunto sistema: appalti, voti e intimidazioni

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’intero impianto investigativo ruota attorno a un sistema criminale strutturato, capace di incidere su appalti pubblici pilotati, di orientare elezioni amministrative e di imporre un clima di intimidazione nei confronti di imprenditori e cittadini refrattari al pagamento del pizzo.

La Dda contesta anche la creazione di imprese intestate a prestanome, ritenute funzionali agli interessi economici della cosca, e una fitta rete di ritorsioni e minacce per mantenere il controllo del territorio.

La latitanza e il comando dal bunker

Figura centrale dell’indagine è Cosimo Damiano Gallace, indicato come il vertice della cosca. Per l’accusa, Gallace avrebbe continuato a dirigere le attività criminali anche dopo l’emissione dell’ordine di carcerazione del 25 novembre 2020, impartendo direttive su traffici di droga, estorsioni e alleanze criminali.

Secondo gli atti, la cosca sarebbe stata in grado di garantire latitanze protette, con bunker dotati di sistemi di videosorveglianza e allarmi, oltre a mezzi e supporto logistico per gli spostamenti del boss e dei familiari. Contestato anche il coinvolgimento del sodalizio nel traffico di armi, comprese armi da guerra provenienti dall’area balcanica, e nello spaccio internazionale di stupefacenti.

Il ruolo degli affiliati e la rete di supporto

L’accusa attribuisce a Domenico Vitale, indicato come braccio destro del boss, la gestione delle risorse economiche del clan, destinate al sostegno delle famiglie dei detenuti e alla cosiddetta “bacinella”, il fondo comune della cosca. Altri soggetti avrebbero avuto il compito di recupero crediti, fornitura di documenti falsi e monitoraggio dei movimenti delle forze dell’ordine sul territorio di Guardavalle e dei comuni limitrofi.

In questo contesto si inserirebbe anche il ruolo dell’imprenditore Antonio Paparo, ritenuto dagli inquirenti espressione della cosca, che – secondo l’accusa – avrebbe favorito la procurata inosservanza della pena del boss e curato interessi imprenditoriali del clan attraverso società a lui riconducibili, utilizzando anche strumenti di comunicazione criptata.

Il presunto voto di scambio a Badolato

Uno dei capitoli più delicati dell’inchiesta riguarda il presunto scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali di Badolato dell’ottobre 2021. Secondo la Dda, Paparo, insieme ad altri imputati, avrebbe organizzato riunioni e accordi per orientare il voto e assicurare la vittoria di candidati ritenuti vicini agli interessi della cosca, facendo leva sulla forza intimidatoria del gruppo Gallace.

In base all’ipotesi accusatoria, l’operazione avrebbe portato all’elezione di Giuseppe Nicola Parretta a sindaco e alla successiva assegnazione di nomine assessoriali e incarichi strategici, anche a fronte di risultati elettorali marginali. Una ricostruzione che ha prodotto un vero terremoto giudiziario per il Comune.

Il passaggio davanti al giudice

Per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, il processo proseguirà l’8 febbraio. L’udienza preliminare per coloro che hanno optato per il rito ordinario è invece fissata per la prossima settimana.

Va ricordato che, sul piano amministrativo, la vicenda ha già avuto conseguenze rilevanti, pur a fronte di una pronuncia della Corte di Cassazione che ha escluso l’esistenza di un patto politico-mafioso in senso tecnico-giuridico, senza però azzerare il quadro accusatorio complessivo contestato dalla Dda.

I nomi di coloro che vanno in abbreviato

Hanno scelto il rito abbreviato Loredana Abate, 50 anni, di Isca sullo Ionio; Antonio Afflitto, 48 anni, di Badolato; Maria Altamura, 40 anni, di Badolato; Francesco Aloi, 57 anni, di Guardavalle; Agazio Andreacchio, 48 anni, di Giaveno; Cosimo Andreacchio, 23 anni, di Guardavalle;  Giuseppe Bava, 48 anni, di Anzio; Andrea Bressi, 61 anni, di Badolato; Antonio Bressi, 38 anni, di Davoli;  Nicola Chiefari, 52 anni, di Bucine; Ilario Comito, 57 anni, di Stilo;  Giuseppe Antonio Fiorenza, 48 anni, di Badolato; Giuseppe Foti, 48 anni, di Stefanaconi; Pasquale Franco, 44 anni, di Roma; Angelo Gagliardi, 30 anni, di Guardavalle; Bruno Gagliardi, 37 anni, di Guardavalle; Domenico Gagliardi, 36 anni, di Guardavalle; Antonio Galati, 56 anni, di Guardavalle; Francesca Galati, 27 anni, di Guardavalle; Francesco Galati, alias fascista, 48 anni, di Guardavalle; Cosimo Damiano Gallace, 64 anni, di Guardavalle; Domenico Gallelli, 50 anni, di Badolato; Domenico Geracitano, 24 anni, di Guardavalle; Antonella Giannini, 48 anni, di Badolato; Francesco Giorgi, 28 anni, di Bovalino; Massimiliano Giorgio, 50 anni, di San Sostene; Fernando Grande, 40 anni, di Isca sullo Ionio; Gregorio Grande, 51 anni, di Isca sullo Ionio; Saverio Grande, 45 anni, di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio; Vincenzo Grupico, 36 anni, di Marina di Gioiosa Ionica; Ernesto Maria Menniti, 75 anni, di Badolato; Marco Ottaiano, 31 anni, di Rho; Angelo Paparo, 55 anni, di Badolato; Antonio Paparo, 63 anni, di Isca sullo Ionio; Gregorio Paparo, 61 anni, di Badolato; Maicol Paparo, 31 anni, di Badolato; Nicola Paparo, 24 anni, di Badolato; Pasquale Paparo, 33 anni, di Badolato; Pasquale Paparo, 27 anni, di Badolato; Rosa Maria Paparo, 65 anni, di Isca sullo Ionio; Antonio Cosimo Perronace, 31 anni, di Guardavalle; Ivano Piperissa, 49 anni, di Isca Marina; Giovanni Renda, 63 anni, di Santa Caterina dello Ionio; Moreno Rocco Riitano, 38 anni, di Guardavalle; Giuseppe Riitano, 30 anni, di Guardavalle;  Cosimo Sorgiovanni, 47 anni, di Monasterace; Antonio Ussia, 38 anni, di Guardavalle; Bruno Vitale, 28 anni, di Sedriano; Domenico Vitale, 56 anni, di Terricciola; Domenico Vitale, 49 anni, di Guardavalle. Per loro il processo proseguirà il prossimo 8 febbraio.

Ecco chi va in ordinario

Cesare Antonio Arcorace, 36 anni, di Aschaffenburg (Germania); Enrico Cacciotti, 40 anni, di Roma; Massimo Carè, 43 anni, di Guardavalle; Roberto Ferrara, 72 anni, di Roma; Liberato Riitano, 31 anni, di Guardavalle; Carmela Russo, 42 anni, di Badolato; Giuseppe Nicola Parretta, 69 anni, di Badolato. L’udienza preliminare proseguirà lunedì prossimo.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo gli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Varano, Mauro Ruga, Giuseppe Gervasi, Vincenzo Sorgiovanni, Giuseppe Germanò, Vincenzo Garruba, Vincenzo Maiolo Staiano, Sergio Callipari, Alessio Scala, Giuseppe Vetrano, Guido Maria Crea, Alfredo Arcorace, Valentina Romagnoli, Costanza Pedrotti, Giuseppe Mussari, Alice Piperissa, Lucrezia Staiano, Livio Muscatiello, Teresa Ermocida, Sergio Rotundo, Riccardo Misaggi, Vincenzo Larocca, Domenico Pietragalla, Annamaria Domanico, Francesco Lojacono, Eleonora Ferrillo, Alessandro Bavaro, Natale Ferraiuolo.