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INCHIESTA “OSTRO-AMARANTO”: ANNULLATI GLI ARRESTI PER EX ASSESSORI DI BADOLATO, TORNANO IN LIBERTÀ

La Cassazione annulla senza rinvio le misure cautelari per Giuseppe Fiorenza e Antonella Giannini, accusati di voto di scambio politico-mafioso. Mentre l’inchiesta della Dda di Caanzaro ha già portato allo scioglimento per mafia del Comune, le indagini proseguono sul patto che avrebbe asservito l’amministrazione al volere della cosca Gallacet

di REDAZIONE

 –  BADOLATO (CZ) –  6 GIUGNO 2025 –  Tornano in libertà Giuseppe Fiorenza, 49 anni, e la moglie Antonella Giannini, anche lei 49enne, entrambi ex assessori del Comune di Badolato. Erano stati destinatari di una misura cautelare agli arresti domiciliari per voto di scambio politico-mafioso nell’ambito dell’inchiesta della DDA di Catanzaro denominata “Ostro-Amaranto”. L’operazione, che ha portato all’arresto di 29 indagati disposti dal gip distrettuale Sara Merlini, ha di fatto “decapitato” i vertici dell’amministrazione di Badolato, ritenuta dagli inquirenti asservita al volere di Antonio Paparo, l’imprenditore considerato espressione della cosca Gallace di Guardavalle.

L’Annullamento senza Rinvio della Cassazione

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso degli avvocati Vincenzo Cicino e Vincenzo Varano, ha annullato senza rinvio le ordinanze del Tribunale della Libertà (TdL) e del gip del Tribunale di Catanzaro. Una decisione che ha determinato l’immediata scarcerazione di entrambi gli indagati, pur non entrando nel merito delle accuse. Secondo le ipotesi di accusa formulate, Fiorenza e Giannini, in concorso con altri indagati e previo accordo, avrebbero organizzato riunioni in occasione delle elezioni amministrative del Comune di Badolato, indette per il 3 e 4 ottobre 2021. L’obiettivo sarebbe stato quello di favorire la vittoria dei loro prescelti: Giuseppe Nicola Parretta, sindaco con la lista “Vivi Badolato”; Ernesto Maria Menniti con la lista civetta “Uniti per Badolato”; e Antonella Giannini, Maicol Paparo e Andrea Bressi come consiglieri comunali.

Il Patto Politico-Mafioso e le Intercettazioni

Il fulcro dell’accusa si basava su un presunto patto politico-mafioso. Antonio Paparo e Giuseppe Fiorenza avrebbero stretto un accordo con i candidati per procacciare loro voti, avvalendosi della forza e dell’intimidazione derivante dalla vicinanza al sodalizio mafioso dei Gallace. Questo patto sarebbe stato sugellato in alcune intercettazioni ambientali, nelle quali Paparo riferiva a Fiorenza con toni minacciosi e sprezzanti: “tutti devono uscire… sennò me li faccio nemici capitali… quelli di mio fratello… tutti, tutti, tutti, devono scendere sennò qua devono solo passeggiare quando vengono che gli brucio pure le macchine… anzi le macchine no… brucio a loro che le macchine non le pagano… giusto? L’altro giorno di questo parlavano …lo vogliono hai capito? Lo vogliono, che vogliono i voti miei… che questa volta gliel’ho detto a tutti questa volta se non c’è uno dei miei non voto! Voto contro”.

Fiorenza avrebbe approvato queste affermazioni, affermando testualmente: “Per questo… questa l’hai pensata giusta potente… davvero se… se vince lui facciamo qualcosa davvero”. Paparo si sarebbe persino vantato di aver già vinto prima ancora delle elezioni: “non mi era successo mai di vincere prima, prima che si voti!… grazie a questi amici… grazie a questi amici…. A tutti gli amici, grazie…”.

Nomine, Incarichi e lo Scioglimento del Comune

Il risultato delle elezioni, secondo gli inquirenti, avrebbe riflesso questo presunto patto: Giuseppe Nicola Parrilla fu eletto sindaco con la lista “Vivi per Badolato” con 1007 voti, mentre Ernesto Maria Menniti con la lista “Uniti per Badolato” ottenne 86 preferenze e fu successivamente nominato assessore e vicesindaco. Maicol Paparo, figlio di Antonio Paparo, venne eletto consigliere con il più alto numero di preferenze (170 voti) e fu nominato assessore con delega in materia di Bilancio, Tributi, Attuazione programmatica, Sistemi informatici. Anche Andrea Bressi, candidato eletto alla carica di consigliere comunale nella lista “Vivi Badolato”, fu nominato assessore. E, in maniera significativa, Antonella Giannini, nonostante i soli 29 voti ottenuti con la lista vincitrice, fu nominata da Parretta assessore esterno con delega alla Scuola e alla Pubblica istruzione, su presunta imposizione di Paparo.

Questa inchiesta della DDA di Catanzaro ha avuto ripercussioni istituzionali profonde, portando allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Badolato con decreto firmato dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’Interno. L’inchiesta della commissione d’accesso ha evidenziato una penetrazione capillare della criminalità organizzata, non più limitata a episodi isolati o sospetti, ma configurando una gestione alterata e funzionale a interessi mafiosi. Appalti truccati, assunzioni pilotate e scelte politiche eterodirette avrebbero dimostrato come la macchina pubblica fosse al servizio della ‘ndrangheta.

Nonostante il quadro complessivo, per Fiorenza e Giannini è venuta meno la gravità indiziaria a loro carico, e per decisione della Cassazione ritornano in libertà.