IL PESTAGGIO DOPO IL SALUTO A UNA RAGAZZA A SOVERATO: SCATTANO LE CONDANNE PER L’AGGRESSIONE AL DICIOTTENNE
Soverato, la Compagnia Carabinieri
La violenza nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2022, dentro e fuori una discoteca di Soverato. Gallina e Mumoli condannati a tre anni e otto mesi, Giampà a un anno e quattro mesi. Due imputati assolti
di REDAZIONE
– SOVERATO (CZ) – 13 0TTOBRE 2026 – Un saluto a una conoscente, un gesto interpretato come una provocazione e poi le prime botte. È la sequenza ricostruita nelle sentenze relative all’aggressione subita da un ragazzo di 18 anni nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2022, in una discoteca di Soverato, nel Catanzarese. Secondo quanto emerso nei procedimenti giudiziari, la discussione sarebbe nata dalla gelosia di un giovane, per poi trasformarsi in un pestaggio proseguito anche all’esterno del locale.
Per quei fatti sono stati condannati Carlo Gallina, Simone Mumoli ed Emanuel Rosario Giampà, tutti di Catanzaro. Le rispettive posizioni sono state esaminate con riti differenti. Gallina e Mumoli hanno ricevuto una condanna in abbreviato, mentre Giampà è stato giudicato con rito ordinario. La sua impugnazione è stata successivamente dichiarata inammissibile dalla Corte d’appello di Catanzaro.
La vicenda giudiziaria comprende anche altri due episodi contestati nell’ambito dello stesso procedimento: una rapina a Settingiano e un’aggressione avvenuta a Catanzaro Lido. Le responsabilità e le pene, pertanto, vanno distinte in relazione ai singoli imputati e ai diversi fatti contestati.
Le scuse non fermano i primi colpi
La ricostruzione contenuta negli atti processuali colloca l’inizio della lite all’interno della discoteca. Il diciottenne si trova con alcuni amici quando incontra una ragazza che conosce e la saluta facendole compiere un giro su se stessa. In un secondo momento torna al tavolo e chiede a un’amica di scattargli una fotografia, invitando due ragazzi a spostarsi per non entrare nell’inquadratura.
È in questa circostanza che, secondo la ricostruzione accolta dai giudici, Mumoli gli contesta il comportamento avuto con la propria ragazza. La frase riportata nelle motivazioni è: «Hai fatto lo stupido con la mia ragazza e ora mi chiedi pure di spostarmi?».
Il diciottenne si scusa, ma la tensione non si placa. Alla discussione seguono spinte, uno schiaffo e un pugno. Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, anche Gallina prende parte ai primi colpi.
A quel punto interviene il personale della sicurezza, che separa i giovani e cerca di riportare la situazione alla calma. Le minacce, tuttavia, proseguono. Tra le frasi riferite negli atti compare anche: «Ci vediamo fuori, ti aspetto fuori».
Durante questa prima fase il ragazzo reagisce colpendo uno dei presenti con una testata. La colluttazione riprende, altre persone si aggiungono allo scontro e il giovane riesce infine a divincolarsi e a uscire dal locale.
Il secondo pestaggio dietro un’automobile
L’uscita dalla discoteca non mette fine alla violenza. All’esterno, un’amica accompagna il diciottenne tenendolo per mano. Agli investigatori spiegherà di aver pensato che la propria presenza potesse proteggerlo da un nuovo attacco.
I due aspettano un amico che dovrebbe raggiungerli in automobile per riportarli a casa. Nel frattempo il ragazzo cerca riparo dietro una macchina. È lì, secondo la ricostruzione accolta dai giudici, che viene nuovamente individuato e aggredito.
Il giovane cade a terra mentre gli aggressori continuano a colpirlo con calci e pugni. L’amica prova a frapporsi tra lui e il gruppo, senza riuscire a interrompere il pestaggio. Le testimonianze raccolte descrivono la presenza di più persone e riferiscono che il diciottenne avrebbe chiesto ripetutamente di essere lasciato in pace.
I giudici hanno valutato le dichiarazioni della vittima insieme a quelle dei testimoni e alla documentazione sanitaria. Al pronto soccorso gli vengono riscontrate contusioni nella regione orbitale, al volto, al cuoio capelluto e al collo, con una prognosi di 21 giorni.
Nella denuncia vengono riferiti anche gli strappi alla maglietta e i danni riportati dal telefono cellulare e dallo smartwatch.
Le minacce riferite dopo il ricovero
La vicenda prosegue anche dopo il ritorno a casa. La madre accompagna il figlio al pronto soccorso di Catanzaro, dove il giovane riferisce di aver incontrato Mumoli e di averlo riconosciuto come uno dei partecipanti all’aggressione.
Nella sentenza relativa al rito abbreviato viene riportata la frase che il ragazzo attribuisce al giovane incontrato in ospedale: «Con te non ho ancora finito». La madre conferma l’incontro e riferisce ulteriori minacce rivolte al figlio.
Anche la sorella del diciottenne cerca di raccogliere informazioni sulle persone coinvolte, attraverso i social network. Dopo aver iniziato a seguire Giampà su Instagram, racconta agli investigatori di aver ricevuto una telefonata nella quale l’uomo avrebbe negato di aver preso parte alle violenze.
Il racconto della vittima assume un ruolo centrale anche nel procedimento ordinario contro Giampà. Nella sentenza del 28 maggio 2025, il giudice Giovanni Strangis ritiene attendibile la sua ricostruzione. Il ragazzo aveva indicato Giampà come autore di un pugno al volto all’interno della discoteca e lo aveva riconosciuto anche tra i partecipanti all’aggressione avvenuta all’esterno.
Il Tribunale ritiene provata la responsabilità dell’imputato per le lesioni aggravate e lo condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, concedendo la sospensione condizionale della pena. Giampà viene invece assolto dall’accusa di aver danneggiato il telefono e lo smartwatch della vittima, perché, secondo la formula utilizzata nella sentenza, «il fatto non sussiste».
La seconda sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro, composta dal presidente Alessandro Bravin e dalle consigliere Assunta Maiore e Carmela Tedesco, dichiara inammissibile l’impugnazione presentata da Giampà, lasciando ferma la sentenza di primo grado.
Le condanne di Gallina e Mumoli
Per Carlo Gallina e Simone Mumoli la condanna è arrivata con rito abbreviato. Entrambi sono stati condannati a tre anni e otto mesi di reclusione e a 1.667 euro di multa.
La pena complessiva tiene conto non soltanto delle lesioni e del danneggiamento contestati in relazione all’aggressione di Soverato, ma anche della rapina e delle lesioni riferite ai fatti avvenuti a Settingiano.
Le posizioni dei due imputati vanno quindi lette alla luce dell’insieme delle contestazioni comprese nel procedimento, senza attribuire l’intera pena esclusivamente al pestaggio ai danni del diciottenne.
Sul versante civile, la sentenza dispone che Gallina e Mumoli risarciscano i danni alla vittima, rimandando a un successivo giudizio davanti al giudice civile la loro quantificazione. Non viene riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva. Anche per Giampà è stato disposto il risarcimento, con la determinazione dell’importo rinviata alla sede civile.
Due imputati assolti per l’aggressione di Soverato
Nel procedimento relativo al pestaggio sono stati assolti Tommaso Rosati, 32 anni, di Gimigliano, e Giuseppe Cardamone, 25 anni, di Catanzaro.
La giudice Chiara Esposito ha ritenuto che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare la loro partecipazione all’aggressione. Il testimone che li aveva indicati aveva manifestato incertezze sulla loro presenza e non erano emerse ulteriori prove idonee a superare la soglia dell’oltre ogni ragionevole dubbio.
L’assoluzione riguarda dunque le responsabilità contestate ai due imputati per questi fatti e si fonda sulla valutazione delle prove acquisite nel processo.
I difensori e le parti civili
Nel collegio difensivo, Carlo Gallina è stato assistito dagli avvocati Luana Tassone ed Eugenio Felice Perrone, Simone Mumoli dall’avvocato Amedeo Bianco, Tommaso Rosati dall’avvocato Davide Billà, Giuseppe Cardamone dall’avvocato Alessio Spadafora ed Emanuel Rosario Giampà dall’avvocato Aldo Costa.
La parte civile è stata rappresentata dagli avvocati Giancarlo Pitari e Francesco Severino.
Le decisioni giudiziarie hanno quindi definito in modo distinto le posizioni degli imputati: condanne per Gallina, Mumoli e Giampà, con pene e contestazioni differenti, e assoluzioni per Rosati e Cardamone in relazione all’aggressione di Soverato.

















