La docente calabrese presenta il dittico dedicato alla vicenda del figlio, trasformando il lutto in un atto di denuncia civile contro l’indifferenza delle istituzioni e il disagio giovanile. Un racconto che attraversa il bullismo, la depressione e le carenze del sistema carcerario
di REDAZIONE
VALLEFIORITA (CZ) – 2 MARZO 2026 – Nella sala della biblioteca comunale di Vallefiorita, le parole di Elisabetta Corradino hanno tracciato un perimetro che va ben oltre la presentazione letteraria. La docente ha portato all’attenzione del pubblico le sue opere, “Anime fragili” e il più recente “Il filo invisibile. Una storia vera di amore, fede e speranza”, trasformando una drammatica vicenda privata in un caso di consapevolezza collettiva. Il racconto della Corradino non si limita alla cronaca di una perdita, ma scava nelle radici del disagio giovanile, descrivendolo come un processo che spesso inizia con un semplice silenzio. L’autrice ha sottolineato come il dolore, se non condiviso, rischi di distruggere chi lo prova, mentre la parola può mutarlo in responsabilità sociale, offrendo una chiave di lettura per interpretare le fragilità di molti ragazzi che oggi vivono situazioni di marginalità o sofferenza psichica.
La caduta, il sistema e l’assenza di ascolto
Il nucleo della testimonianza si è concentrato sulla parabola del figlio, un giovane la cui vita è stata stravolta nel luglio 2016 da un atto di bullismo. Da quel momento, il racconto si snoda attraverso tre anni di “buio” caratterizzati da depressione, autolesionismo e dipendenza, fino all’epilogo del regime detentivo. Corradino ha mosso una critica serrata alla gestione del caso da parte dello Stato, affermando che le istituzioni hanno visto il reato ma non la fragilità sottostante.

Durante l’incontro, è emerso con forza il tema del fallimento del sistema carcerario come risposta alla sofferenza psichica: l’autrice ha ricordato i ventisei giorni di custodia cautelare in cui il giovane è rimasto isolato con il proprio dolore, sottolineando come il carcere non possa essere la soluzione per chi necessita di cure e ascolto. La denuncia si è estesa anche al giudizio sociale che spesso colpisce le famiglie, ribadendo che l’amore di un genitore, da solo, non può sostituire una rete di protezione istituzionale che deve saper curare e proteggere.
L’impegno delle istituzioni: il monito del Sindaco Salvatore Megna
All’evento hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e del territorio, tra cui il sindaco di Vallefiorita Salvatore Megna, la presidente del consiglio comunale Emilia Cutullè e il presidente dell’Unpli regionale Pippo Capellupo
Megna ha voluto rimarcare la profondità dell’incontro dichiarando: «L’autrice ha saputo condividere con grande dignità e coraggio il dolore per la perdita del figlio, trasformando un’esperienza personale drammatica in un’occasione di consapevolezza collettiva. La presenza nella nostra comunità di una donna e di una madre capace di tale forza costituisce un patrimonio umano di grande valore». Megna ha poi concluso sottolineando come sia «fondamentale promuovere ascolto, vicinanza e responsabilità sociale, affinché il dolore non resti mai isolato ma diventi occasione di crescita e impegno condiviso».
Memoria e identità: il nuovo corso della Pro Loco
La giornata ha segnato anche un passaggio fondamentale per l’associazionismo locale con l’insediamento del nuovo organismo della Pro Loco. Il Sindaco Megna ha colto l’occasione per augurare buon lavoro alla neo Presidente Rosita Misdea, definendo l’associazione un «presidio fondamentale per la valorizzazione del territorio e delle tradizioni». In un momento di forte richiamo all’identità culturale, il primo cittadino ha voluto legare il futuro all’eredità del passato, rivolgendo un pensiero commosso a figure storiche come Totò Sestito e Tonino De Filippo, e ringraziando Mario Cantaffa per l’attività svolta negli anni precedenti. La collaborazione tra Amministrazione e associazionismo viene dunque indicata come la via necessaria per la crescita di Vallefiorita.

Una finalità concreta per il futuro delle fragilità
L’impegno di Elisabetta Corradino si traduce anche in un progetto di solidarietà attiva. I fondi raccolti attraverso la diffusione dei libri sosterranno infatti il progetto “Adozione in città”, promosso dalla Camera Penale di Catanzaro insieme alle istituzioni del territorio. L’obiettivo dell’iniziativa è affiancare le famiglie e fornire punti di riferimento affettivi ai giovani detenuti che ne sono privi. L’autrice ha ribadito che, sebbene non possa cambiare la propria storia personale, la condivisione della stessa mira a cambiare il finale di altre vite. La presentazione si è conclusa con il richiamo alla necessità di non minimizzare i casi isolati e di non ignorare i segnali di disagio, poiché ogni omissione contribuisce a quel silenzio che le opere presentate a Vallefiorita si propongono di spezzare definitivamente.