Un congresso che smaschera veleni e disinformazione: la comunità democratica si ricompatta con una leadership unitaria e autorevole
di REDAZIONE
– PRESERRE (CZ) – 30 GIUGNO 2025 – La polvere sollevata da una campagna congressuale tesa si è finalmente posata, e la verità, come spesso accade, emerge inequivocabile dai numeri. Con un risultato schiacciante, Gregorio Gallello, tra le altre cose sindaco a Gasperina, è il nuovo Segretario della Federazione del Partito Democratico di Catanzaro, un esito che non ammette repliche e che manda un messaggio chiaro e forte a chi ha tentato di offuscare la volontà democratica degli iscritti.
I dati sono eloquenti: Gregorio Gallello ha conquistato un plebiscitario 79,54% dei consensi, contro il 13,91% del candidato Francesco Pitaro, con un 6,55% di schede bianche o nulle. Una vittoria netta, ormai matematicamente definita, anche con i voti degli ultimi quattro circoli ancora da scrutinare. Un successo che non è frutto del caso, ma della coerenza e della capacità di unire dimostrate dalla mozione vincente.
La narrazione distorta contro la realtà dei fatti
Il quadro tracciato dai numeri è una risposta fragorosa a quella che viene definita una “indecorosa campagna” condotta dal candidato sconfitto, Francesco Pitaro. Il comunicato non risparmia critiche alla “narrazione distorta e strumentale” costruita da chi, dopo una “sconfitta bruciante”, avrebbe tentato di “offuscare l’esito limpido e democratico del congresso”. Accuse infondate, vittimismo di comodo e mistificazione della realtà sono i termini usati per descrivere un copione culminato in quello che viene definito un “epilogo indecoroso”: la fuga di Pitaro dal confronto.
“Il congresso avrebbe dovuto rappresentare un momento alto di partecipazione e confronto,” si legge nella nota, sottolineando come in una comunità politica dovrebbero prevalere “il senso di responsabilità sulla logica della rivalsa, la compostezza sul rancore, il rispetto sulla pretesa.” Un richiamo alla dignità politica che, secondo gli estensori del comunicato, sarebbe venuta meno nel corso della competizione.
Il “modus operandi” di Pitaro: dalla stampa agli organi interni
La parte che sostiene Gallello dichiara di aver mantenuto il silenzio fino ad ora per non alimentare polemiche sterili e “logiche tossiche”. Ma la vittoria schiacciante impone di “ristabilire la verità dei fatti”. Si evidenzia come Francesco Pitaro abbia scelto, fin dall’inizio, di agire “in aperto contrasto con le più elementari regole della civiltà politica”. La sua candidatura non sarebbe mai stata animata da uno spirito di confronto, ma avrebbe trasformato l’intero percorso congressuale in uno scontro personale, “privo di visione e alimentato da logiche divisive e strumentali.”
In particolare, viene contestato il ricorso sistematico di Pitaro alla stampa per denunciare “presunti vizi o ‘manovre oscure’, senza prove concrete,” danneggiando l’immagine del partito, invece di affidarsi agli organi di garanzia interni, come fatto dalla parte avversaria.
Richieste irricevibili e irregolarità nella candidatura
Il comunicato ripercorre le tappe cruciali dello scontro, a partire dalle pretese avanzate da Pitaro in cambio di un suo ritiro: richieste “irricevibili” come l’indicazione della presidenza del partito, un terzo della segreteria, un terzo della direzione e un terzo dell’assemblea. Di fronte al “legittimo rifiuto,” Pitaro avrebbe reagito accusando la candidatura di Gallello di essere “calata dall’alto”, nonostante avesse appena tentato di “mercanteggiare posti e ruoli”.
Vengono poi messe in luce le “gravi irregolarità” nella deposizione della sua candidatura, certificate dalla Commissione Provinciale di Garanzia, e il fatto “emblematico” che Pitaro stesso comparisse come sottoscrittore della propria lista, un dettaglio che “racconta molto della fragilità del consenso reale su cui poteva contare.”
Il caso Maida e il “comportamento inaccettabile” a Catanzaro
La nota prosegue smentendo la presunta vittoria di Pitaro in merito al ricorso sul circolo di Maida. Il provvedimento ufficiale della Commissione Regionale di Garanzia avrebbe dichiarato il suo ricorso “inammissibile, oltre che infondato nel merito”, precisando che la riammissione al voto del circolo è avvenuta per motivazioni indipendenti dall’azione di Pitaro.
Viene inoltre denunciato un “comportamento del tutto inaccettabile” di Francesco Pitaro al seggio di Catanzaro Centro, dove avrebbe stazionato per ore all’ingresso, “interagendo con gli iscritti in modo pressante e fazioso,” al punto da richiedere l’intervento della Commissione di Garanzia per il suo allontanamento.
La fuga e le ferite nel Partito Democratico
I numeri dei primi due giorni di voto sono stati impietosi: il 27 giugno, in 10 circoli territoriali, Gallello ha ottenuto l’81,79% contro il 10,71% di Pitaro. Anche a Catanzaro, la sua città, Pitaro ha raccolto appena il 34,03% (81 voti) contro il 65,13% (155 voti) di Gallello. Il giorno successivo, 28 giugno, in altri 14 circoli (incluso Lamezia Terme), Gallello ha consolidato la sua vittoria con l’85,44% contro il 5,70% di Pitaro.
Di fronte a tale evidenza, l’annuncio del ritiro di Pitaro viene interpretato non come una “scelta libera e consapevole”, ma come una “vera e propria fuga politica di fronte alla realtà dei fatti e alla volontà democratica degli iscritti.” Un gesto che, anziché chiudere con dignità il confronto, avrebbe confermato “l’assenza di un autentico senso di responsabilità verso la comunità del Partito Democratico.”
Il comunicato accusa Pitaro di aver “esasperato i toni dello scontro, trasformando il congresso in una guerra personale,” trascinando amministratori e militanti in un “clima avvelenato,” guidato più da rancori che da un autentico confronto politico. Viene infine denunciato il tesseramento di persone “del tutto estranee alla vita del Partito,” con un episodio emblematico di un iscritto che, in sede di voto, avrebbe chiesto “per cosa si stesse votando.”
La ripartenza con Gregorio Gallello: un Partito Democratico che unisce
Tutto questo, ammette il comunicato, “ha lasciato una ferita nel Partito Democratico.” Una ferita che serve da monito su quanto sia pericoloso ridurre il confronto democratico a “propaganda personale, disinformazione e delegittimazione sistematica dell’altro.”
Ma accanto a questa deriva, emerge “un’altra verità: fatta di impegno, radicamento e prospettiva.” È la verità di Gregorio Gallello e della sua mozione, una “proposta credibile” che ha ottenuto un “consenso larghissimo” perché fondata sulla volontà di unire e su un autentico spirito di servizio.
Gregorio Gallello sarà il volto e la guida di un Partito Democratico che vuole “ricucire, non lacerare. Costruire, non distruggere. Unire, non dividere.” Un partito che intende tornare a essere “una comunità politica vera, radicata, plurale e aperta. Capace di ascoltare ma anche di decidere; di rappresentare ma anche di guidare.”
Da lunedì, si legge, “questa responsabilità ci chiama al lavoro.” Il Partito Democratico deve tornare a essere “la casa di tutte e di tutti: rispettosa delle differenze, ma unita da una visione comune e dalla volontà di servire il bene della Calabria.”
“Chi ha scelto la via dello scontro dovrà assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Noi, invece, continueremo a costruire. Con pazienza, determinazione e senso del dovere. Perché questo è ciò che ci chiedono le iscritte e gli iscritti. Questo è ciò che merita la nostra comunità. Questo è ciò che faremo.” conclude la nota, segnando un netto punto di svolta per il PD di Catanzaro.