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IL ‘NATURIUM’ DI MONTEPAONE E LA CALABRIA DELLE ECCELLENZE DI NICCHIA: SULLE COLLINE DEL SAVUTO I FRUTTI DI BOSCO DIVENTANO RACCONTO DI TERRITORIO


La passione familiare di Palmina e Iolanda mostra una regione operosa, capace di custodire biodiversità, piccole produzioni e saperi agricoli lontani dalla logica della grande scala

di REDAZIONE

 – MONTEPAONE (CZ) –  24 GIUGNO 2026 –  C’è una Calabria che non fa rumore, che non rincorre i grandi numeri e non misura il proprio valore soltanto sulla quantità. È la Calabria delle colline, delle mani pazienti, delle produzioni familiari, delle piccole eccedenze che nascono prima di tutto dalla passione e dal legame con la terra.

È questa la Calabria che Giovanni Sgrò, fondatore del progetto culturale Naturium, continua a cercare e raccontare: un territorio fatto di eccellenze di nicchia, spesso nascoste, capaci però di esprimere una qualità autentica. Non grandi filiere industriali, ma esperienze minute, personali, radicate nei luoghi e nella biodiversità locale.

A Martirano Lombardo, nella suggestiva area della Valle del Savuto, Palmina e Iolanda coltivano frutti di bosco con spirito familiare e artigianale. Fragole, lamponi, ribes e mirtilli crescono in un contesto collinare favorevole, dove clima, esposizione e cura quotidiana contribuiscono a creare prodotti profumati, genuini e ricchi di identità.

Non si tratta di una produzione su larga scala, ma di una passione coltivata con dedizione. Una piccola esperienza domestica e familiare che, quando la raccolta lo consente, diventa anche occasione di condivisione. Il valore, in questo caso, non sta nei volumi, ma nella qualità del gesto: non abbandonare la terra, renderla viva, custodirla e farla produrre secondo ritmi naturali.

La raccolta stessa diventa quasi un rito. I lamponi, più delicati, vanno raccolti al mattino presto; i mirtilli resistono meglio e possono essere gestiti con tempi leggermente diversi. Ogni frutto ha il suo momento, la sua cura, la sua attenzione. Dietro a un piccolo cestino di frutti di bosco c’è quindi un sapere concreto, fatto di osservazione, esperienza e pazienza.

È proprio questa dimensione a rendere interessante il racconto. In un tempo in cui l’agricoltura rischia spesso di essere schiacciata dalla competizione sui prezzi e dalle logiche della grande distribuzione, le colline calabresi possono offrire un’altra strada: quella delle microproduzioni di qualità, dei prodotti identitari, della valorizzazione della biodiversità.

Fragole profumate, lamponi, ribes e mirtilli non rappresentano solo un piacere alimentare. Sono anche il segno di un territorio che possiede ancora risorse straordinarie, se osservato con attenzione. La Calabria interna, con i suoi microclimi e la sua varietà ambientale, può diventare un laboratorio naturale di eccellenze agricole piccole ma preziose.

Il messaggio che arriva da questa esperienza è semplice e forte: il futuro del territorio non passa soltanto dalle grandi opere o dai grandi investimenti, ma anche dalla capacità di riconoscere, sostenere e raccontare ciò che già esiste. Piccole coltivazioni, famiglie laboriose, passioni agricole, saperi tramandati e nuove intuizioni possono diventare tasselli di una narrazione diversa della Calabria.

Una Calabria che non resta con le mani in mano. Una Calabria che lavora, sperimenta, custodisce. Una Calabria che, anche attraverso un piccolo frutto raccolto al mattino, sa raccontare dignità, bellezza e appartenenza.

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