IL FUOCO, LA SEMINA E UNA VITA PER CAMBIARE IL SUD: IL RACCONTO DI UNA PASSIONE CIVILE A ISOLA CAPO RIZZUTO
Nel libro di Raffaele Gareri la storia personale si intreccia con quella di una comunità: dall’incendio del municipio nel 1967 all’impegno politico, dai “Giochi senza frontiere” a Le Castella fino alla guida dell’Area Marina Protetta, tra conquiste, delusioni e il desiderio ostinato di lasciare una traccia
di Daniela RABIA
– PRESERRE (CZ) – 20 SETTEMBRE 2026 – “Il fuoco e la semina. Cronaca di una passione civile”, Autoritas editore, di Raffaele Gareri non è una biografia, come ben specificato nella premessa, ma ripercorre le tappe salienti dell’esperienza umana e politica dell’autore che in prima persona, raccontando anche spaccati di vita individuale, ripropone gli accadimenti di un preciso momento storico di cambiamento e di lotta a Isola Capo Rizzuto.
L’incipit è il 1967, una sera in cui viene appiccato il fuoco al municipio di Isola Capo Rizzuto. Tra gli altri c’è il padre di Raffaele, militante comunista e figlio di contadini, che partecipa a “un’esplosione inevitabile di un dolore collettivo sedimentato per generazioni, strato su strato, come la roccia che si forma nel tempo e poi, improvvisamente, si spezza”.Dopo il fuoco arriva la semina cioè la presa di consapevolezza da parte del protagonista di quanto sia importante lo studio, la formazione, la crescita per incidere a pieno nelle dinamiche sociali di una comunità. Soprattutto per chi sceglie di restare o tornare al Sud e di investire qui le proprie energie in maniera assoluta, continua, costruttiva.
Nelle pagine toccanti, realistiche ma a tratti poetiche del testo, c’è una Calabria in cui gli eroi del quotidiano sono coloro che insistono nelle loro idee, senza piegare la testa, che se la piegano, magari, fanno cadere quel sogno che hanno dentro di cambiamento. Raffaele ricopre vari ruoli di peso nella politica locale impegnandosi, donandosi e pagando un prezzo alto nel farlo, certo dell’obiettivo: il bene comune. Un momento di gaudio nella narrazione è rappresentato dalla rievocazione dei “Giochi senza frontiere” a Le Castella, frazione iconica e più suggestiva di Isola Capo Rizzuto. Allora Raffaele era assessore comunale al turismo e si è speso per la riuscita dell’evento “Sapevamo-scrive- che gli occhi di tutti sarebbero stati puntati su di noi, pronti a cogliere la minima sbavatura, ogni disservizio, ogni ritardo, per confermare lo stereotipo del sud inefficiente, disorganizzato e caotico”.
La dedizione fu premiata con un successo doppio per l’avvenimento in sé e per il superamento di ogni pregiudizio. Non manca la narrazione dell’impegno profuso in una dimensione sovracomunale nel governo provinciale con il raggiungimento degli obiettivi tipico di chi ci mette cuore, anima, testa, fatica e sudore. O quella nel ruolo di Direttore dell’Area Marina protetta di Capo Rizzuto che introduce il lettore in una dimensione stilistico-narrativa particolare tale da fargli pensare all’acqua cristallina capace di spegnere il fuoco dell’incendio iniziale. Ma l’acqua richiama un altro paragone, quello col mare, le cui onde s’infrangono sulla battigia cambiando l’umore del mare stesso.
Ai momenti si la vita alterna quelli no, quelli delle delusioni cocenti, dei tradimenti, del telefono che non squilla a dimostrare quella solidarietà che ci si aspetta e non sempre arriva, se non dagli amici veri. Ci sono pagine più dolorose sul finale dedicate al tramonto. Una metafora bellissima in queste righe “C’è un’ora precisa del tramonto, lungo la nostra costa ionica, in cui il cielo smette improvvisamente di bruciare e l’aria si fa del tutto ferma. In quell’istante di sospensione assoluta, la luce dorata accarezza le pietre antiche del castello aragonese di Le Castella e si tuffa nell’acqua scura del mare sottostante. Rivela in quel momento la fragilità immensa del nostro paesaggio e della nostra esistenza di uomini passeggere su questa terra”.
È immediata l’associazione con la fine di alcune esperienze che lasciano il segno per sempre ma al contempo testimoniano l’incancellabilità delle tracce che si sono lasciate sul tragitto. Perché ogni lotta non è mai solo fine a se stessa o al risultato concreto che ottiene ma è molto di più. È esempio per il futuro. È fuoco le cui fiamme non possono essere spente nel ricordo di menti pure come le acque cristalline del mare calmo.

















