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IL CORAGGIO DI SCEGLIERE LA LIBERTÀ CONTRO IL DESTINO SCRITTO DALLA ‘NDRANGHETA


Nel romanzo di Marisa Manzini la storia di Rosa diventa il racconto di una rinascita possibile: una madre rompe il silenzio, rifiuta la violenza e scopre che la giustizia può cambiare una vita

di Daniela RABIA 

– CATANZARO –  17 LUGLIO 2026 –   Rosa ha coraggio. Ma non lo sa. Lo scopre quando qualcuno, un giudice, donna come lei, le indica la strada per trovarlo e portarlo fuori. “Il coraggio di Rosa. Storia di una donna che ha ripudiato la ‘ndrangheta” (Rubbettino editore) è un romanzo di Marisa Manzini ambientato in Calabria.

Un testo forte sia nella trama, in cui s’intrecciano vicende di dolore e sangue, sia nello stile narrativo che predilige la verità, per quanto dura, alla finzione.

Un vissuto pesante, scelte inconsapevoli, percorsi eterodiretti fanno trovare una delle protagoniste, Rosa, a un bivio: continuare nel cammino che altri le hanno imposto o fare la scelta giusta, iniziare una seconda vita. E Rosa, sceglie, da madre oltre che da donna, da persona che si ferma un istante, riflette, capisce, cerca soluzioni, fa il salto che la separa dal passato e l’avvia verso la salvezza. “Nessuno si salva da solo” scrive Margaret Mazzantini, Rosa non sfugge a questa logica e si salva con l’aiuto di una donna che guida i suoi passi altrove.

È la parte più bella della narrazione l’incontro tra le due figure femminili che hanno ruoli diversi ma unità d’intenti: stare dalla parte giusta. Tra giustizia e bellezza c’è un patto infrangibile. Ce lo ricorda l’autrice che inserisce sullo sfondo i paesaggi della Calabria: il panorama che si stagliava dinanzi ai miei occhi mi aveva stordito per la sua bellezza…avevo scoperto la bellezza e la maestosità dei Bronzi di Riace… la varietà del paesaggio mi aveva stregata.

Come si legge un libro che ha in sé tante sfaccettature: la ricerca dell’io, la lotta alla ‘ndrangheta, la forza della parola che sconfigge il silenzio, il cambiamento, la ribellione? Tutto d’un fiato, per non perdere il filo, per continuare a leggerlo quando si è chiusa l’ultima pagina. Perché storie come questa continuano a raccontarsi da sole dopo che se ne è fatta lettura e sono un faro che orienta i naviganti. Così come il coraggio orienta le vite.

Marisa Manzini è stata sostituto procuratore presso la DDA di Catanzaro, dal 16 aprile 2015 ricopre il ruolo di Procuratore Aggiunto presso la Procura di Cosenza. Ha svolto, tra le altre cose, il ruolo di consulente presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie ed è attualmente membro del dipartimento della Pontificia Accademia Mariana Internazionale (PAMI) per l’analisi e il contrasto alle mafie.

Tra le sue opere si annoverano i saggi “Fai silenzio ca parrasti assai” (2018), “Donne custodi, donne combattenti” (2022) e “Il coraggio di Rosa” sua prima opera di narrativa. Con esse ha vinto diversi premi.

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