La capogruppo di minoranza Azzurra Rita Ranieri: “Decisione calata dall’alto: la storia non si cancella in una seduta di Consiglio”
di REDAZIONE
– SOVERATO (CZ) – 15 FEBBRAIO 2026 – A Soverato si apre un fronte politico e simbolico destinato a lasciare il segno. Lunedì 16 febbraio 2026 il Consiglio comunale discuterà una variazione della toponomastica che, nei fatti, comporterebbe il cambio di nome di Corso Umberto I, asse centrale della vita cittadina.
Per l’opposizione si tratta di una scelta “grave”, maturata – sostiene – senza confronto pubblico e senza coinvolgere la cittadinanza. A guidare la protesta è la capogruppo di minoranza, Azzurra Ranieri, che parla di una decisione “assunta nel silenzio”.
“È impensabile che dodici consiglieri possano riscrivere la storia della città senza consultare il popolo a cui appartiene”, afferma Ranieri. “Non è un atto burocratico, ma un atto politico che incide sulla memoria collettiva e sull’anima stessa di Soverato”.
“Non è amministrazione, è cancellazione”
Nel mirino della minoranza c’è il metodo, prima ancora del merito. Secondo Ranieri, la scelta sarebbe già stata definita nei numeri della maggioranza, rendendo marginale l’opposizione in aula.
“La minoranza potrà opporsi, ma tutto lascia intendere che la decisione sia già presa. Questo non è amministrare: è cancellare”, dichiara. E aggiunge: “Il Corso è Corso Umberto. Lo è per chi ci è nato, per chi ci lavora, per chi lo vive ogni giorno”.
Il riferimento, non esplicito ma evidente nel dibattito pubblico, è all’ipotesi di intitolare l’arteria principale a figure simbolo della lotta alla mafia. “Ai giudici vittime della mafia si dedichino vie e piazze adeguate e condivise”, sostiene Ranieri. “La memoria si onora costruendo, non sostituendo l’identità di un’altra città”.
La richiesta di una petizione popolare
La capogruppo annuncia una petizione popolare, promossa ai sensi del D.Lgs. 267/2000 (TUEL) e dello Statuto comunale, per chiedere che la decisione venga sottoposta a referendum cittadino. “Le città che cancellano i propri simboli senza confronto, cancellano una parte di sé. Soverato non rinnega la sua storia. Corso Umberto I non si tocca”, afferma.
Non è la prima scelta contestata sul futuro del Corso: in passato la chiusura al traffico aveva già acceso polemiche. “Prima la chiusura senza ascoltare la volontà della città, ora il cambio di nome. Perché questa ossessione nel cambiare la storia? Perché tanta mancanza di trasparenza?”, incalza Ranieri.
Una battaglia simbolica
Al di là dell’esito del voto in Consiglio, la vicenda segna un passaggio delicato nel rapporto tra istituzioni e comunità. Il Corso, per Soverato, non è solo un luogo fisico ma un riferimento identitario. “Io spero che per la prima volta questa città si ribelli e faccia sentire la voce della sua identità”, conclude la leader dell’opposizione. Lunedì l’aula deciderà. Ma il dibattito, ormai, è già fuori dal palazzo.