Il consigliere comunale di opposizione: “Il 4 giugno 2026 la giunta Donato approva l’avvio del procedimento per il polo culturale che doveva essere operativo dal 2024. Cioè proprio ciò che denunciavo da mesi come mai partito”
di REDAZIONE
– CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 21 GIUGNO 2026 – “Quando i nodi vengono al pettine, capita che a scioglierli sia proprio chi li aveva annodati”. È quanto scrive il consigliere comunale ed ex assessore di Chiaravalle Centrale, Claudio Foti. “È accaduto a Chiaravalle Centrale – sottolinea – con la delibera di giunta n. 56 del 4 giugno 2026, quella con cui l’amministrazione Donato dà ufficialmente ‘avvio del procedimento’ per l’inserimento della biblioteca e del museo del Convento dei Padri Cappuccini nel circuito bibliotecario e museale regionale. Avvio. Nel giugno del 2026. Di un progetto finanziato con 400 mila euro di fondi regionale a valere su FSC 2014-2020, concluso nel 2024 senza che fosse mai attivato un opiano di gestione”.
Il consigliere comunale Claudio Foti, ex delegato ai Lavori Pubblici e da tempo all’opposizione, non nasconde una certa amara soddisfazione. “Avvio del procedimento, scrivono. Avvio. Mi domando: e tutti questi anni cos’erano? Per mesi ho ripetuto una cosa semplice, quasi banale: il convento è stato ristrutturato, e di questo sono orgoglioso perché la parte tecnica l’ho voluta e seguita fin dal programma del 2016, ma la ristrutturazione era solo il primo passo. Senza il polo culturale, senza il centro documentale, senza i musei davvero fruibili e inseriti nel circuito regionale, quell’opera restava monca. Lo dicevo io. Oggi lo mette nero su bianco la giunta che mi dava del visionario”.
Il riferimento è alla replica con cui, sia nei consigli comunali sia alla fine del novembre scorso, la maggioranza, il sindaco Donato e, in particolare, l’assessore alla Cultura e vicesindaco Pina Rizzo avevano liquidato le critiche di Foti parlando di una “ossessione”, invitandolo a “smettere di abbaiare alla Luna” e bollando le sue parole come una “lotta contro i mulini a vento” e “polveroni”.
“Mi si disse che non conoscevo i luoghi di cui dissertavo – ricorda Foti. – Si scrisse che gli eventi affollavano la sala, che andava tutto a meraviglia, che ero un cattivo seminatore in cerca di meriti altrui. Bene. Se andava tutto così bene, qualcuno mi spieghi perché il 4 giugno 2026 c’è bisogno di una delibera per avviare il procedimento di inserimento nel circuito regionale. Si avvia ciò che non è ancora partito. Non ciò che funziona da anni”.
Il consigliere insiste su un passaggio della stessa delibera che, a suo dire, vale più di mille polemiche.
“Lo dice l’atto, non lo dico io: si corre adesso, a ridosso della scadenza di settembre 2026, per mettere in piedi quello che doveva esserci da tempo. Questa non è la fotografia di un progetto compiuto. È la fotografia di un’opera lasciata a metà, che oggi si tenta di completare in fretta e furia”.
Foti rivendica la coerenza della propria posizione e respinge la ricostruzione che lo voleva interessato a intestarsi il finanziamento.
“Non ho mai gridato ai quattro venti nulla. Ho fatto il mio mestiere di amministratore prima e di consigliere poi: controllare, segnalare, pretendere che a un’opera pubblica corrispondano risultati pubblici. Il finanziamento è un merito di chi l’ha ottenuto, e va benissimo. Ma un finanziamento si giustifica con ciò che produce sul territorio: i seminari, i corsi, gli eventi, il centro di ricerca sulle fonti antiche e sull’arte sacra. Tutte cose scritte nella scheda progetto e nel piano di gestione. Tutte cose che, alla prova dei fatti, non sono ancora arrivate affatto”.
E qui il consigliere affonda sul metodo.
“Il punto non è nemmeno il convento. Il punto è il metodo. Per anni ho rotto con questa maggioranza proprio su questo: l’approssimazione, la gestione alla carlona, la pessima abitudine di rispondere alle obiezioni con chiacchiere invece che con gli atti. Mi hanno deriso. Oggi sono costretti a fare esattamente quello che chiedevo. Non chiedo scuse, non mi interessano. Mi interessa che a Chiaravalle si capisca come funziona: chi solleva un problema reale non è un disturbatore, è uno che ha letto le carte. E le carte, prima o poi, parlano”.
“La verità è una sola, ed è scritta negli atti che oggi la giunta è costretta a deliberare” conclude Foti. L’epilogo, per il consigliere, ha il sapore di una rivincita istituzionale più che personale: “Il convento è un bene della comunità che la comunità ha il dovere di valorizzare. Oggi quella delibera di ‘avvio’ è la prova provata che, quando segnalavo i ritardi, non farneticavo affatto. Mi auguro solo che stavolta all’avvio segua un arrivo. Perché gli annunci di Donato, Rizzo e compagni li abbiamo già visti tutti”.
“Questo atto, peraltro, – è la dura chiosa finale di Claudio Foti – è soltanto il primo, perché ancora non vi è traccia del Piano di Gestione, quale obbligo previsto dalla scheda progetto ammessa a finanziamento”.