La Procura di Catanzaro: “Impianto installato senza requisiti di sicurezza”
di REDAZIONE
– SOVERATO (CZ) – 22 MAGGIO 2026 – Un palo della luce spostato senza autorizzazioni, un impianto elettrico ritenuto non conforme e una catena di omissioni che, secondo la Procura di Catanzaro, avrebbe portato al grave incidente del 20 agosto 2024 a Soverato, quando un ragazzo di 18 anni rimase folgorato dopo aver toccato un lampione tra via San Giovanni Bosco e piazza Casalinuovo. Per sei persone — tra dirigenti tecnici di un’impresa appaltatrice e un responsabile dell’ufficio tecnico comunale — è stata chiesta ora la citazione a giudizio.
Le accuse dopo l’incidente del 20 agosto 2024
Secondo l’impianto accusatorio formulato dalla Procura, i sei indagati avrebbero avuto un ruolo nelle presunte omissioni relative ai lavori sull’impianto di illuminazione pubblica, finite sotto la lente degli investigatori dopo il ferimento del giovane. Per gli inquirenti, le condotte contestate avrebbero provocato al ragazzo “lesioni gravissime”, descritte negli atti come una “malattia probabilmente insanabile”, con conseguente pericolo di vita.
Al centro dell’inchiesta c’è lo spostamento di un lampione collocato all’angolo tra via San Giovanni Bosco e piazza Casalinuovo. In base alla ricostruzione della Procura di Catanzaro, il palo sarebbe stato trasferito nell’ambito dell’appalto per la gestione della rete di illuminazione pubblica del Comune di Soverato, ma “in assenza dei relativi titoli autorizzativi” e senza il rispetto delle prescrizioni tecniche previste dalla normativa.
Gli inquirenti contestano in particolare l’assenza della guaina protettiva nella parte terminale dei conduttori elettrici e la presenza di un taglio sul conduttore di fase, condizioni che avrebbero determinato un potenziale elettrico di 230 volt sulla struttura metallica del palo.
I rilievi tecnici sull’impianto elettrico
Nella richiesta di rinvio a giudizio vengono contestate anche presunte irregolarità nel quadro elettrico collegato all’impianto. Secondo l’accusa, due tecnici avrebbero installato un sistema privo di interruttore magnetotermico generale, dispositivo considerato essenziale per interrompere automaticamente l’alimentazione in caso di guasto.
Sempre secondo la Procura, la soglia di intervento prevista dall’impianto sarebbe stata inidonea a garantire un’efficace protezione contro i contatti indiretti. Ai responsabili dell’impresa vengono inoltre contestate le mancate verifiche periodiche sugli impianti elettrici, controlli che — secondo quanto riportato negli atti — avrebbero dovuto essere eseguiti ogni quattro anni per accertarne la piena efficienza.
Le contestazioni al dirigente comunale
Tra gli indagati figura anche un responsabile tecnico del Comune di Soverato. Oltre all’ipotesi di lesioni colpose, nei suoi confronti vengono contestati i reati di violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di beni sequestrati, oltre a frode in processo penale e depistaggio.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il funzionario avrebbe omesso di vigilare sui lavori e sullo spostamento del lampione, avvenuto — secondo gli atti — intorno al 6 aprile 2024. Gli investigatori sostengono inoltre che il dirigente avrebbe successivamente “avallato” l’intervento attraverso un verbale istruttorio del 18 luglio, attestando la regolarità di un’opera che, per la Procura, risultava già eseguita senza autorizzazioni e senza certificazioni di conformità tecnica.
Un ulteriore filone riguarda la gestione di un armadio elettrico sottoposto a sequestro. L’accusa sostiene che il dirigente, nella qualità di custode giudiziario, avrebbe omesso i controlli necessari, agevolando così la sottrazione di due linee elettriche presenti all’interno dell’impianto.
Infine, gli inquirenti contestano al funzionario anche dichiarazioni ritenute non veritiere rese alla polizia giudiziaria nel corso delle indagini. Secondo la Procura, avrebbe infatti omesso di riferire circostanze rilevanti sul precedente spostamento del lampione e minimizzato il proprio ruolo all’interno dell’amministrazione comunale, pur avendo già ricevuto incarichi ad interim relativi ai settori manutenzione e patrimonio.
L’udienza preliminare fissata per luglio
La decisione passerà ora al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Piero Agosteo, che ha fissato l’udienza preliminare per l’8 luglio. In quella sede saranno valutate le richieste formulate dalla Procura e le posizioni difensive degli indagati, assistiti dagli avvocati Vincenzo Ioppoli, Angela La Gamma, Gianni Russano e Brunella Candreva.
Sarà il gup a stabilire se disporre il rinvio a giudizio oppure archiviare, in tutto o in parte, le contestazioni formulate dalla Procura di Catanzaro.