Ultimo intervento pubblico per il procuratore capo, lascia per trasferirsi a Potenza. Un bilancio tra risultati, criticità e un appello netto alla società civile: continuare la lotta alla criminalità senza arretrare
di REDAZIONE
– VIBO VALENTIA – 13 APRILE 2026 – Un lungo applauso, carico di riconoscenza ma anche di aspettative, ha accompagnato l’ultimo intervento ufficiale del procuratore Camillo Falvo a Vibo Valentia. La cerimonia, ospitata nel vecchio palazzo di giustizia, ha riunito magistrati, avvocati, forze dell’ordine e rappresentanti istituzionali: un fronte compatto che negli anni ha condiviso un percorso complesso in un territorio ad alta pressione criminale.
Falvo lascia per assumere un nuovo incarico alla Procura di Potenza, con competenze anche nella Direzione distrettuale antimafia. Un passaggio che segna la fine di una fase delicata per Vibo, ma anche l’inizio di una nuova sfida.
“Una polveriera”: il ricordo dell’arrivo
Nel suo intervento, Falvo ha ripercorso l’inizio della sua esperienza, quando nel 2014 il territorio gli veniva descritto come una “realtà difficile” e una vera e propria “polveriera”.
Da lì, un lavoro lungo e stratificato che, secondo il magistrato, ha contribuito a modificare profondamente il contesto locale. Un cambiamento non solo giudiziario, ma anche culturale.
Il monito: “Non arretrate mai”
Il passaggio più netto del suo discorso è stato rivolto direttamente ai cittadini:“Non arretrate mai, non abbassate mai la testa”. Un invito a non disperdere i risultati ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata, ma soprattutto a continuare a pretendere legalità e presenza concreta dello Stato.
Il lavoro di squadra dietro i risultati
Falvo ha insistito sul valore della collaborazione istituzionale, definendola decisiva. Magistratura, forze dell’ordine e società civile hanno rappresentato, nelle sue parole, un sistema integrato capace di incidere davvero.
Tra i passaggi chiave del suo bilancio: il contributo della Polizia giudiziaria; il supporto della task force ambientale; l’efficienza del personale amministrativo, giudicato “eccellente” anche a livello ministeriale.
Il rapporto con avvocati e sostituti
Un pensiero particolare è stato dedicato all’avvocatura vibonese, con cui Falvo ha sottolineato un rapporto “leale e rispettoso”.
Ancora più personale il riferimento ai sostituti procuratori: “Fratelli e sorelle più piccoli”, protagonisti di un percorso condiviso fatto di pressione investigativa e crescita professionale.
Le criticità strutturali del sistema
Non è mancato uno sguardo critico sulle difficoltà degli uffici giudiziari nei territori più complessi. Falvo ha evidenziato come spesso siano magistrati giovani a gestire procedimenti ad altissima intensità: “Hanno portato avanti impegni più grandi di loro con competenza e abnegazione”.
Un riconoscimento che suona anche come denuncia implicita delle carenze strutturali del sistema.
Un’eredità aperta
L’uscita di scena di Falvo lascia un’eredità impegnativa: risultati concreti ma fragili, che richiedono continuità e responsabilità collettiva. Il suo appello finale resta sospeso tra monito e consegna: la battaglia per la legalità non è conclusa.