Il sodalizio nato proprio all’indomani della tragedia parla di “inchino politico e morale al potere centrale, un tradimento istituzionale nei confronti delle 94 vittime”
di REDAZIONE
PRESERRE (CZ) – 14 MAGGIO 2025 – Non tarda ad arrivare il “muso storto” dell’associazione “Rete 26 febbraio” all’indomani della decisione della Regione Calabria di ritirare la costituzione di parte civile nel processo a sei militari, quattro della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, per i ritardi nei soccorsi alla barca carica di migranti il cui naufragio, il 26 febbraio, ha causato 94 morti a Steccato di Cutro.
Decisione in apparenza coraggiosa
“Rete 26 febbraio”, nata proprio all’indomani della tragedia, evidenzia: “Quello che è accaduto alla Regione Calabria è molto più di una gaffe amministrativa: è un’ammissione sconcertante di impreparazione, un inchino politico e morale al potere centrale, un tradimento istituzionale nei confronti delle 94 vittime. Dapprima la decisione, in apparenza coraggiosa, di costituirsi parte civile. Poi, lunedì sera, dopo aver presentato la costituzione, il clamoroso passo indietro: ‘Non sapevamo che gli imputati fossero sei militari italiani’. Un’ammissione di ignoranza che, se non fosse tragica, sarebbe grottesca”.
Presi per le orecchie
“Rete 26 febbraio” dice ancora: “Così, invece di ammettere di essere stati presi per le orecchie da qualche ministro o sottosegretario, la Regione Calabria, dopo aver pagato l’avvocato con soldi pubblici per preparare l’istanza e depositarla, preferisce la figuraccia: passare per ignorante e maldestra, oltre che giuridicamente incompetente. La costituzione di parte civile nel processo per i presunti mancati soccorsi poteva essere un atto politico forte. Forte perché, per una volta, si aveva la possibilità di mettersi dalla parte dei più deboli, delle vittime e di chi non ha voce, per cercare la verità su quanto accaduto. Invece, non siamo di fronte solo a un dietrofront: siamo davanti a un’umiliazione della legalità, della coerenza, della dignità istituzionale. Un atto di sudditanza politica che getta una luce sinistra sulle scelte del centrodestra in Calabria: forte con i deboli e pavido con i potenti. La Regione Calabria ha mostrato il volto peggiore delle istituzioni: quello ipocrita, opaco, pavido. Anche i Comuni di Crotone e di Cutro hanno evitato di costituirsi parte civile per una vicenda che ha toccato da vicino le due comunità. In questo processo, le istituzioni avevano l’occasione di mettersi dalla parte delle vittime, di chi ha sofferto e di chi porterà i segni per tutta la vita”.
Il principio di giustizia e verità
Rete 26 febbraio conclude: “A distanza di oltre due anni dalla strage di Cutro, chi rappresenta il popolo calabrese avrebbe potuto affermare un principio di giustizia e verità. Ha scelto invece di piegarsi al volere politico del governo nazionale. Un altro schiaffo alle vittime, alle loro famiglie, alla Calabria che non dimentica”.