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DENISE COSCO, IL DOLORE DI ENZA RANDO: «LA MAFIA UCCIDE ANCHE CHI SOPRAVVIVE»


L’ex legale di parte civile di Lea Garofalo ricorda la figlia: “I figli delle vittime di mafia sono doppiamente vittime”. L’iniziativa dell’Amministrazione comunale di Petilia Policastro

Fonte: ANSA.IT CALABRIA  

– PRESERRE (CZ) –  11 SETTEMBRE 2026 – «La tragica scomparsa di Denise Cosco, morta a soli 35 anni come sua madre Lea Garofalo, è una ferita profonda per tutto il Paese e ci impone una riflessione drammatica e senza ipocrisie: la mafia uccide, e lo fa in molti modi.

Uccide chi si oppone al suo potere, ma continua a uccidere nel tempo anche chi sopravvive, generando veri e propri mostri dentro le vite e le anime di chi resta». Lo scrive sulla sua pagina social la senatrice Enza Rando che per anni è stata l’avvocato di parte civile di Denise Cosco al processo per l’omicidio della mamma Lea Garofalo.

«Con Denise – ricorda Rando – ho conosciuto il coraggio straordinario di una giovane donna, una forza immensa che ha lottato fino in fondo. Tuttavia ha portato sulle spalle un peso inumano: il dolore della perdita, il vuoto di domande che non troveranno mai risposta e i mostri interiori con cui chi resta è costretto a convivere ogni giorno. I figli delle vittime di mafia sono doppiamente vittime: spogliati dei loro affetti, strappati alle proprie radici e costretti a ricostruirsi un’esistenza sotto un’altra identità, lontani dai propri luoghi e dentro vite che non si sono scelti».

Rando conclude con un appello: «Lo Stato per Denise c’è stato e le è stato vicino, ma questa tragedia ci ricorda che non dobbiamo mai abbassare la guardia: serve un sostegno umano, psicologico e sociale sempre più costante, continuo e profondo per accompagnare chi vive questo dramma. Dobbiamo farlo per Denise e per Lea, per portare avanti la memoria del loro impegno. La mafia non deve vincere, non permetteremo alla mafia di avere l’ultima parola».

Il dolore a Petilia

Intanto con l’immagine di Lea e Denise insieme sulle scale di una strada di Petilia Policastro, il sindaco e l’amministrazione comunale del centro crotonese ricordano due donne simbolo della ribellione alla cultura mafiosa.

Donne di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro, che hanno pagato la loro ribellione con la vita. Lea Garofalo, che scelse di diventare testimone di giustizia contro la cosca di cui faceva parte l’ex compagno Carlo Cosco, venne uccisa nel 2009 proprio da Cosco. Denise, al processo, si costituì parte civile e testimoniò contro il padre.

Sulla pagina social del Comune il sindaco di Petilia Policastro, Simone Saporito, e l’amministrazione «esprimono profondo sgomento e dolore per la tragica scomparsa di Denise, una giovane vita spezzata, segnata da una storia familiare durissima, che richiama alla memoria una delle pagine più dolorose e drammatiche della lotta alla criminalità organizzata.

Davanti alla morte di Denise, il Comune di Petilia Policastro si stringe con rispetto e commozione attorno a quanti le hanno voluto bene ed a tutti coloro che, in questi anni, hanno custodito e portato avanti il ricordo di Lea Garofalo e il valore della sua testimonianza».

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