Il procuratore Curcio: “Restituiamo dignità al dolore dei genitori”. Tra i fermati presunti basisti e un killer dell’agguato del 2012 nelle Serre vibonesi
di REDAZIONE
Foto: ANSA.IT CALABRIA
– CATANZARO – 15 APRILE 2026 – Cielo grigio su Catanzaro, ma “una gran bella giornata” per la giustizia. Con queste parole il procuratore Salvatore Curcio ha annunciato gli sviluppi dell’indagine sull’omicidio di Filippo Ceravolo, il 19enne ucciso la sera del 25 ottobre 2012 in un agguato mafioso nelle Serre vibonesi. Un delitto che, secondo gli inquirenti, colpì un ragazzo del tutto estraneo a contesti criminali.
L’operazione, illustrata nel corso di una conferenza stampa, ha portato all’arresto di 15 persone. Tra queste figurano Nicola Ciconte, Bruno Lazzaro e Giovanni Alessandro Nesci, ritenuti rispettivamente i due basisti e uno degli esecutori materiali dell’agguato. Gli investigatori ricostruiscono così una dinamica ormai consolidata: Ceravolo si trovava in auto insieme al vero obiettivo del commando, Domenico Tassone, considerato vicino alla cosca Emanuele, in conflitto con il clan rivale dei Loielo per il controllo del territorio.
Al momento dell’attacco, Tassone – che era alla guida – riuscì a fuggire lanciandosi fuori dall’auto. Filippo Ceravolo, invece, venne raggiunto da colpi mortali al collo e al volto. Per i presunti mandanti, indagati a piede libero, il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato al momento gravi indizi di colpevolezza.
“Abbiamo contribuito a restituire dignità al dolore di due genitori”, ha sottolineato Curcio, ricordando come la perdita di un figlio rappresenti “una delle tragedie più devastanti che un essere umano possa affrontare”, resa ancora più insopportabile da tredici anni di attesa senza risposte.
Il magistrato ha poi richiamato l’attenzione su tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata, citando in particolare il caso del piccolo Dodò, ucciso a 11 anni a Crotone durante un agguato mafioso. Curcio ha inoltre rivelato di aver incontrato nei mesi scorsi Martino Ceravolo, padre della vittima: “Gli ho chiesto di avere fiducia nella giustizia. Nessuno viene dimenticato. Stiamo riaprendo anche fascicoli molto datati”.
Un segnale che va oltre il singolo caso e punta a riaffermare un principio: il tempo non cancella la ricerca della verità.